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Mr. Robot, la recensione del primo episodio

Mr. Robot, la recensione del primo episodio

Di Lorenzo Pedrazzi

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Su USA Network ha debuttato il primo episodio di Mr. Robot, intitolato – coerentemente con il tema della serie – eps1.0_hellofriend.mov. Il creatore è l’esordiente Sam Esmail (Comet), che getta le basi per uno show dal grande potenziale…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Elliot Alderson (Rami Malek) è un hacker di grande talento che lavora per una società di sicurezza informatica. Soffre di ansie sociali invalidanti (non gli piace essere toccato, ha difficoltà a stabilire relazioni) e consuma quotidianamente morfina, ma si limita a 30 milligrammi al giorno per non acquisire una vera e propria dipendenza. Vive da solo, in un appartamento cupo e spoglio, insieme al pesciolino Qwerty. Di solito utilizza le sue capacità per punire i peccati di singoli criminali (come il proprietario di una catena di caffè che spaccia materiale pedopornografico), ma è frustrato dall’impossibilità di abbattere i pesci più grossi, le multinazionali che controllano il mercato finanziario e gestiscono la vita di ogni cittadino, facendo del mondo «tutto un grande imbroglio» in cui «ci sommergiamo l’un l’altro di spazzatura, propinandoci cronache incentrate su cazzate e spacciandole per verità, o usando i social media come surrogato dell’intimità». Di conseguenza, non è facile per Elliot lavorare in una compagnia che tutela la sicurezza informatica della E Corp., da lui soprannominata Evil Corp., la più grande multinazionale del pianeta, che ha le mani in pasta dappertutto. Il capo del loro settore tecnologico è Terry Colby (Bruce Altman), ma Elliot ha l’occasione di conoscere anche Tyrell Wellick (Martin Wallström), vicepresidente senior del settore tecnologico, che ha cominciato come programmatore e sente nostalgia per il suo passato. Al contrario di Colby, Wellick ha una grande conoscenza dei sistemi informatici, e nutre un’immediata simpatia per il lavoro di Elliot.
Senza più una famiglia, i contatti umani del giovane hacker sono limitati ad Angela (Portia Doubleday), sua amica d’infanzia che lavora con lui, e Krista (Gloria Reuben), la psicanalista che lo segue settimanalmente. Elliot prova qualcosa per Angela, ma lei è fidanzata con un cretino «troppo stupido per essere cattivo», mentre Krista ha ancor meno fortuna con gli uomini, e ora sta frequentando un tizio conosciuto on-line che in realtà è sposato e non disdegna il sesso a pagamento. Elliot sa tutto di loro perché ha hackerato le loro e-mail e i loro profili dei social network.
Una notte, la rete informatica della Evil Corp. subisce un pesantissimo attacco esterno, e solo l’intervento di Elliot riesce a escludere gli aggressori, una misteriosa organizzazione chiamata Fsociety. All’interno del codice, però, il ragazzo scopre un messaggio che sembra rivolto a lui: “Non cancellarmi”. Il giorno successivo, viene contattato da un curioso barbone che lo stava pedinando da giorni, e che indossa il giaccone di un riparatore di computer, “Mr. Robot”. Ebbene, questo Mr. Robot (Christian Slater) gli suggerisce di seguirlo, ma solo se non ha cancellato ciò che ha trovato nei sistemi della Evil Corp. Elliot lo segue fino a Coney Island, dove scopre la sede della Fsociety, un gruppo di hacker che vuole smantellare l’ordine economico mondiale. Come? Abbattendo la Evil Corp., che possiede il 70% dei debiti di tutto il pianeta; in parole povere, l’obiettivo è di cancellare definitivamente i debiti finanziari della popolazione terrestre, liberandola da questo giogo. Il primo passo sarà fornire all’FBI l’indirizzo IP del computer di Colby, in modo da farlo arrestare per la violazione dell’altra notte. Elliot è indeciso, ma durante la riunione con la Evil Corp. e l’FBI, di fronte all’allontanamento di Angela (ritenuta incapace di affrontare la situazione), decide di procedere con il piano: ripone la busta con il codice IP reale ed estrae dallo zaino quella con l’IP di Colby. Wellick, però, si accorge di questa strana operazione, e lo guarda con sospetto.
Trascorre un po’ di tempo, durante il quale Elliot costringe il viscido amante di Krista a lasciarla e confessarle tutta la verità, facendosi inoltre consegnare il suo cagnolino (che l’uomo trattava malissimo). Ora, Elliot ha un nuovo amico che scorrazza per casa. Poi, all’improvviso, in ufficio giunge la notizia dell’arresto di Colby… ma, uscito dal lavoro, Elliot viene fermato dagli uomini della Evil Corp., che lo scortano fino alla sede centrale della compagnia. Wellick, circondato da altri dirigenti, lo accoglie con un tenue sorriso.

Mr. Robot - Pilot

«La più grande rivoluzione che il mondo avrà mai visto»
Mentre la Grecia passeggia sull’orlo del default e i suoi cittadini fanno la fila ai bancomat per ritirare i propri risparmi, Mr. Robot punge il nervo scoperto della crisi finanziaria assumendo la prospettiva di chi ne soffre maggiormente, come le persone comuni, i lavoratori dipendenti o gli studenti strangolati dai debiti universitari (piaga diffusissima negli Stati Uniti). Di fatto, lo sceneggiatore Sam Esmail confeziona un manifesto della cultura hacker nella sua accezione più anarchica e rivoluzionaria, figlia di quel cyberpunk che ha vissuto il suo periodo più fiorente tra gli anni Ottanta e i Novanta: gravato da ansie sociali quasi paralizzanti, ma provvisto di un talento cristallino, Elliot è un giustiziere notturno che agisce come un virus impazzito nel nostro sistema socio-economico, macerandosi in una consapevolezza lucida ma frustrante, poiché gli impedisce di vivere una vita “normale”. In ogni social network, in ogni campagna marketing, in ogni prodotto dell’intrattenimento di massa, Elliot vede le strategie manipolatorie di un Potere (detenuto dall’«1% dell’1% della popolazione mondiale») che tende a sedare i cittadini per renderli inermi, ignari e condiscendenti. Il ragazzo osserva con un misto di invidia e commiserazione la beata insipienza dei suoi amici che postano autoscatti su Facebook o si loggano nei ristoranti su Instagram, mentre non sanno di essere manipolati da un leviatano imbattibile e sfuggente, oppure lo accettano con passiva serenità.

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Il risvolto paradossale, come accade sempre in questi casi, risiede nel mezzo utilizzato dall’autore per veicolare tale impulso rivoluzionario: Mr. Robot va in onda su USA Network, rete via cavo (quindi per benestanti) che appartiene alla NBC Universal, ovvero l’ennesimo leviatano che adotta strategie anestetizzanti e manipolatorie, e che inevitabilmente sfrutterà Facebook, Twitter, i media e ogni altro strumento “istituzionale” per promuovere la serie. È un circolo vizioso da cui non c’è uscita: vada come vada, vincono sempre loro, indipendentemente dalla sincera passione di Esmail per la storia, i temi e le battaglie propagandate dallo show (siamo dalle parti di film come The Corporation e Branded, ma con un senso di alienazione ancor più esasperato).

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Al di là di questa doverosa parentesi, le potenzialità di Mr. Robot sono notevoli. Il primo episodio ci proietta direttamente nella testa di Elliot, poiché la straniante ed estraniata performance di Rami Malek ci consente di entrare subito in empatia col protagonista, di vedere il mondo attraverso i suoi occhi e mettere in dubbio la sua stabilità mentale, come fa lui stesso durante i suoi monologhi interiori: non a caso, la sottile manipolazione dell’immagine ci induce a vedere ovunque la scritta “Evil Corp.” al posto di “E Corp.”, e anche di sentirla pronunciata dagli altri personaggi, seguendo un processo di identificazione totale. C’è sicuramente un magnetismo ipnotico in Mr. Robot, un fascino che parte dalle atmosfere livide di New York (dove Manhattan e Coney Island sono accomunate dalle stesse tonalità dell’acciaio) e sfocia nella sensazione di vivere in una distopia letteraria che non coincide con una dimensione fantastica, ma con il nostro presente. Di contro, è meno apprezzabile la ripetizione di alcuni topoi caratteriali, soprattutto nel rapporto tra Elliot e le donne della sua vita (l’amica Angela e la psicologa Krista), tutte incapaci di trovare un uomo degno di loro e quindi vittime di amanti inadeguati, su cui il ragazzo deve indagare per toglierli di mezzo o tenerli sotto controllo.

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Comunque, che si riconoscano o meno le ambiguità del contesto mediatico in cui trova spazio questa serie, Mr. Robot potrebbe suscitare una maggiore autocoscienza nell’utilizzo dei social network e nella fruizione di ogni altro strumento ludico o informativo, come antidoto contro l’apatia: un risultato del genere, per quanto utopistico, non sarebbe certo da buttare.

La citazione: «Non puoi distruggere un conglomerato sparandogli al cuore. È questa la loro caratteristica: non hanno un cuore. Devi demolirli un arto alla volta.»

Ho apprezzato: l’interpretazione di Rami Malek; lo spirito anarchico e rivoluzionario della serie; la trasfigurazione distopica del presente; l’identificazione con il protagonista; la qualità generale della sceneggiatura.

Non ho apprezzato: la ripetizione del medesimo topos caratteriale con i due personaggi femminili; l’ambiguità del contesto in cui trova spazio la serie.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Mr. Robot sul nostro Episode39 a questo LINK.


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