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Sorprese, rivelazioni e conferme a #Venezia72

Sorprese, rivelazioni e conferme a #Venezia72

Di Lorenzo Pedrazzi

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Quando Alfonso Cuarón ha annunciato il vincitore della 72ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in sala stampa è calato il gelo. Dopo il Gran Premio della Giuria ad Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson, tutti si aspettavano che il Leone d’Oro fosse destinato a Behemot del cinese Zhao Liang, ma i giurati hanno ribaltato le attese, assegnando il massimo riconoscimento a Desde allá dell’esordiente venezuelano Lorenzo Vigas.

In un concorso dove non mancavano i grandi maestri (Sokurov, Bellocchio, Skolimowski, Gitai), la Giuria di Cuarón ha scelto di privilegiare un’opera prima, evento molto raro quando si tratta di assegnare il premio più importante in uno dei massimi festival cinematografici del mondo. È chiaro l’intento di supportare le nuove generazioni, anche se Desde allá si colloca nella tradizione del cinema sociale e psicologico di qualità, senza puntare ad alcun genere di rinnovamento. Lorenzo Vigas, con l’occhio a Pasolini e Larraín, costruisce una sorta di noir mentale dove l’intreccio di morbosità e passione sfocia in uno stravolgimento delle parti: il rapporto ambiguo tra un uomo di mezza età e un adolescente disagiato ribalta i ruoli prestabiliti, trasformando il soggetto desiderante (l’uomo) nell’oggetto desiderato, e viceversa. Ne deriva un film che ambisce a escludere ogni didascalismo, risultando un po’ criptico e affrettato nelle sue svolte narrative, ma non privo di un magnetismo scomodo e inquietante, soprattutto perché evita le scappatoie dell’empatia.

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Detto questo, gli altri premi dimostrano maggior coraggio, nonché una volontà di espandere il perimetro consueto del cinema “da festival”. Anomalisa ottiene il secondo riconoscimento più importante della Mostra, e non è poco per un film d’animazione: Venezia, in tal senso, segue la scia di Berlino e Cannes, che premiarono rispettivamente La città incantata e Persepolis con l’Orso d’Oro e il Premio della Giuria. Per Charlie Kaufman si tratta di un grande ritorno dopo sette anni di silenzio cinematografico, e lo stop-motion si rivela una soluzione ideale per continuare il suo discorso sull’identità, sull’amore e sulla disumanizzazione dei personaggi (nella recensione troverete maggiori approfondimenti). Fa piacere, inoltre, che il Premio Speciale della Giuria sia stato assegnato ad Abluka del turco Ermin Alper, thriller allucinato e onirico che si muove fra le pareti dell’incubo, con suggestioni da David Lynch e Roman Polanski: pur gravato da qualche incertezza strutturale (la gestione del montaggio alternato è discutibile, e rende il racconto troppo prolisso), Abluka unisce le riflessioni politico-sociali di un’opera tipicamente festivaliera e la suspense di un mistery psicologico, senza mai smarrire il suo fascino oscuro.

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D’altra parte, anche il riconoscimento alla sceneggiatura di una commedia come L’hermine conferma il desiderio di aprirsi a un cinema più “popolare”, e lo stesso discorso vale per il Leone d’Argento per la Miglior Regia al Pablo Trapero di El Clan, forse la pellicola del concorso più vicina alle logiche “di genere”. Certo, dispiace un po’ che Beasts of No Nation di Cary Fukunaga abbia ottenuto “solo” il Premio Mastroianni per la performance del bravissimo Abraham Attah, vittoria scontata sin dal primo giorno della Mostra (ulteriori dettagli sul film nella recensione).

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La Sezione Orizzonti ha invece svelato il talento di Brady Corbet con The Childhood of a Leader, vincitore sia del Leone del Futuro sia del Premio per la Miglior Regia. Free in Deed di Jake Mahaffy ha invece vinto il Premio per il Miglior Film, arrivato anche questo un po’ a sorpresa. Si tratta di un’opera ispirata a un vero caso di esorcismo che terminò con la morte della giovanissima vittima, in cui Mahaffy adotta un approccio documentaristico e antropologico per denudare la misera realtà delle storefront church, frequentate da fanatici religiosi ed emarginati sociali. Non c’è alcun giudizio sulla tragedia, il regista si limita a mostrare i fatti per lasciare che sia il pubblico a costruirsi un’opinione, anche se la gravità dell’incidente non ammette molti dubbi.

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Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale della 72ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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