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The Flash, la recensione del season finale: Fast Enough

Di Lorenzo Pedrazzi

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Fast Enough, ultimo episodio della prima stagione di The Flash, garantisce un finale epico e sorprendente alla miglior serie supereroistica del panorama televisivo (piattaforme streaming escluse).

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Barry (Grant Gustin) può finalmente confrontarsi con Wells (Tom Cavanagh), che gli spiega di aver ucciso sua madre perché lo odia. O meglio, odia il Barry del futuro, poiché con quello del presente ha stabilito un rapporto quasi paterno. Adesso, però, ha bisogno del suo aiuto per tornare nel suo tempo: se Barry raggiungerà la velocità di Mach 2 nell’acceleratore di particelle, correndo in direzione opposta a un protone di idrogeno, la collisione aprirà un varco spaziotemporale (o wormhole) che permetterà a Wells di tornare nella sua epoca, e a Barry di viaggiare nel passato per salvare sua madre. Il Dottor Martin Stein (Victor Garber), rimasto insieme a Ronnie (Robbie Amell) per dare una mano, lo avverte però che questa eventualità potrebbe sconvolgere il presente in modo imprevedibile. Joe (Jesse L. Martin) sostiene che Barry debba provarci, mentre Henry (John Wesley Shipp) non è d’accordo, poiché crede che tutto accada per una ragione, e non vuole che suo figlio rischi di cambiare qualcosa di se stesso.
Intanto, Eddie (Rick Cosnett) confida al Dr. Stein di sentirsi una nullità dopo le rivelazioni di Wells, ma lo scienziato gli dice che si sbaglia: Eddie è infatti un’anomalia, una coincidenza, e in quanto tale può scegliere il suo futuro liberamente. Quante probabilità c’erano che Eobard Thawne entrasse in contatto proprio con lui, un suo antenato? È una coincidenza, quindi possiede un grande potere. Rinfrancato, Eddie riconquista Iris (Candice Patton) e promette di sposarla. Caitlin (Danielle Panabaker) e Ronnie, dal canto loro, non perdono tempo e si sposano subito: a celebrare le nozze è lo stesso Dr. Stein, che scopriamo essere anche un rabbino (sorpresa!).
Cisco (Carlos Valdes) e Ronnie seguono le istruzioni di Wells e costruiscono una “macchina del tempo” che permetterà a quest’ultimo di attraversare il wormhole, una volta aperto. Barry comincia la sua corsa nell’acceleratore, colpisce il protone di idrogeno alla giusta velocità e apre il varco. Prima di concentrarsi sulla notte in cui morì sua madre, vede alcuni frammenti della sua vita futura o di una realtà alternativa, e poi giunge nel passato. Si ritrova nella sua cameretta di quando era bambino, mentre sente che il futuro se stesso e l’Anti-Flash combattono in soggiorno. Apre la porta, ma il futuro se stesso gli fa segno di non agire, di non salvare Nora… e Barry, addolorato, obbedisce. L’Anti-Flash pugnala la donna al cuore, che rimane a terra in fin di vita. Barry si china su di lei, riesce a farsi riconoscere, la rassicura. I due si salutano, e Nora muore.
Nel presente, Wells sta per partire, ma Flash torna dal passato e travolge la macchina del tempo, distruggendola. Wells è furioso: indossa la maschera e lo attacca. I due combattono, e sembra che l’Anti-Flash stia per avere la meglio… quando improvvisamente si sente uno sparo. Eddie si è piantato un proiettile nel petto e muore fra le braccia di Iris, consapevole che, in questo modo, l’Anti-Flash sarà cancellato dall’esistenza. Thawne si dissolve nell’aria.
Il wormhole, però, sfugge al controllo della squadra, e si trasforma in un buco nero che aleggia su Central City e comincia a risucchiarne gli edifici. Flash crede di poterlo neutralizzare con la sua velocità, come aveva fatto con il tornado di Weather Wizard: corre sulla superficie di un grattacielo, cavalca i detriti, raggiunge il buco nero… e sparisce al suo interno.

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Flashforward
La netta differenza qualitativa tra Arrow e The Flash emerge anche dalla chiusura di stagione: l’ultimo episodio del Velocista Scarlatto, infatti, costruisce abilmente la suspence nei primi due terzi dell’avventura, per poi sfogarla con vigore nei quindici minuti finali. Ciò che ne risulta è una cavalcata epica e sorprendente, che parte in sordina, prende velocità e poi accelera in vista del traguardo, senza fermarsi nemmeno nell’ultima inquadratura. Anche per questo motivo, coinvolti dalla narrazione, restiamo un po’ amareggiati davanti al finale tronco: quello che abbiamo gustato ci è piaciuto molto, e ne avremmo voluto di più.

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In effetti, i primi due terzi di Fast Enough hanno una funzione preparatoria: la conversazione con Wells, oltre a svelare i dettagli del suo piano, innesca una sequela di dubbi, teorie e discussioni che include tutti i personaggi, strutturando buona parte della puntata come un’alternanza di confronti dialogici tra Barry, Iris, Joe ed Henry. Gli autori puntano sulla commozione, e forse giocano a carte sin troppo scoperte. Se nei passati episodi gli incontri fra Barry e suo padre – centellinati con giudizio nell’arco della stagione – suscitavano un sincero coinvolgimento emotivo, ed era facile scoprirsi col ciglio inumidito di fronte all’affetto che i due personaggi provano l’uno per l’altro, stavolta l’espediente appare artificioso perché eccessivamente reiterato: troppi vertici emozionali, affiancati a breve distanza l’uno dall’altro, finiscono per depotenziarsi a vicenda. Assuefatti, non ne avvertiamo più l’effetto. Il discorso cambia quando Barry si china sulla madre morente, poiché la situazione è “nuova” e ben più disperata. In quel caso, percepiamo che Barry sta vivendo un punto di svolta: dopo aver sprecato volontariamente l’occasione di salvare sua madre (circostanza che avrebbe scatenato una catastrofe nello spaziotempo), il ragazzo ha modo di rassicurarla sul suo futuro, dirle addio ed elaborare finalmente il lutto. Una scena toccante, molto più efficace rispetto alle ripetitive conversazioni con Henry o Joe.

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Il cuore pulsante dell’episodio è però il wormhole. L’ultimo quarto d’ora ci proietta in un vortice narrativo ipnotico e tesissimo, che gioca con i paradossi temporali come soltanto Lost, Fringe e Dr. Who hanno saputo fare negli ultimi anni. Gli show supereroistici tendono a essere molto lineari, ma The Flash è anche una serie di fantascienza, e intesse una trama contorta che stimola le speculazioni dei fan. Il sacrificio di Eddie Thawne e la cancellazione di Eobard dall’esistenza comporteranno delle conseguenze, ma quali? È probabile che Eddie – risucchiato dal wormhole – “resusciti” come Cobalt Blue, mentre è possibile che il “vero” Wells torni in vita grazie ai mutamenti dello spaziotempo: se Eobard non esiste più, non può nemmeno averlo ucciso ed essersi sotituito a lui (sappiamo già che Tom Cavanagh sarà un interprete regolare anche nella seconda stagione). Certo, in teoria l’Anti-Flash non potrebbe nemmeno avere ucciso Nora Allen e aver generato l’incidente che ha fornito i poteri a Barry, ma si tratta di paradossi temporali, e il circolo vizioso è potenzialmente senza fine. In ogni caso, è proprio grazie ai viaggi nel tempo che questo epilogo affastella easter egg e realtà alternative, piani temporali e futuri ipotetici, travolgendo lo spettatore con un sovraccarico di input che lo disorienta e diverte: quando entra nel whormhole, Flash vede il museo a lui dedicato, Caitlin Snow trasformata in Killer Frost, un lampo dell’avventura che vivrà in Legends of Tomorrow e persino un’immagine di se stesso in carcere, mentre parla con qualcuno dall’altro lato del vetro. Alcuni di questi frammenti appartengono al futuro, altri potrebbero appartenere a una realtà alternativa. D’altro canto, Barry si lancia nel buco nero per salvare Central City al termine dell’episodio, e potrebbe quindi scoprire innumerevoli realtà parallele… tra cui, forse, persino quella di Flashpoint (la miniserie di Geoff Johns in cui Flash, tornato indietro nel tempo, salva sua madre dall’Anti-Flash, provocando un effetto domino che sconvolge lo spaziotempo e cambia il presente in modo radicale, ovviamente in peggio). Insomma, un finale apocalittico che lascia con il proverbiale “fiato sospeso”.

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Prima di chiudere, è giusto dedicare qualche parola agli altri macroscopici easter egg della puntata. Anzitutto, Wells/Thawne cita Rip Hunter, il viaggiatore temporale che avrà un ruolo determinante nel sopracitato Legends of Tomorrow: sarà lui, infatti, a riunire una squadra composta da Flash, Arrow, Atom, Firestorm, White Canary, Captain Cold, Heat Wave e Hawkgirl per combattere contro Vandal Savage, come potrete vedere nel trailer. In secondo luogo, una delle ultime inquadrature ritrae proprio Hawkgirl in abiti “civili”, con il volto dell’attrice Ciara Renée: è la ragazza che guarda verso il cielo mentre il buco nero divora i grattacieli di Central City. Inoltre, scopriamo che Cisco possiede già i superpoteri di Vibe, solo che ancora non se ne rende conto: è per questo che ha conservato la memoria degli eventi della linea temporale alternativa, quella in cui Wells lo ha ucciso. Infine, dal wormhole fuoriesce l’elmo di Jay Garrick, il primo Flash, che potrebbe comparire nella seconda stagione. Un vero nerd-gasmo.

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La citazione: «Ho controllato la tua vita per così tanto tempo, Barry… cosa farai senza di me?»

Ho apprezzato: la tensione crescente; la spettacolarità del finale; l’unione di paradossi temporali e realtà alternative; l’ambiguità di Wells, che stabilisce un rapporto paterno con Barry e Cisco; la scena tra Barry e sua madre; gli easter egg.

Non ho apprezzato: il finale tronco è un po’ troppo brusco; l’eccessiva ricerca della commozione a tutti i costi.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Flash sul nostro Episode39 a questo LINK.

Cinema chiusi fino al 15 gennaio, QUI gli ultimi aggiornamenti.

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