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Masters of Sex, la recensione della premiere: Parliament of Owls

Pubblicato il 17 luglio 2015 di Lorenzo Pedrazzi

La terza stagione di Masters of Sex ha debuttato su Showtime con il primo episodio, Parliament of Owls, dove ritroviamo William Masters (Michael Sheen) e Virginia Johnson (Lizzy Caplan) alla vigilia della pubblicazione del loro libro, con un salto temporale di quattro anni…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

1964. William (Michael Sheen) e Virginia (Lizzy Caplan) presentano il loro libro alla stampa, ma vengono subito accusati di cavalcare l’onda della rivoluzione sessuale, nonostante entrambi affermino che i loro studi siano iniziati nel decennio precedente.
Facciamo un salto indietro di quattro mesi, e vediamo Bill e Virginia che raggiungono Libby (Caitlin FitzGerald) nella casa al lago, dove ci sono anche i figli di entrambi. Henry, il primogenito di Virginia, sta frequentando una ragazza-madre, e inoltre vuole arruolarsi nell’esercito; Tessie, la secondogenita, è sempre più incuriosita dal sesso, e Virginia vuole che Bill le faccia un discorso al riguardo. Lui però è molto occupato con la revisione del loro libro, mentre Virginia vorrebbe prendersi quattro mesi di pausa per laurearsi. Intanto, Libby assume degli psicofarmaci per curare gli attacchi di ansia e depressione.
Una sera, Tessie si ubriaca, si denuda e poi cerca di baciare Bill. Johnny, il primogenito di quest’ultimo, vede tutto e s’infuria con lui, quindi prende tutte le pagine del libro e le getta nel lago. Bill lo afferra e minaccia di colpirlo, ma si ferma. Virginia parla di Henry col suo ex marito: anche lui non vuole che si arruoli, ma è disposto a firmare il consenso perché fra due mesi il ragazzo sarà maggiorenne, e potrà farlo da solo. Se gli vanno incontro, almeno potranno ragionare con lui, avere voce in capitolo. Alla fine del week-end, Libby parla a cuore aperto con Virginia, dicendole che desidera sicurezza per i suoi figli; poi le dà un bacio, poiché si era sempre chiesta cosa si provasse a stare con lei.
Torniamo alla conferenza stampa. Virginia e Bill hanno dei contrasti perché lei non è ancora riuscita a finire l’università, e non vuole che lui parli pubblicamente del suo “curriculum”. Nonostante lo scetticismo e le critiche dei giornalisti, uno di loro, Buckland, afferma che le richerche di Masters e Johnson possono davvero illuminare un campo per troppo tempo considerato tabù, paragonandole agli studi astronomici di Galileo. Soddisfatti per il riconoscimento, Bill e Virginia devono però affrontare nuovamente la realtà della loro vita privata: dopo la conferenza, lei si precipita in bagno per vomitare, e lui capisce che è incinta.

«We are the sexual revolution»
Un’ellissi temporale di quattro anni per proiettare Masters & Johnson nel 1964, in piena rivoluzione sessuale: come abbiamo visto nelle precedenti stagioni di Masters of Sex, il lavoro di William e Virginia ha precorso i tempi, violando tabù secolari e affrontando verità che nessun altro avrebbe mai potuto confessare (come l’inessenzialità della penetrazione per l’orgasmo femminile), e riconoscendo al contempo l’importanza dell’erotismo indipendentemente dagli scopi procreativi. Ora che la società sta assimilando i dettami della rivoluzione, i due ricercatori vengono accusati di cavalcare l’onda, nonostante siano stati proprio loro ad anticiparla: «We are the sexual revolution» dice Virginia durante la conferenza stampa, mentre il suo impegno e la sua stessa individualità sono messe in discussione dai giornalisti e da William («Esiste un centimetro quadrato della mia vita in cui tu non ti sia insinuato?»).

In effetti, Parliament of Owls è l’episodio dove il rapporto tra vita privata e professionale raggiunge il vertice dell’esasperazione, poiché i quattro anni trascorsi dal finale della seconda stagione hanno lasciato sedimentare tutti i conflitti irrisolti fra i due protagonisti. Ormai una coppia a tutti gli effetti, William e Virginia fanno parte di una famiglia allargata che include anche Libby e i loro figli, dove le due donne paiono condividere un livello di comprensione più intimo e profondo, come se avessero bisogno di solidarizzare contro l’egotismo nevrotico e spigoloso di Bill. La sua caratterizzazione è forse un po’ troppo monolitica, priva di sfumature, ma la sceneggiatrice Michelle Ashford ha l’accortezza di tracciare davanti a lui un percorso circolare: quando s’infuria con Johnny (che sembra aver ereditato la sua serietà e il suo atteggiamento riflessivo), Bill scopre di essere diventato la copia di suo padre, e si ferma poco prima di colpirlo. Anche Virginia attraversa un momento difficile con i suoi figli: Henry frequenta una ragazza-madre e vuole arruolarsi nell’esercito, mentre Tessie esplora i primi vagiti della sessualità e tenta di sedurre – da ubriaca – il sempre più insofferente William. Questi risvolti sono i meno convincenti, soprattutto perché rivelano qualche forzatura (l’arruolamento di Henry sembra più che altro un espediente per valorizzare il quadro storico della serie), oltre a un ricorso a cliché un po’ troppo logori (Tessie che diventa un’adolescente maliziosa e si “offre” alla figura più autoritaria della famiglia: poteva esserci qualcosa di più prevedibile?).

Più efficace è invece l’alternanza tra i due piani temporali. Il “presente” della conferenza stampa si concentra sul potenziale rivoluzionario della ricerca (dove però non mancano alcuni lampi di vita privata: Virginia confessa di essere incinta), mentre il contesto del week-end lacustre ci introduce nella nuova situazione familiare di Bill e Virginia, con tutti i piccoli drammi che ne conseguono. La vittima principale è Libby: costretta a prendere psicofarmaci per lenire gli attacchi di ansia e depressione, ha accettato la relazione di suo marito con Virginia, ma di fatto è lei che deve sobbarcarsi la cura dei figli e la stabilità della famiglia, anche perché Bill si conferma un padre freddo ed evanescente. Nel lieve bacio tra Libby e Virginia c’è tutta la frustrazione di una donna che si sente esclusa dal “rapporto speciale” che lega i due ricercatori («Mi sono sempre chiesta cosa si provasse… con te»), e che ha dovuto rinunciare – unica del trio – a una vita sentimentale, sessuale e professionale realmente appagante. Lei e i figli sono le vittime collaterali della rivoluzione, l’ingombro che Bill ha dovuto scostare per raggiungere i suoi obiettivi. Il monologo di Buckland, alla fine, dimostra però che la rivoluzione ha avuto l’esito sperato, e la coppia Masters & Johnson – almeno sul piano del riconoscimento scientifico – avrà l’onore di ridere per ultima. Di fronte a tutto questo, ciò che accadrà nella loro vita privata resterà soltanto un vago rumore di fondo.

La citazione: «Se pensiamo che i rapporti sessuali siano così sacrosanti da non essere indagati, dovremmo ricordarci che una posizione simile è stata sostenuta riguardo alle stelle ai tempi di Galileo. E possiamo affermare che è stato Galileo a ridere per ultimo.»

Ho apprezzato: Le interpretazioni di Michael Sheen, Lizzy Caplan e Caitlyn Fitzgerald; l’alternanza dei piani temporali; la circolarità nell’esistenza di Bill; il monologo finale di Buckland.

Non ho apprezzato: La caratterizzazione poco sfumata di Bill; l’evoluzione dei figli di Virginia.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Masters of Sex sul nostro Episode39 a questo LINK.