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Metal Gear Solid V Phantom Pain: La Recensione

Di Fabrizio Tropeano

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Hideo Kojima, ideatore della serie Metal Gear odia i recensori di videogiochi. Dopo aver completato Metal Gear Solid 5 Phantom Pain questo pensiero occupa la mia mente. Vi state chiedendo il perchè? Perchè un titolo come MGS 5 PP è un titolo così ricco di sfaccettature, di pregi ma anche di difetti che risulta essere difficile scriverne una recensione capace di essere esaustiva, ancora di più arrivare ad un voto finale che riassuma un prodotto sicuramente monumentale ma anche di difficile lettura sotto alcuni aspetti.

Partiamo dalle cose “semplici” (si fa per dire) quindi ovvero l’aspetto tecnico. Il Fox Engine (quanto meno nella versione Playstation 4 da noi testata) nell’insieme è straordinario ma con alcuni alti e bassi: per certi versi infatti è all’apice di quanto mai visto nel mondo dei videogiochi (texture dei personaggi, motion capture, alcuni effetti luce ed un bel frame rate granitico a 60 fps) mentre per altri (dettagli delle ambientazioni e numero di poligoni su schermo) non è così performante e si evidenzia in questi ambiti la sua natura cross-generale (il titolo infatti è disponibile anche per PS3 ed Xbox 360 oltre che per Xbox One e PC).

Metal Gear Solid 5 Phantom Pain, sin dal meraviglioso prologo conferma le eccezionali capacità registiche cinematografiche di Kojima nel mondo dei videogiochi: in questo ambito NESSUNO come lui sa gestire in maniera autoriale le cut-scene e la relativa meravigliosa colonna sonora, regalandoci autentici brividi per quello che riesce a fare con la macchina da presa (se pur virtuale). Per finire l’analisi dell’audio, i dialoghi (rimasti in inglese con sottotitoli in italiano) sono straordinari, pensate che il protagonista Big Boss ha la voce di Kiefer Sutherland.

Fin qui tutto facile ma già parlare della trama diventa complicato, letteralmente impossibile riassumere in poche righe la trama della serie, che si è clamorosamente sviluppata dal secondo capitolo della saga. Quello che possiamo dire è che si tratta di un’ottima commistione fra spy movies, fantascienza distopica, elementi chiaramente politici (a vicende di fantasia vengono mescolati a quelli autentici con forti connotazioni anche ideologiche) ed anche un bel pò di “sentimentalismo” che non fa mai male.

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Banalmente possiamo dire che Phantom Pain vede il protagonista Big Boss svegliarsi nel 1984 da un coma dopo ben 9 anni seguenti le vicende ambientate nel 1975 vissute nell’antipasto uscito nel marzo del 2014, Ground Zeroes. Neppure il tempo di riprendersi che l’ospedale dove si trova viene attaccato in modo violentissimo da forze speciali sconosciute. Qualcuno però è pronto ad aiutarlo e dopo una spettacolare fuga, finalmente il nostro alter ego (che potremo personalizzare a nostro piacimento grazie ad un escamotage narrativo) potrà tornare libero.

Big Boss arriva quindi sulla Mother Base, una piattaforma navale dove il suo esercito “libero” dai vincoli di qualsiasi nazione, accetta missioni in ogni parte del mondo. Il gruppo che mentre il nostro alter ego era in coma, ha cambiato nome in Diamond Dogs, ha tantissimi nemici e nel corso del nostro girovagare scopriremo sempre di più a riguardo dei nostri cattivissimi rivali che si erano intravisti in Ground Zeroes.

Eccoci dunque a parlare della monumentale struttura di Phantom Pain. Inizialmente si poteva pensare ad un gioco open world diviso per missioni come tanti. In realtà la produzione Konami offre molto di più (senza dimenticare che la componente online sarà disponibile soltanto da Ottobre) visto che proprio la Mother Base potrà crescere a dismisura con quanto riusciremo a recuperare nel corso delle nostre infiltrazioni. E non parliamo solo di denaro o metalli preziosi: Big Boss se non ucciderà i soldati avversari (ad esempio narcotizzandoli), potrà spedirli alla base e “convertirli” in propri alleati ed allargare le proprie truppe.

Il nuovo Metal Gear quindi rimane uno stealth (se pur avremo modo di eseguire la missione in completa libertà) ma è anche un pò GTA, un pò Red Dead Redemption (come non pensarci negli spostamenti a cavallo all’interno delle missioni?), un pò Sims ma in parte anche un strategico visto che ad esempio in talune missioni potremo richiedere attacco aereo o supporto dell’elicottero se nel frattempo nel nostro campo base sul mare avremo sviluppato armi offensive per il mezzo che inizialmente utilizzeremo soltanto per gli spostamenti (automatici).

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Abbiamo cercato di darvi un quadro più completo possibile ma veramente ci sono tante cose da fare nel gioco che è difficile essere esaustivi. Pensate che una sidequest all’interno delle missioni che ci darà dei crediti bonus se recupereremo animali selvatici nelle terre martoriate dai conflitti per conto di associazioni ambientaliste soltanto per farvi uno dei tanti esempi. Lo ripetiamo, è lettaralmente monumentale MGSV PP se pensate che solo per concluderlo senza fare le missioni secondarie ci vogliono quaranta ore.

C’è però anche qualche aspetto che ci ha lasciato un pò perplessi come la scelta di Kojima di abbassare in modo esponenziale la presenza di cut-scene nel videogame e relegando grossa parte della trama ai dialoghi che avverranno via radio nel corso delle missioni e ai nastri che raccoglieremo nel corso della missione. Non mancano di certo i colpi di scena (e quello finale cambierà tutta la lettura del gioco ed in parte della serie stessa tanto per capirci… ed in rete non mancano le polemiche e gli scontri tra chi ha gradito e chi no) ma quantitativamente avremmo preferito qualcosa di più proprio per la maestria di Hideo San.

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Del tutto inconcepibile poi per un titolo così ricco di cose da fare riproporre nella modalità principale un “Capitolo 2” rappresentato da alcune delle missioni già completate ad un livello di difficoltà maggiore e da completare per forza in modalità stealth. Scelta incomprensibile sia perchè va contro la filosofia di libertà del resto del gioco e sia perchè potevano essere giocate in una modalità a sè senza appesantire così lo story mode.

Detto quindi anche di cosa non ci è piaciuto di Metal Gear Solid V Phantom Pain, non possiamo che dare un voto “importante” alla produzione di Konami vista la mole veramente impressionante di contenuti di vario genere (sarebbe ancora da parlare delle spalle di Big Boss che lo potranno aiutare all’interno delle missioni ad esempio e di come vedere un cucciolo di cane diventare un esemplare adulto fa scendere giù qualche lacrimuccia) e per la qualità degli stessi, tranne le eccezioni ci cui abbiamo parlato all’interno dei paragrafi.

E’ ancora nebuloso il futuro di Hideo Kojima. Molti pronosticano che questo sarà il suo ultimo titolo realizzato in casa Konami e quindi anche l’ultimo capitolo di Metal Gear da lui realizzato. Se così fosse, lascia in eredità un capolavoro autoriale fatto di grande qualità, estro geniale ed anche un pò di sregolatezza, tutti elementi che i suoi fan conoscono bene da molto tempo.

VOTO: 9.5

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