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Until Dawn: La Recensione per Playstation 4

Di Fabrizio Tropeano

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Eccoci qua a dover scrivere una recensione di un videogame fuori dai canoni perchè Until Dawn non è un videogame convenzionale. Lo potremmo definire l’evoluzione (o semplificazione…) delle classiche avventure grafiche ma forse faremmo un torto sia a questo genere, sia alla produzione esclusiva di Playstation 4.

Ed allora forse è il caso di parlare di film interattivo (o telefilm visto che la struttura di UD è tendenzialmente a puntate come una serie TV) per la produzione di Supermassive Games, in quel percorso che Sony (sicuramente l’azienda che più crede in una commistione organica tra medium cinematografico e videoludico) ha già avviato anni addietro con Heavy Rain, Beyond Due Anime e più recentemente (se pur solo in parte) con The Order 1886.

Perchè è oggettiva la limitata (e voluta) interazione proposta da Until Dawn: una lunga serie di quick time events (alcuni incredibilmente spettacolari), qualche enigma elementare da risolvere e un minimo di esplorazione condita anche da elementi da raccogliere.

E’ il “contorno” però ad averci inchiodato di fronte alla TV fino al momento della conclusione della storia (ed aver vissuto anche molti dei finali multipli proposti). Un paurosissimo horror d’impatto (non vi diamo alcun dettaglio per farvi vivere il titolo senza alcun tipo di anticipazione) con alcuni momenti carichi di tensione emotiva elevatissima e con alcune scelte estetiche degne dei grandi registi del genere con un cast d’eccezione per interpretazioni dei dialoghi e fattezze dei personaggi digitalizzati tramite motion scan. Stiamo parlando infatti di attori e attrici di primo piano come Hayden PanettiereRami MalekElla LentiniBrett DaltonMeaghan MartinNichole Bloom, Jordan Fisher, Galadriel Stineman e Noah Fleiss.

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Un accenno alla trama però è d’obbligo: otto ragazzi, a un anno di distanza dalla tragica scomparsa delle due amiche e sorelle gemelle Hannah e Beth, organizzano un raduno in uno chalet di montagna per ritrovarsi e provare ad esorcizzare il terribile evento. Dopo i primi momenti di leggerezza, malizia (fra ex…) e dissacrante divertimento, strani fenomeni fanno scattare lo stato di all’erta: sinistri rumori in lontananza, un’ombra intravista con la coda dell’occhio, misteriose impronte sulla neve, oggetti fuori posto. Si intuisce che i ragazzi non sono soli e presto diventerà chiaro che una semplice vacanza tra amici sta per trasformarsi in una strenua lotta per la sopravvivenza… fino all’alba appunto.

Until Dawn dimostra che anche e forse soprattutto sulla linea di confine tra videogiochi e cinema si possono trovare forme artistiche ed emozionali in cui l’estetica del cinema e la componente (se pur limitata) interattiva si fondono per una esperienza immersiva e coinvolgente dove le storie dei personaggi coinvolti si intrecciano in un susseguirsi di colpi di scena e momenti intensi e toccanti.

Per arrivare a questi livelli, Until Dawn (produzione europea, ogni tanto un pò di orgoglio continentale ci vuole per una volta…) si manifesta ai nostri sensi con una realizzazione grafica clamorosa (macchiata solo da qualche calo nel frame rate). Non avevamo mai visto personaggi così “umani” in computer grafica di questo livello senza dimenticare di evidenziare la qualità delle animazioni, degli effetti ambientali, degli scenari di gioco molto vari e ricchi di particolari soprattutto “vivi”. La scelta di inquadrature fisse aumenta l’atmosfera horror a dismisura, riportandoci ai primi capitoli videoludici di Resident Evil.

Sony ci ha dato anche libertà di scelta su quale lingua (inglese o italiano) vogliamo ascoltare i dialoghi ed i relativi sottotitoli ma per fortuna il doppiaggio nel nostro idioma è di altissima qualità. Forse il labiale a volte non è in perfetto sincrono ma è da ascrivere come peccato veniale. Non possiamo poi non esaltare la colonna sonora straordinaria: il tema principale è straordinariamente evocativo ed anche le composizioni più di accompagnamento sono di pari valore a quelle di un film di genere.

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Lunico aspetto criticabile di Until Dawn è nella longevità ma per ragioni non convenzionali. Il gioco si completa con 7-8 ore di tempo passato davanti alla TV. Non sono tantissime ma con la possibilità di scoprire i tanti finali multipli dati dall’effetto farfalla (in poche parole significa che una decisione presa ad inizio gioco può avere un effetto sulla storia anche fino all’ultimo) potenzialmente avrebbe potuto aumentarne notevolmente la permanenza all’interno della PS4.

Il condizionale è dovuto al fatto che non è stato immaginato un sistema snello che ad esempio poteva riportarci ad ogni scelta compiuta e rifarla senza dover rigiocare o tutta l’avventura o uno dei dieci singoli episodi. Una volta arrivati alla conclusione, con tutti i relativi colpi di scena, non si avrà così voglia di rigiocarsi lunghe sessioni il cui è appeal è principalmente era dato dalla componente narrativa ed è un vero peccato perchè le tante ramificazioni previste intrigano ma in pochi avranno la pazienza di scoprirle tutte.

Detto questo, non si può che promuovere l’ottimo lavoro di Supermassive Games. Se pur la produzione sia stata complicata (il gioco inizialmente doveva uscire su Playstation 3 per il sensore di controllo Move per poi “migrare” su PS4), il team britannico è riuscito a realizzare una bellissima esperienza immersiva ovviamente indirizzata agli amanti dell’horror, con venature splatter piuttosto cruente anche per appassionati di vecchia data.

VOTO: 8.5

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