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True Detective, la recensione del quinto episodio: Other Lives

Di Lorenzo Pedrazzi

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Other Lives, quinto episodio di True Detective, dà inizio alla seconda parte della stagione con un’ellissi temporale di due mesi, presentandoci un nuovo status quo…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Sono trascorsi 66 giorni da quello che è stato definito “il massacro di Vinci”. Ray Velcoro (Colin Farrell) ha lasciato la polizia per lavorare al soldo di Frank Semyon (Vince Vaughn), e sta lottando con la sua ex moglie per la custodia del figlio. Lei ha richiesto il test di paternità, che potrebbe precludergli ogni diritto sul bambino.
Ani Bezzarides (Rachel McAdams) è stata declassata a custode delle prove, e deve frequentare alcune sedute di sensibilizzazione contro le molestie sessuali, circondata da uomini rudi e volgari. La sorella della ragazza scomparsa si mette in contatto con lei: ha ricevuto una busta contenente alcune foto che ritraggono i diamanti blu di Ben Caspere, e altre che mostrano invece gli ospiti illustri di una festa erotica, scattate di nascosto. Nelle foto compaiono anche un senatore americano e il presidente della Catalyst.
Paul Woodrugh (Taylor Kitsch) lavora nelle frodi assicurative, e sta preparando il suo futuro con Emily. Tornato da sua madre per recuperare i ventimila dollari che aveva nascosto in un armadio (frutto della sua esperienza nell’esercito), scopre che lei li ha spesi tutti. I due litigano, e lei gli rinfaccia di averlo portato in grembo per nove mesi, rovinando la sua carriera di ballerina. Paul se ne va, furente, ignorando i tentativi della madre di rimediare.
Frank e Jordan (Kelly Reilly) si sono trasferiti in una casa più piccola. Lei gli fa presente che trascorrono poco tempo insieme, ed è certa di non poter avere bambini a causa delle operazioni che ha subìto anni prima. Mentre Frank riprende in mano i suoi loschi affari di una volta, riesce anche a ottenere alcuni terreni lungo il corridoio della metropolitana leggera, purché recuperi i video contenuti nell’hard disk di Caspere: questo incarico gli viene assegnato da McCandless, il sopracitato presidente della Catalyst.
Intanto, Ray, Ani e Paul vengono reclutati per continuare le indagini sulla morte di Caspere, e svelare al contempo l’intreccio di corruzioni tra le autorità di Vinci e le istituzioni statali (ufficialmente sono alla ricerca di Irina Rulfo, la ragazza che ha venduto gli effetti personali di Caspere al banco dei pegni). Ray è recalcitrante, ma questo incarico potrebbe aiutarlo per la custodia di suo figlio, quindi accetta. Scopre però che lo stupratore di sua moglie è stato arrestato, e ciò significa che la soffiata ottenuta da Frank, anni prima, era un inganno: Ray ha ucciso una persona che non c’entrava niente. Disperato e furioso, si reca da Irving Pitlor, e lo malmena per fargli confessare quello che sa su Caspere. Pitlor gli rivela che Caspere ha avuto l’idea delle feste insieme a Tony Chessani, figlio del sindaco, e questo gli ha permesso di entrare in contatto con uomini influenti che hanno agevolato gli accordi per la ferrovia. Inoltre, Tony e Caspere ne hanno approfittato per accumulare foto e video di tali personaggi, in modo da poterli ricattare.
Ani chiede aiuto a sua sorella per ottenere un invito per una di quelle feste, poi si reca insieme a Paul nel luogo da cui è partita l’ultima telefonata della ragazza scomparsa. Lo stesso luogo è stato registrato anche sul GPS di Caspere. I due detective trovano un cottage, poi notano alcuni uccelli necrofagi che volano in cerchio sopra un punto specifico, nel bosco: è una casupola che contiene una sedia insanguinata, e getti di sangue arterioso sulle pareti.
Parallelamente, Frank ha ritrovato un po’ di serenità con Jordan, ed è a letto con lei dopo aver fatto l’amore. Qualcuno bussa alla porta: è Ray, che vuole parlare con lui…

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Segreti e bugie
Dopo cinque episodi (su otto), questa seconda stagione di True Detective conferma la reiterazione di alcuni schemi che Nic Pizzolatto aveva già utilizzato nella prima: con il caso apparentemente risolto, ritroviamo i protagonisti in una nuova veste, e l’ellissi temporale aiuta a giustificare questa parziale metamorfosi. Il precedente status quo è stato azzerato, e le vite dei tre (ex) detective sono ancora più miserabili, frustrate o solitarie, ma le loro indagini continuano per vie non ufficiali. Ora più che mai, il lavoro diventa un’opportunità di redenzione, sfogo, riscatto o miglioramento sociale: Ani, declassata a custode delle prove, può tenere fede a una promessa e recuperare posizioni; Paul, ora impiegato sulle frodi assicurative, può tornare sul campo e distogliere la mente da un futuro coniugale che lo sta già soffocando; Ray, dopo aver abbandonato la polizia per lavorare con Semyon, guadagna invece maggiori speranze nella lotta per la custodia di suo figlio.

True Detective

Other Lives è un episodio solo apparentemente contorto, ma in realtà la concatenazione degli eventi e i legami di causa-effetto sono molto chiari, purché si presti attenzione a ogni singolo dialogo. In tal caso, la puntata si rivelerà ricca di dettagli che proiettano un minimo di luce sul mistero, costruendo la suspense fino ai due efficaci cliffhanger finali. La scoperta della casupola nel bosco (The Cabin in the Woods!) ci riporta improvvisamente a Carcosa e alle inquietanti violenze della prima stagione, mentre il confronto tra Ray e Frank si apre a orizzonti inesplorati: Ray è consapevole di essere stato ingannato, ma come potrà ribellarsi al suo “datore di lavoro” se quest’ultimo lo tiene in pugno per l’omicidio del falso stupratore? Colin Farrell è bravissimo a lasciar filtrare lentamente l’orrore e la sorpresa del suo personaggio, per farle poi esplodere in una smorfia disperata. Notevole anche il dialogo con la moglie, dove Ray è paralizzato dall’impossibilità (o incapacità) di confessare l’assassinio, anche se questo proverebbe che non le ha mentito.

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D’altro canto, Ani continua a vivere il paradossale ribaltamento dei ruoli, ed è costretta a partecipare ad alcune sedute di sensibilizzazione contro le molestie sessuali in un contesto beceramente maschile, circondata da uomini che si stupiscono di vederla fra loro. Paul cerca invece la strada per la “normalità”, ma sul suo cammino si pone una madre morbosa e colpevolizzante – emblema del white trash suburbano – che gli addossa le responsabilità della sua rovina, salvo poi pentirsi e cercare il suo perdono. Frank, intanto, si conferma un personaggio ruvido con cui è difficile empatizzare, ma il suo progressivo ritorno alla criminalità e il rapporto con la moglie Jordan svelano alcune intriganti sfaccettature, figlie di un passato burrascoso e violento; peccato solo che, talvolta, si lasci andare a monologhi esistenziali un po’ pretestuosi, scadendo persino nel ridicolo involontario quando parla di «avere le palle gonfie nel cuore».

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Netta svolta narrativa rispetto agli episodi precedenti, Other Lives apre idealmente il secondo “atto” di questa stagione: le tessere del mosaico cominciano a sistemarsi nella collocazione giusta, e il quadro si fa più comprensibile.

La citazione: «Il dolore è inesauribile. Sono le persone che si esauriscono.»

Ho apprezzato: L’interpretazione di Colin Farrell; l’esposizione più chiara dell’intreccio; il doppio cliffhanger finale.

Non ho apprezzato: I discorsi pretestuosi di Frank.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di True Detective sul nostro Episode39 a questo LINK.

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