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True Detective, la recensione del primo episodio: The Western Book of the Dead

Di Lorenzo Pedrazzi

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L’attesissimo ritorno di True Detective ci porta sulle strade contorte della California, dove tre disagiati detective incrociano il loro cammino sulla scena di un delitto misterioso: The Western Book of the Dead funge da prologo per la nuova creatura di Nic Pizzolatto, ma non aspettatevi una replica della prima stagione…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Il detective Ray Velcoro (Colin Farrell) lavora nel dipartimento di polizia di Vinci, alla periferia di Los Angeles, ma si occupa anche degli affari sporchi del criminale Frank Semyon (Vince Vaughn), che qualche anno prima lo ha aiutato a catturare l’uomo che stuprò sua moglia. Ray ha anche un figlio piccolo, Chad, vittima di bullismo. Chad è nato nove mesi dopo lo stupro, ma questo a Ray non importa, non vuole nemmeno fare il test di paternità: lo ha cresciuto lui, è suo figlio.
Semyon è impegnato a promuovere la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità per collegare la California meridionale e quella centrale, speculando sui finanziamenti federali insieme ad alcuni investitori (compreso il russo Osip Agronov), ma ci sono due problemi che lo angustiano: da un lato, la strana scomparsa del city manager Ben Caspere, responsabile del progetto; e dall’altro, un reportage giornalistico sulla corruzione politica di Vinci, che potrebbe spaventare Agronov. Supportato dall’acuta moglie Jordan (Kelly Reilly), Frank decide di affidare entrambe le questioni a Ray.
Intanto, la detective Ani Bezzarides (Rachel McAdams) fa una retata in quello che ritiene essere un bordello, ma che invece è una società di pornografia on-line, interamente legale. Una delle “impiegate” è sua sorella Athena, che ha un passato da tossicodipendente. Le due donne discutono, ma Athena non ha alcuna intenzione di darle ascolto. In seguito, Ani comincia le indagini sulla scomparsa di una ragazza che lavorava al Panticapaem Institute, dove suo padre tiene alcuni seminari. La detective scopre che la ragazza aveva lasciato il Panticapaem per un lavoro migliore, poi si confronta con suo padre, ma non trova in lui alcun supporto per convincere Athena a cambiare vita: è un hippy nostalgico a cui non piace imporre la sua volontà agli altri.
Ray esamina l’abitazione di Caspere, messa a soqquadro da qualcuno che gli ha rubato il computer. Ormai è chiaro che si tratta di rapimento. Poi, il detective si infila un passamontagna e fa visita al giornalista che sta conducendo l’inchiesta sulla corruzione, convincendolo a lasciar perdere; si fa consegnare il portatile e tutti suoi appunti, e infine li recapita a Semyon. Nel frattempo, nota che Chad non ha più le sue scarpe, perde il controllo e lo aggredisce verbalmente per farsi dire cos’è successo. Il bambino gli rivela che un suo compagno di scuola, Aspen Conroy, gliele ha distrutte. Ray si reca alla casa di quest’ultimo, e picchia suo padre davanti ai suoi occhi, minacciando ritorsioni peggiori se il bambino si azzarderà a fare ancora il bullo.
Paul Woodrugh (Taylor Kitsch) è un agente in motocicletta della polizia autostradale, e ferma una giovane donna per guida pericolosa. La donna è un’attricetta mezza ubriaca che ha violato gli arresti domiciliari, e non ha nemmeno i documenti. Paul le chiede di scendere dall’auto, ma lei gli fa una controproposta e lo invita a casa sua. In seguito, su di lui si scatena un’indagine: è accusato di aver accettato favori sessuali per non denunciare la donna, e viene sospeso finché le acque non si saranno calmate. Sembra però che ci siano anche altre indagini in corso, ma riguardano il suo passato nell’esercito e l’operazione Black Mountain, cui ha partecipato in prima persona. Paul torna a casa, accolto dalla sua bella fidanzata che vuole fare l’amore con lui, ma le dice che prima deve fare una doccia: è solo una finta per avere il tempo di prendere il Viagra, poiché evidentemente ha problemi d’impotenza. Sul suo corpo ci sono molte cicatrici. Quella notte, Paul esce di casa e sfreccia sull’autostrada con la moto, spegnendo i fari e poi riaccendendoli poco prima di schiantarsi. Si ferma, e nota un uomo seduto immobile, il volto nascosto da un paio di occhiali da sole: è il cadavere di Ben Caspere. Paul chiama il 911, e sul luogo intervengono Ani con il suo partner, e infine anche Ray, reduce da una sbronza. I tre detective fanno le rispettive presentazioni, e constatano che il cadavere ha gli occhi bruciati con l’acido…

2

California’s a brand new game
“I was not caught, though many tried. I live among you, well-disguised” recita Leonard Cohen in Nevermind, la canzone che scorre sui titoli di testa di True Detective, dove un suggestivo montaggio di sovrapposizioni e dissolvenze sembra astrarre i protagonisti dalla desolante realtà del loro contesto geografico. L’effetto non è dissimile dalla prima stagione, ma in questo caso, al posto di una Louisiana arcaica e rurale, c’è una California infiammata dai colori del tramonto, eppure ugualmente logora, consumata dalla dispersione urbanistica e dai corridoi autostradali che ne incidono la superficie da un capo all’altro, filamentosi e robusti come fasci di muscoli.

6

Questa premiere svolge una funzione preparatoria, e andrebbe considerato come il “2.0”, più che il “2.1”: si tratta infatti di un prologo introduttivo, utile per stabilire l’atmosfera della serie, la caratterizzazione dei personaggi e l’ambiente sociale in cui si muovono; ma ciò non significa che la storia giri a vuoto, tutt’altro. Nic Pizzolatto dimostra di saper costruire meticolosamente una trama che, alternando il punto di vista dei personaggi, denuda il cuore malandato delle loro esistenze, facendole scorrere in parallelo fino all’epilogo rivelatore: i tre (true) detective, estranei fino a poco prima, si ritrovano sulla stessa scena del crimine, finalmente connessi da un mistero che dovranno risolvere insieme. Il loro involontario rendez-vous ha qualcosa di iconico, come se lo show fosse ormai consapevole della sua fama “di culto”, e avesse deciso di confezionare quel particolare momento con la cura che si deve a una sequenza molto attesa (basti pensare alle inquietanti condizioni del cadavere, alle reazioni dei personaggi, alla presentazione dei nomi…).

3

La presenza di quattro protagonisti – contro i due della prima stagione – parcellizza la trama in nuclei narrativi circoscritti, dove il montaggio alternato non mostra alcun segno di cedimento, seppure tenda a dimenticarsi un po’ del Paul Woodrugh di Taylor Kitsch: la sua introduzione è meno “ricca” rispetto agli altri, e infatti s’imbatte nel cadavere di Ben Caspere per puro caso, vittima di una sorte beffarda che lo lega ai suoi compagni di sventura. Comunque, siamo di fronte a un trio ben disagiato di “eroi” conflittuali, che talvolta hanno il lato oscuro più pronunciato (il Ray Velcoro dell’ottimo Colin Farrell), sono preda di istinti autodistruttivi (Woodrugh) o frustrati dall’insoddisfazione personale e dai conflitti familiari (la Ani Bezzarides di Rachel McAdams, bravissima a interiorizzare la tensione e a rilasciarla per gradi con un atteggiamento passivo-aggressivo). Insomma, un bel gruppo di relitti umani alla deriva, ma in cerca di redenzione o di punizione.

5

Sul piano cromatico e “materico”, le atmosfere rinunciano ovviamente al southern gothic per abbracciare la durezza del poliziesco suburbano, più confacente a un panorama urbanizzato e post-industriale come quello della California del sud. Al contempo, i dialoghi non hanno il fascino metafisico della prima stagione: Pizzolatto si lascia alle spalle la sentenziosità filosofica di Rust Cohle, e adotta un approccio più ambiguo, costellando la sceneggiatura di citazioni repentine. Il Frank Semyon di Vince Vaughn cita Ponzio Pilato («Ecco, un tempo costui era un uomo», che rimanda all’Ecce Homo di Pilato e all’omonima opera autobiografica di Nietzsche), mentre il titolo dell’episodio, The Western Book of the Dead, si rifà al Libro tibetano dei morti, testo buddista che descrive il percorso dell’anima cosciente nell’intervallo fra la morte e la successiva rinascita. È la stessa rinascita che cercano i protagonisti? O forse è un riferimento al viaggio del cadavere di Caspere, trasportato da un ignoto Caronte lungo i fiumi d’asfalto della California? Pizzolatto si conferma un narratore accattivante ed enigmatico.

4

Insomma, non aspettatevi la seduzione ipnotica della prima stagione, né la stessa potenza del racconto visuale, ma il ritorno di True Detective riesce comunque a trascinarci nel gorgo di un mistero insondabile, che promette di diventare ancor più cupo con il trascorrere degli episodi. Diamogli tempo.

La citazione: «Non voglio sembrare affamato. Non bisogna mai fare niente per fame. Nemmeno mangiare.»

Ho apprezzato: Le interpretazioni dei quattro protagonisti; il lato oscuro dei personaggi; le citazioni disseminate nella sceneggiatura; la costruzione narrativa che porta all’incontro dei detective.

Non ho apprezzato: Per ora, il racconto visivo è meno forte e originale rispetto alla prima stagione.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di True Detective sul nostro Episode39 a questo LINK.

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