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007 – Tutti i registi che si sono succeduti nella saga di James Bond

007 – Tutti i registi che si sono succeduti nella saga di James Bond

Di Lorenzo Pedrazzi

Il concetto di “autorialità” è tuttora oggetto di dibattito nell’ambiente cinematografico, ma in linea generale è lecito dire che un regista possa definirsi “autore” qualora metta in luce determinati tratti distintivi del suo stile e/o della sua poetica, facendoli riverberare lungo tutto l’arco della sua filmografia. Gli studios tendono a diffidare degli autori quando vogliono confezionare una grande produzione, poiché i blockbuster di puro intrattenimento devono ottenere un immediato riscontro economico, soddisfacendo i palati degli spettatori con un ben noto amalgama di spettacolo, azione e divertimento, senza digressioni “autoriali”. Certo, anche l’entertainment può essere d’autore (e comunque i confini sono più labili di quanto sembrino), ma gli studios non sono interessati a queste sottigliezze, e spesso preferiscono affidare i loro blockbuster a solidi mestieranti che possiedono ottime capacità tecniche, senza però rendersi particolarmente riconoscibili.

La saga di 007 è esemplare, in tal senso. La sua storia è composta perlopiù da bravi mestieranti che hanno saputo imporre il personaggio di James Bond nell’immaginario collettivo, ma talvolta – soprattutto negli ultimi vent’anni – la produzione ha deciso di affidarsi a cineasti con una personalità più forte, in particolare quando l’agente segreto più famoso del mondo aveva bisogno di un rilancio. Scopriamo insieme tutti gli undici registi del franchise ufficiale, uno per uno…

TERENCE YOUNG

terenceyoung

Nato a Shangai nel 1915, Terence Young prestò servizio nell’esercito britannico come paracadutista durante la Seconda Guerra Mondiale, e in seguito intraprese la carriera di sceneggiatore. Passò alla regia e diresse varie pellicole per il produttore Albert R. Broccoli, che quindi gli affidò Licenza di uccidere (1962), il primo film di 007. Tornò a dirigere James Bond anche per Dalla Russia con amore (1963) e Thunderball (1965). Combinando crudo realismo, sfumature fantastiche e brutali scene d’azione, Young ha creato il prototipo dello 007 cinematografico, quello che tutti conoscono. Fornì inoltre a Sean Connery molti consigli di stile, aiutandolo a plasmare il personaggio.

GUY HAMILTON

guyhamilton

Nato a Parigi nel 1922, Guy Hamilton entrò nel mondo del cinema come assistente del regista Julien Duvivier, poi si arruolò nella Royal Navy durante la Seconda Guerra Mondiale. In seguito lavorò come assistente anche per Carol Reed, che gli procurò il suo primo incarico da regista. Debuttò nella saga di 007 con quello che, sotto molti aspetti, è il film più iconico di Bond: il celeberrimo Goldfinger (1964). Diresse anche Una cascata di diamanti (1971), Vivi e lascia morire (1973) e L’uomo dalla pistola d’oro (1974), gestendo il passaggio da Sean Connery a Roger Moore. Rispetto al suo predecessore, Hamilton introdusse maggiori elementi di mistero ed escapismo nelle avventure di 007, valorizzandone anche il lato umoristico; inoltre, con lui nacque il cliché in cui antagonista di turno, sopravvissuto allo scontro finale, tenta di uccidere Bond un’ultima volta, proprio quando l’agente pensa di aver chiuso la questione.

LEWIS GILBERT

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Nato a Londra nel 1920, Lewis Gilbert è noto per aver diretto Alfie, commedia drammatica con Michael Caine che vinse il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes, e fu candidata a cinque premi Oscar. La filmografia di Gilbert verte decisamente sul dramma e sul “realismo”, eppure il regista inglese ha diretto alcuni tra i film di James Bond più epici ed esotici in assoluto, spostandosi dalle profondità marine di La spia che mi amava (1977) alle vicende spaziali di Si vive solo due volte (1967) e Moonraker (1979). I suoi 007 puntano molto sulla fantasia e sullo spettacolo visivo.

PETER R. HUNT

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Nato a Londra nel 1925, Peter R. Hunt è noto per il suo lavoro di montatore su alcuni film di 007, ma ha avuto l’opportunità di passare alla regia con Al servizio segreto di Sua Maestà (1969), uno dei capitoli più anomali – ma anche interessanti – del franchise. Si tratta dell’unica avventura di Bond con George Lazenby come protagonista, e rappresenta un ritorno alle origini del personaggio: esclusi gli elementi fantastici (007 non usa alcun gadget), il film punta di più sul “realismo” e sulla fisicità del protagonista, oltre che sul versante emotivo. Bond s’innamora, si sposa e infine soffre per la perdita della sua amata, seguendo un processo di umanizzazione che anticipa di quasi quarant’anni la “rilettura” operata da Daniel Craig.

JOHN GLEN

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Nato a Sunbury-on-Thames nel 1932, John Glen cominciò a lavorare nel mondo del cinema come montatore e regista della seconda unità (anche per vari film di 007), poi Albert Broccoli gli propose la regia di Solo per i tuoi occhi (1981), facendone il solo e unico traghettatore di Bond nel corso degli anni Ottanta. Glen decise di adottare toni più seriosi rispetto al passato, ma una certa ironia rimase almeno fino al termine del ciclo con Roger Moore, di cui fanno parte anche Octopussy (1983) e Bersaglio mobile (1985). A partire da Zona pericolo (1987), con l’arrivo di Timothy Dalton, Bond tornò alle sue radici letterarie e recuperò molti elementi della caratterizzazione di Ian Fleming, abbandonando le digressioni fantastiche in luogo di un maggiore “realismo”, oltre che di una cupezza ben lontana dalle avventure con Moore. L’esperienza bondiana di John Glen si esaurì con Vendetta privata (1989), che lo impose come il regista più prolifico della saga (cinque film consecutivi).

MARTIN CAMPBELL

Edge of Darkness

Nato a Hastings (Nuova Zelanda) nel 1943, Martin Campbell fu incaricato per ben due volte di rilanciare 007, in entrambi i casi con grande successo. Dopo gli apprezzamenti per Fuga da Absolom, ottenne la regia di Goldeneye (1995), primo film con Pierce Brosnan nel ruolo principale: un’avventura che unisce sapientemente la tradizione della saga (i gadget, il fascino di Bond, l’ironia) alle influenze della contemporaneità (è il primo 007 post-Unione Sovietica). Contrariamente ai passati registi di questo franchise, Campbell ha diretto anche altri grandi blockbuster (La maschera di Zorro, La leggenda di Zorro, Lanterna Verde), ed è tornato per rinnovare 007 in Casinò Royale (2006), vero e proprio reboot della saga: il nuovo Bond – interpretato da Daniel Craig – è duro, asciutto e talvolta brutale, privo di eccessi ironici e tecnologici (niente gadget fantascientifici), nonché lontanissimo dai consueti cliché delle sue avventure precedenti. Il primo vero 007 del 21° secolo, con scene d’azione molto spettacolari e distruttive.

ROGER SPOTTISWOODE

rogerspottiswoode

Nato a Ottawa nel 1945, Roger Spottiswoode cominciò negli anni Settanta come montatore di Sam Peckinpah (Cane di paglia, Pat Garrett e Billy the Kid), poi passò alla regia negli anni Ottanta e si specializzò in commedie d’azione (Turner e il casinaro, Air America, Fermati o mamma spara). Ha diretto un unico film di James Bond, ovvero Il domani non muore mai (1997), seconda avventura di Pierce Brosnan, che risente ancora una volte delle influenze della contemporaneità: il nemico è infatti un guru dei media, e il suo obiettivo è guadagnare audience attraverso una guerra tra Cina e Inghilterra.

MICHAEL APTED

Investitures At Buckingham Palace

Nato a Aylesbury nel 1941, Michael Apted ha un curriculum piuttosto insolito per la saga di 007, poiché ha diretto molti film drammatici con protagoniste femminili (Gorilla nella nebbia, Nell), oltre a svariati documentari. Questo retroterra non è percepibile ne Il mondo non basta (1999), caratterizzato dai soliti tòpoi bondiani e da un aumento dell’ironia farsesca, soprattutto nelle battutine e nei doppi sensi di 007. Celebre la frase che rivolge alla bella Christmas Jones, nell’epilogo del film, mentre sono a letto insieme: «I thought Christmas only came once a year».

LEE TAMAHORI

leetamahori

Nato a Wellington nel 1950, Lee Tamahori mosse i primi passi in televisione e nella pubblicità, per poi esordire alla regia di un lungometraggio con l’acclamato Once Were Warriors. Si trasferì a Hollywood e diventò un mestierante del cinema thriller o d’azione (Scomodi omicidi, Nella morsa del ragno), poi ottenne la regia del quarto e ultimo 007 con Pierce Brosnan, ovvero La morte può attendere (2002). L’approccio di Lee Tamahori ai blockbuster cinematografici si riflette anche nel suo Bond: grande quantità di CGI, parossismo “da videogioco”, gadget sempre più improbabili e smaccatamente fantascientifici (come la Aston Martin con la mimetica ottica). È forse lo 007 che più si avvicina alla “MTV Generation”, ma al contempo è anche il più citazionista: ricorreva il 40° anniversario del franchise, quindi gli easter egg si sprecano.

MARC FORSTER

marcforster

Nato a Illertissen nel 1969, Marc Forster è un altro regista con un curriculum insolito per la saga di 007, soprattutto se consideriamo il successo di Monster’s Ball e Neverland, due film tenuti in gran considerazione dall’Academy. Fu incaricato di dirigere Quantum of Solace (2008), vero e proprio seguito di Casinò Royale: pur ricalcando le tracce del prequel in fatto di serietà e “realismo”, il film aumenta le dosi d’azione, confezionandole con un ritmo più sincopato.

SAM MENDES

sammendes

Nato a Reading nel 1965, Sam Mendes è il primo vero “autore” che abbia messo mano alla saga di 007, acclamato per l’eleganza dei suoi film drammatici: da American Beauty a Revolutionary Road, passando per Era mio padre e Jarhead (senza dimenticare la deliziosa commedia American Life). Con Skyfall (2012), Mendes reintroduce alcuni elementi “classici” come Q e Moneypenny, ma al contempo approfondisce la psicologia di James Bond, gravandolo di una stanchezza inedita per il personaggio, e concentrandosi inoltre sul suo passato. Lo sguardo del regista è riconoscibile dalla finezza della messa in scena, che si avvale del grande direttore della fotografia Roger Deakins e costruisce sequenze di notevole qualità formale, citando addirittura il finale de La signora di Shangai. Skyfall ottiene un enorme successo planetario, e celebra il 50° anniversario della saga con molti riferimenti al retaggio di Bond. L’imminente SPECTRE promette di continuare sulla medesima scia, evocando altri fantasmi dal passato di 007.

Nel cast di SPECTRE troveremo Daniel Craig (007, James Bond), Léa Seydoux (Madeleine Swann), Dave Bautista (Mr. Hinx), Ralph Fiennes(M), Naomie Harris (Miss Moneypenny), Ben Whishaw (Q), Christoph Waltz (Oberhauser), Monica Bellucci (Lucia Sciarra), Rory Kinnear(Tanner), Andrew Scott (Denbigh). Le riprese si terranno a Mexico City, Roma, Tangieri & Erfoud, Marocco, Sölden, Obertilliach e Lake Altausee. Il film uscirà nei nostri cinema a novembre 2015. QUI trovate la pagina facebook italiana del film.

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