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True Detective, la recensione del quarto episodio: Down Will Come

Di Lorenzo Pedrazzi

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Down Will Come, quarto episodio di True Detective, sembra procedere su binari prestabiliti, ma l’ultimo “atto” sterza bruscamente in una direzione diversa…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Paul Woodrugh (Taylor Kitsch) si risveglia nel letto del suo commilitone, ma non ricorda nulla della notte precedente. La sua moto è stata rubata, e non riesce a rientrare in hotel perché viene circondato dai giornalisti che lo interrogano sulle accuse a suo carico (crimini di guerra, sfruttamento sessuale). Intanto, Ray Velcoro (Colin Farrell) spiega ad Ani Bezzarides (Rachel McAdams) che le indagini sulla corruzione a Vinci non serviranno a niente, è solo una strategia dello Stato per fare pressioni e mettersi d’accordo. Riceve una chiamata di Paul, che gli chiede di andarlo a prendere. Ray cerca di rassicurarlo, ma il ragazzo gli rivela che tutte le accuse sono fondate. Poi, quando Paul incontra la sua ragazza, scopre che lei è incinta, e accoglie la notizia come un’opportunità per rimettere in sesto la sua vita: le chiede di sposarlo, le dice che la ama, e lei gli risponde che lo ama a sua volta.
Ray incontra di nascosto suo figlio per consegnargli il distintivo del nonno. In seguito, accompagna Ani a parlare con suo padre, che dice di aver conosciuto non solo Ben Caspere, ma anche il sindaco Austin Chessani: frequentavano gli stessi circoli spirituali. Inoltre, parlando con la figlia di Chessani, scoprono che sua madre – la prima moglie del sindaco – fu internata nell’ospedale di Irving Pitlor, e si impiccò lì dentro. Pitlor è lo stesso che aveva in cura Caspere.
Parallelamente, Frank Semyon (Vince Vaughn) e Jordan (Kelly Reilly) discutono sulla possibilità di adottare un bambino, ma Frank si rifiuta. Progressivamente, si riprende le sue vecchie attività criminali, e inoltre comincia a nutrire sospetti su Johnny, il suo braccio destro. Vorrebbe avere Ray al suo fianco, soprattutto adesso che è molto più sobrio, ma il detective non ha intenzione di fare il galoppino per lui. Nel frattempo, Ani scopre di essere stata sospesa dal dipartimento di Ventura perché Mercer, l’agente con cui ha avuto una brevissima relazione sessuale, l’ha accusata di coercizione, dato che lei è un suo superiore. In realtà è solo frustrato per essere stato scaricato, ma ora la Contea ha avviato un’inchiesta su di lei. È esonerata dal servizio, ma può continuare le indagini su Caspere per conto dello Stato.
A tal proposito, c’è una svolta: Paul e Dixon, grazie a un riscontro della refurtiva e alle immagini di una telecamera di sorveglianza, hanno scoperto che gli oggetti personali della vittima sono stati venduti da una donna a un banco dei pegni. La donna è una prostituta che lavora per Ledo Amarilla, le cui impronte sono state rinvenute sulla refurtiva. Amarilla viene rintracciato in un magazzino con l’aiuto di un vecchio informatore di Dixon, quindi Ani organizza una task force per stanarlo. Non appena la squadra si avvicina all’edificio, qualcuno li bersaglia con una mitragliatrice. L’ultimo piano del magazzino esplode, poi comincia una lunga ed estenuante sparatoria che si sposta per le strade, durante la quale restano uccisi molti civili che stavano partecipando a una manifestazione contro la nuova metropolitana (quella su cui volevano speculare Semyon e Caspere). Della task force restano in vita solo Ani, Ray e Paul, mentre fra i criminali l’ultimo rimasto in piedi è Amarilla, che prende un uomo in ostaggio. Ray e Paul lo tengono sotto tiro. Amarilla spara alla testa dell’ostaggio, e i due detective lo crivellano di colpi. Il criminale muore. Ani, Ray e Paul si guardano intorno, disperati e increduli, mentre i rinforzi giungono alle loro spalle.

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The L.A. Gunfire Massacre
Nei suoi primi 45 minuti, Down Will Come è un episodio che rispecchia fedelmente l’attuale stagione di True Detective, dove le indagini sull’omicidio di Ben Caspere si alternano ai conflitti psicologici e/o familiari dei protagonisti. Nello specifico, assistiamo a quattro percorsi paralleli che si sviluppano in modi diversi, seppure con alcune caratteristiche simili. Ani, Paul e Frank sono accomunati dal radicalizzarsi delle rispettive situzioni personali, laddove ognuno di loro sembra aggravare o esasperare il proprio tormento interiore. Woodrugh, in primo luogo: il suo orientamento sessuale torna alla luce quando trascorre la notte con il suo vecchio commilitone, ma Paul lo rinnega per l’ennesima volta, e la notizia della gravidanza della sua ragazza – invece di renderlo ancor più confuso – viene accolta da lui come una possibilità di salvezza. Il figlio e il matrimonio sono sinonimo di stabilità, ordine, binari prestabiliti e sicuri su cui far correre il treno deragliato della sua esistenza; non stupisce, quindi, che Paul abbia reagito con sollievo a questa scoperta. In fondo, il giovane agente ha trascorso i suoi ultimi anni nelle braccia di due istituzioni tradizionaliste come l’esercito e la polizia, dunque ritiene sia necessario costruirsi una famiglia per avere una vita “rispettabile”, smarcandosi anche dall’ambigua influenza di sua madre. Al contempo, però, si tratta di un’opportunità per seppellire i suoi peccati (i crimini di guerra, lo sfruttamento sessuale dell’attricetta), la cui veridicità è confermata dallo stesso Paul in un dialogo con Ray, suo “confessore”.

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Intanto, Ani paga lo scotto per aver “osato” varcare i limiti di genere, ed è accusata di coercizione dal poliziotto con cui ha avuto una breve relazione erotica (e che lei ha scaricato poco dopo: l’accusa è solo un mezzo per vendicarsi). Emergono anche i suoi debiti di gioco, e Rachel McAdams è bravissima a esprimere la frustrazione di una donna che – al solito – deve sgomitare in un mondo di uomini, ma viene punita per la libertà del suo comportamento sessuale. La prova di forza che si vede alla fine è un riflesso di questa frustrazione, un desiderio di riscatto che sfocia nel disastro; ma ci arriveremo fra poco.

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Anche Frank estremizza la sua situazione: riaffonda sempre più nelle vecchie pratiche criminali, e offre persino a Ray di lasciare la polizia per fargli da luogotenente. Il detective, però, è l’unico a procedere in senso opposto: invece di esasperarsi, insegue quell’equilibrio che aveva perso sul fondo di una bottiglia, e agisce in maniera più lucida e sobria. Esausto e disilluso, ma anche in cerca di redenzione, Ray non perde certo le cattive abitudini (si veda quando abusa della sirena per evitare il traffico), eppure sa di non potersi permettere altre deviazioni se non vuole perdere suo figlio: quando gli consegna di nascosto il distintivo del nonno, simbolico passaggio di testimone fra i maschi della famiglia, cerca di espiare i suoi errori passati, anche se forse è troppo tardi.

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Comunque, questi sviluppi non servono soltanto per approfondire i personaggi, ma anche per costruire il finale della puntata: l’epilogo di Down Will Come esplode in una sparatoria tesissima che riecheggia – per la sua collocazione al termine del quarto episodio – il celebre piano sequenza della prima stagione, ed è curioso che Nic Pizzolatto abbia voluto inserire una grande scena d’azione nello stesso identico punto (ovvero, esattamente a metà del ciclo). Priva dei virtuosismi di Fukunaga, la sparatoria si affida a una messa in scena ben più “classica”, tutta giocata sulla disparità dei livelli (la strada, il palazzo), la snervante precarietà dei nascondigli e il rischio delle perdite civili: il risultato è una carneficina da cui soltanto Ani, Ray e Paul escono vivi, e il fermo immagine che precede i titoli – con i tre personaggi che si scambiano uno sguardo disperato – valorizza la drammaticità della scena. L’intera operazione è stata una mossa troppo avventata? Può darsi, ma True Detective non affronta la violenza alla leggera, anzi, ne sottolinea le conseguenze fisiche e morali che si ripercuotono sia sui protagonisti sia sulle vittime innocenti. Dopo questa impressionante sparatoria, molte cose potrebbero cambiare.

La citazione: «Qualche volta il tuo lato peggiore è il tuo lato migliore.»

Ho apprezzato: Le interpretazioni di Rachel McAdams, Colin Farrell e Vince Vaughn; il percorso di Ray verso l’equilibrio; gli sviluppi nell’indagine; la sparatoria finale e le sue inevitabili conseguenze.

Non ho apprezzato: Nulla di rilevante.

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