Vi è mai capitato di svegliarvi dopo un sogno (o meglio ancora un incubo) e di pensare che quanto partorito dalla vostra mente potrebbe diventare l’idea giusta per un film? Bene o male è quello che è capitato nei primi anni ’80 ad un giovane regista destinato a grandi cose: James Cameron. Nel sogno in questione c’erano fiamme, tantissime fiamme, da cui emergeva una figura minacciosa, un endoscheletro robotico.
All’epoca Cameron era un signor nessuno, aveva girato un cortometraggio, Xenogenesis, che cavalcava il successo di Guerre Stellari e lavorava principalmente come tecnico degli effetti speciali. Aveva anche provato a fare il grande passo con Piraña Paura, ma è più opportuno considerare quel film come un test finito male.
Quell’incubo, invece, era il preludio di quello che sarebbe diventato uno dei più importanti film fantascientifici della storia del cinema. Da quell’incubo nacque Terminator.
James Cameron sviluppò una storia complicatissima da quella piccola idea, una storia che prevedeva lo scoppio di una guerra tra gli uomini e le macchine, sfuggite al controllo dei loro creatori, e viaggi nel tempo. Una storia perfetta che conteneva azione, sentimento ed era intrisa di quel girl power che da lì in poi avrebbe sempre caratterizzato il suo cinema. In un colpo solo Cameron stilò i punti chiave del suo cinema, gettando le basi per un nuovo filone fantascientifico di stampo cyberpunk.
Ci credeva lui, ci credevano moltissime altre persone ma non ci credevano le case di produzione. E per fare un film in un’epoca in cui il crowfounding era solo un lontano miraggio il supporto di una casa di produzione era assolutamente necessario. Dopo aver bussato a numerose porte, trovando sempre chiuso, il regista riuscì a trovare supporto nella Orion Pictures, che decise di dare fiducia a quel progetto. A quel punto serviva il cast.
I protagonisti fondamentalmente erano tre: Sarah Connor, futura madre del leader della resistenza contro le macchine; il Terminator, un’unità di infiltrazione robotica, parte uomo, parte macchina, mandata indietro nel tempo per uccidere Sarah Connor, evitando così la nascita dell’unico uomo in grado di contrastare il potere della macchine; Kyle Reese, un uomo facente parte della resistenza e mandato indietro nel tempo per bloccare la missione del Terminator.
James Cameron aveva già in mente un attore per il ruolo di Kyle Reese, Arnold Schwarzenegger. Anche per il Terminator non sembrava ci fossero dubbi: si trattava, come già detto, di un’unità di infiltrazione, uno scheletro metallico rivestito di tessuto vivente. Fuori umano, dentro macchina. Una figura esile, che doveva passare inosservata. Per quel ruolo era stato preso in considerazione Lance Henriksen e lui aveva già cominciato ad allenarsi per dare vita ad uno dei robot più letali comparsi sul grande schermo.
Quel personaggio però attirò l’attenzione di Arnold Schwarzenegger, che si era letteralmente innamorato del Terminator ed era disposto a tutto pur di interpretarlo (nonostante il suo manager fosse contrario, dato che si trattava di un personaggio negativo). A lui non interessava Kyle Reese e decise subito di renderlo noto a James Cameron, che accolse molto bene l’idea e relegò il povero Lance Henriksen ad un ruolo minore (il Det. Hal Vukovich).
La storia, ovviamente, cambiò leggermente: con il coinvolgimento di Arnold, all’epoca al massimo della sua prestanza fisica, il Terminator non poteva più passare per un robot in grado di mimetizzarsi perfettamente tra la gente. Divenne quindi una macchina inarrestabile, disposta a tutto pur di portare a termine la sua missione.
Michael Biehn (Kyle Reese) e Linda Hamilton (Sarah Connor) si unirono al cast, cominciarono le riprese, con il coinvolgimento del compianto Stan Winston per quanto riguarda trucco ed effetti speciali.
Terminator fece il suo ingresso nelle sale cinematografiche americane il 26 ottobre 1984, rivelandosi un enorme successo sia di critica che di pubblico.
Qualcuno erroneamente aveva pensato che si trattasse solo di un innocuo action movie destinato ad un certo tipo di pubblico ma quel film era molto di più. Era stato realizzato con un’enorme passione, cosa visibile in ogni singolo frame, e portava al suo interno un insegnamento importantissimo: la persona all’apparenza più insignificante tra di noi potrebbe diventare importantissima, proprio come la giovane e (apparentemente) indifesa Sarah Connor.
Per quanto riguarda Lance Henriksen, James Cameron è riuscito successivamente a restituirgli quanto gli aveva tolto, facendogli interpretare il ruolo dell’androide Bishop nel film Aliens – Scontro finale.
Terminator: Genisys farà il suo ingresso nelle sale italiane il 9 luglio 2015. Il film è prodotto dalla Paramount Pictures in collaborazione con Skydance Productions. Dietro la macchina da presa c’è il regista di Thor: The Dark World Alan Taylor, mentre nel cast troviamo Arnold Schwarzenegger, che torna ad interpretare il letale cyborg che dà il titolo al film.
Con lui ci sono Jai Courtney nel ruolo di Kyle Reese, Jason Clarke in quello di John Connor, la star di Game of Thrones Emilia Clarke in quelli di Sarah Connor, e l’ex Doctor Who Matt Smith, che avrà un ruolo molto importante, destinato a crescere nei sequel proprio come quello di J.K. Simmons, che interpreta “un detective alcolizzato che per più di tre decenni ha seguito un bizzarro caso riguardante Sarah Connor e i robot”.
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