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Da V per Vendetta a Survivor: ecco la nostra intervista esclusiva al regista James McTeigue

Di laura.c

survivor trailer

Un’action woman provetta come Milla Jovovich, un cattivo dal volto, piuttosto insolito in questo ruolo, di Pierce Brosnan e la direzione di un regista quale James McTeigue, che vanta all’occhiello un’opera ormai storica come V per Vendetta. Parte con un pedigree niente male la spy story Survivor: un intrigo internazionale incentrato sul terrorismo e sulle massime sfere del potere mondiale, in cui viene coinvolta suo malgrado una semplice impiegata dell’ambasciata USA a Londra, interpretata ovviamente dall’affascinante e dinamica eroina della saga di Resident Evil. Ecco cosa ci ha raccontato di lei e del film James McTeigue, con cui non abbiamo disdegnato di ricordare anche il celebre adattamento della graphic novel di Alan Moore, a quasi 10 anni dalla sua uscita in sala.

James McTeigue, al cinema ormai si vedono film di azione di ogni genere e tipo. Come si fa a mantenere la freschezza affrontando questo genere?

 Penso semplicemente che l’azione debba essere sempre giustificata da una causa narrativa e credo che da questo punto di vista ci sia un buon equilibrio all’interno del film. L’azione ti prende quando riesci a sentire il pericolo che incombe sui personaggi e in questo caso la protagonista, Kate, è sempre in fuga, alla ricerca della verità e del motivo di ciò che le sta succedendo. Tutta l’azione si genera da questa corsa sul filo del rasoio.

Quindi il segreto sta, come sempre, nell’avere una buona storia con buoni personaggi?

Credo proprio di sì. L’azione fine a sé stessa annoia dopo un po’. Ci vuole sempre un filo narrativo che faccia sentire al pubblico che è valsa la pena andare a vedere quel film.

 Sceglie sempre i progetti con molta cura, cosa l’ha attratta di questa storia?

Soprattutto il fatto che al centro del film ci fosse un personaggio femminile. La protagonista lavora in un’ambasciata, è ovviamente molto intelligente e deve scoprire l’origine del complotto di cui è caduta vittima. Il bello è proprio avere il punto di vista di una donna sull’intreccio, cosa che non succede spesso in questo tipo di film.

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Interessante: cosa comporta questa prospettiva “al femminile”?

Penso aggiunga più cuore alla storia e una boccata di aria fresca. Se ne vedono tanti di action hero maschili, credo che proporre qualcosa di diverso sia già di per sé un valore. La prospettiva poi è differente perché le donne ragionano e agiscono in modo diverso dagli uomini e penso sia bello vederlo in scena. L’action movie al femminile è un genere altamente sottovalutato.

Anche la sua Evey di V per Vendetta, in effetti, era un’eroina niente male.

Assolutamente sì. Sono molto attratto dai personaggi femminili forti ed Evey ne è un esempio perfetto. Oltre a essere sveglia e molto attraente, è una donna che compie un viaggio alla scoperta di  se stessa e del suo rapporto col mondo, e di come tutto ciò possa cambiare drasticamente in condizioni estreme. In effetti questo la avvicina un po’ alla protagonista di Survivor, anche lei costretta a fare i conti con eventi eccezionali.

Parliamo appunto del personaggio di Kate, interpretato da Milla Jovovich, che è una vera dura in questo film. Com’è stato lavorare con lei, che tipo di attrice è?

Qui fa proprio la dura! L’ho sempre trovata ottima nella saga di Resident Evil e in altre sue interpretazioni, solo che trattandosi di un franchise così lungo, che va avanti a oltranza, temo che le sue doti recitative non siano state apprezzate abbastanza. I film di Resident Evil sono tutti basati sull’azione ma sono molto stilizzati: credo che Survivor metta davvero Milla al centro della storia e lei la regge benissimo, comprese le scene d’azione. Spesso si sente dire con apprezzamento “Wow, l’attore, o l’attrice, ha fatto personalmente tutti gli stunt”, che poi la maggior parte delle volte non è vero. Ecco, le capacità di Milla per questo tipo di scene vanno perfino oltre quelle degli stuntman. Questo perché ha una padronanza perfetta del proprio corpo e sa come utilizzarlo al meglio. Ha girato in prima persone il 97,5% delle scene d’azione, ve lo posso assicurare. Quando la vedete schizzare in un tunnel o correre con dei tacchi altissimi e scomodissimi, è proprio lei. E il bello è che ci riesce con grande naturalezza e ci aggiunge anche del suo, inventandosi modi originali per farlo. Immagino le derivi dalla lunga esperienza coi film d’azione.


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Pierce Brosnan invece fa una parte piuttosto inusuale per lui, quella del villain. Come avete lavorato sul ruolo, che consigli gli ha dato?

 Non credo di poter dare consigli a Pierce, ha molta più esperienza di me. Comunque è stato fantastico averlo nella parte del cattivo e penso che ci sia trovato piuttosto bene. Durante la preparazione abbiamo parlato più che altro di alcuni grandi esempi di cattivi nella storia del cinema come Max von Sydow ne I Tre Giorni del Condor o Edward Fox ne Il giorno dello sciacallo. Credo che il punto di forza di questi personaggi stia nel parlare molto poco, cosi quando dicono effettivamente qualcosa il pubblico presta loro molta più attenzione. Sono riusciti a dare alle loro interpretazioni un tocco molto minaccioso e credo che Pierce abbia fatto tesoro del loro esempio. Man mano che andavano avanti le riprese mi sono accorto che il punto forte di Pierce sono le espressioni del viso, le sfumature che riesce a dare con piccoli, impercettibili, movimenti degli occhi, o con il modo con cui osserva le cose. Ha un’intensità davvero eccezionale ed è un piacere lavorarci. È un grande nome del cinema e lui lo sa, ma non smette di amare il proprio lavoro e questo rende la sua presenza sul set estremamente gradevole.

Ha già citato un paio di titoli, quali altri riferimenti cinematografici ha tenuto a mente per questo film?

A parte I Tre Giorni del Condor e Il giorno dello sciacallo, c’è un film molto sottovalutato di Tony Scott con Will Smith, intitolato Nemico Pubblico. Poi ovviamente c’è il filone dei thriller paranoici anni ’70 come Il Maratoneta. In generale, mi piacciono i film di tensione in cui sente che ci sono in gioco interessi molto più grandi di quelli dei singoli personaggi, di cui loro neppure sospettavano l’esistenza e di cui non riescono a capire quasi nulla fino alla fine del film. Per questo mi piaceva Survivor: c’è una protagonista che si rende conto che le sta accadendo qualcosa di grosso,  si dà da fare per capire cosa sia e come fermarlo mentre tenta di sfuggire a tutte le agenzie che la braccano. Che sia il personaggio di Pierce, il Watchmaker, la polizia di Londra, il comando anti-terrorismo o la sua stessa ambasciata.  

Sono passati 10 anni da V per Vendetta, un film che col tempo è diventato un cult ed è riuscito a intercettare perfettamente lo spirito dei suoi tempi. Possiamo aspettarci qualcosa di simile anche da Survivor?

V per Vendetta è un progetto unico nel suo genere. Quando l’ho girato, sulla scia delle guerre in Afghanistan e Iraq, e più in generale della Guerra al Terrorismo, sentivo proprio il bisogno di fare un collegamento tra l’attualità e la politica, intesa in senso secolare e a 360°, e con il modo in cui viene gestita attraverso la paura. Il motivo per cui il film, e soprattutto la maschera, è durata nel tempo, è perché dà una voce: una voce per protestare, una voce per agitare le acque, per affermare “c’è qualcosa di sbagliato e io ho non intenzione di restare zitto”. In realtà il film ha avuto maggior successo qualche tempo dopo rispetto all’uscita, ma proprio perché si inseriva perfettamente nel momento più adatto, quello in cui alla gente serviva e in cui capiva perfettamente il messaggio portato da V, usando perciò la machera come propria voce. Ed è incredibile, è quello che sogniamo di fare tutti: qualcosa che abbia un forte impatto culturale. Quando realizzi un’opera d’arte il meglio in cui puoi sperare è che rimanga impressa nello zeitgeist, o magari nelle espressioni quotidiane e nelle conversazioni della gente. Penso che V e la maschera ci siano riusciti, Survivor è qualcosa di molto diverso ma in questi giorni segnati dal terrorismo penso sia comunque un bene discutere di quello che succede o potrebbe succedere. Penso si possa davvero immaginare uno scenario in cui le cose raccontate in questo film possano accadere, perché effettivamente già succede, in un sacco di posti.

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Survivor uscirà in Italia il 21 maggio in anteprima mondiale. Fanno parte del cast danche Dylan McDermott, Angela Bassett e Robert Forster.

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