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Cannes 2015 – Inside Out, la recensione. È già il film dell’anno!

Di Andrea D'Addio

inside-out

Gioia, tristezza, disgusto, rabbia e paura. Sono loro a comandare le emozioni di ogni essere umano. O almeno questo è ciò che quei geni della Pixar si sono inventati per Inside Out (Vice-versa), storia di una ragazzina di undici anni sempredi buon umore fin quando non si trasferisce con la famiglia dal Minnesota a San Francisco. Nuova scuola, nuova squadra di hockey, nuovi equilibri da trovare. Non è facile, soprattutto se, nella tua mente, chi dovrebbe regolare la tua felicità si perde nel labirinto della nostalgia.

Facciamo un passo indietro. E prima di dirvi cosa pensiamo di questo film (anche se “quei geni della Pixar” è una frase che potrebbe avervi già fatto capire qualcosa) partiamo da quei trenta secondi di applausi scroscianti che ne hanno accompagnato i titoli di coda della proiezione per la stampa a Cannes. Chi non batteva le mani si asciugava le lacrime. Qualcuno ha provato a fare entrambe le cose, finendo con l’uscire dalla sala commosso e sudato allo stesso tempo. Ma quella è un’altra storia e leverebbe poesia ad una pellicola che la merita tutta. Pete Doctor e la sua squadra di sceneggiatori riescono infatti a realizzare un film universale, di quelli che prendono lo stomaco di tutti gli spettatori perché tutti gli spettatori hanno avuto un’infanzia. Ed è stata bella, o almeno così la riteniamo ora che siamo adulti e le preoccupazioni dell’oggi ci sembrano ben più complesse di quelle che da bambini pensavamo le più serie del mondo. L’idea che si debbano perdere dei ricordi per acquistarne altri, e che quella stessa tristezza che a volte può renderci infelici, è necessaria a farci apprezzare ancora più intensamente la gioia, è qualcosa che tutti, nel fondo del cuore, sappiamo essere giusto. Nessuno però ce lo aveva mai raccontato così, andando al nocciolo della questione.

Inside Out immagine dal film d'animazione 4

E così, nel seguire la storia di Riley, una vicenda , quella del trasloco, in realtà non così drammatica come altre che possono turbare la crescita di una ragazzina (poteva ad esempio esserci un lutto o un divorzio), non solo facciamo il tifo per lei, ma ripensiamo a noi stessi, a quando abbiamo perso, senza rendercene conto, quell’innocente ingenuità che ci faceva vedere bello tutto il mondo che avevamo intorno. Non sono solo le trovate visive o il divertente gioco di azione-reazione che lega i pensieri alle parole o ai gesti della protagonista a rendere questo film straordinario: fosse stato così dopo un po’ ci saremmo annoiati. Avremmo riso, ma nessuna commozione. No, l’eccezionalità della sceneggiatura di Inside Out è prima di tutto nella sua capacità di dare una forma visiva viva e credibile a tuttto ciò che ci passa per la testa spiegandone il come e la posizionei. Il mondo dell’astrazione, il subinconscio, i ricordi cardinali e quelli eliminati per far spazio: tutto ha così senso che sembra difficile immaginare che in futuro ci sarà un migliore modo per rappresentare cinematograficamente come funzioni la psiche umana. Se ci uniamo la parte emozionale, ovvero quanto questo film appassioni e concili con il cinema allora si può azzardare a parlare di capolavoro.

Era da Toy Story 3, 2010, che la Pixar non faceva la Pixar, quella autrice di capolavori come la stessa trilogia sui giocattoli, Monsters & Co, Alla ricerca di Nemo e Up: ora finalmente è tornata. Ed è gioia per tutti. Non vedere questo film al cinema significa non volersi bene.

Inside Out immagine dal film d'animazione 1

Inside Out farà il suo ingresso nelle sale italiane il 16 settembre 2015. Per informazioni e curiosità, QUI la pagina Facebook ufficiale. #EmozionaMente #PixarIT

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