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The Walking Dead, la recensione del season finale: Conquer

Di Lorenzo Pedrazzi

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Conquer, sedicesimo nonché ultimo episodio della quinta stagione di The Walking Dead, porta la comunità di Alexandria verso un nuovo status quo, prefigurando una minaccia inquietante che si profila all’orizzonte…

Attenzione: l’articolo contiene SPOILER.

Morgan è ancora sulle tracce di Rick. Accampatosi per la notte, viene raggiunto da uno strano ragazzo con una “W” incisa sulla fronte, che gli punta una pistola e comincia a parlare con lui: gli annuncia che presto lo ucciderà, e gli porterà via tutto. Morgan cerca di convincerlo a desistere, ma è inutile, poiché un altro individuo – anche lui con lo stesso marchio – lo attacca alle spalle. Morgan schiva l’aggressione, afferra il bastone e mette al tappeto facilmente i suoi avversari; poi ripone i loro corpi in un’automobile, dopo aver verificato l’assenza di erranti nelle vicinanze.
Daryl e Aaron stanno sorvegliando un uomo che ha tutte le credenziali per essere accolto ad Alexandria. Dopo un po’ di tempo, però, lo perdono di vista, e decidono di esplorare alcuni camion che potrebbero contenere del cibo in scatola. È una trappola: i camion si aprono, e un’orda di erranti si riversa all’esterno. Costretti a rifugiarsi nell’abitacolo di una macchina, Daryl e Aaron sembrano senza speranza, ma Morgan interviene per salvarli. Daryl vede che Morgan ha la mappa che Abraham aveva lasciato a Rick, e capisce che sta cercando proprio lui.
Glenn segue Nicholas fuori dalle mura, ma quest’ultimo gli tende un agguato e gli spara, ferendolo alla spalla. Dopo una lotta, lo lascia in balia dei morti viventi, ma Glenn si salva e gli piomba addosso prima che possa tornare ad Alexandria; sta per ucciderlo, ma infine desiste, perché capisce che Nicholas è soltanto un codardo, incapace di vivere all’esterno.
Anche Gabriel esce dalle mura: vuole farsi uccidere da un errante, ma non ne ha il coraggio. Rientrato ad Alexandria, gli viene chiesto di chiudere il cancello, ma lui lo accosta senza attenzione, lasciandolo aperto. Nel garage della sua casa trova Sasha, bisognosa di conforto, ma Gabriel la respinge e l’accusa di non essere degna di vivere in quel posto, attribuendole anche la colpa della morte di Bob. Comincia una colluttazione, al termine della quale Sasha è sul punto di sparargli, ma viene fermata da Maggie. Alla fine, i tre pregano insieme.
Rick, dopo le sue minacce del giorno prima, è in bilico: Deanna ha convocato un’assemblea per decidere la sua sorte. Carol gli assicura che possono prendere il controllo della comunità, e anche Michonne gli promette che starà dalla sua parte. Quella sera, mentre si prepara a recarsi all’assemblea, Rick nota che il cancello è rimasto aperto, e segue delle tracce di sangue fino al retro di una casa, dove affronta alcuni morti viventi. La riunione, intanto, è iniziata, e i suoi amici stanno parlando in sua difesa. Rick piomba in mezzo a loro con il cadavere dell’errante, dimostrando che Alexandria non è sicura, e che hanno bisogno di lui per sopravvivere. Pete, armato con la katana di Michonne, interviene per aggredirlo: è disperato perché lo hanno allontanato dalla sua famiglia, che lui malmenava ripetutamente. Reg cerca di fermarlo, ma nella colluttazione viene ferito mortalmente dalla spada, che gli taglia la gola. Abraham blocca Pete a terra, mentre Deanna stringe fra le braccia il marito morente, che spira in pochi secondi. A quel punto, la donna si rivolge a Rick: «Fallo» gli dice. Rick spara a Pete, mentre alle sue spalle sopraggiunge Morgan con Daryl e Aaron. Morgan lo osserva, stupefatto.

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Lupi cattivi
La quinta stagione di The Walking Dead si chiude con un episodio che deborda oltre i limiti consueti dello show (ben 63 minuti di durata), ma non perde mai il ritmo della narrazione, al contrario di quanto accade talvolta con le puntate “normali”. Conquer, in effetti, è un finale piuttosto atipico: non mira a scioccare gli spettatori con colpi di scena devastanti, o a lasciarli in sospeso con clamorosi cliffhanger, ma preferisce concentrarsi sulla tensione pura, affidandosi al montaggio alternato per raccontare le disavventure dei protagonisti. Non a caso, i tagli coincidono sempre con le situazioni di maggior pericolo, e il pubblico è costretto a passeggiare in bilico sulla corda della suspense, senza sapere se il personaggio in questione – Glenn, a un certo punto, sembra davvero spacciato – arriverà vivo fino alla sesta stagione. Ciò che ne risulta è l’episodio più teso da diverso tempo a questa parte, una cavalcata trascinante dove tutti i personaggi sembrano costantemente a rischio.

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Anche per questo motivo, l’epilogo suscita inevitabilmente un po’ di delusione. Invece di sfociare in un vero e proprio cliffhanger, o in rivelazioni clamorose, Conquer preferisce costruire la stagione che verrà, ponendo le basi per il nuovo status quo di Alexandria e per la minaccia che si profila all’orizzonte. È piuttosto ovvio che il ripensamento di Deanna – la sua svolta “reazionaria” – coincida con la morte accidentale di Reg, che la porta ad abbracciare il punto di vista di Rick: colpita per due volte negli affetti (prima il figlio Aiden, ora il marito), la donna adotta la politica delle “misure disperate in tempi disperati”, ordina l’esecuzione di Pete e si affida all’esperienza dei nuovi arrivati. Peccato però che, oltre le mura, i Lupi abbiano ormai scoperto l’esistenza di Alexandria, e non vedano l’ora di raderla al suolo come hanno già fatto con altre comunità. Non è chiaro, però, se i Lupi siano una completa invenzione dello show, o se siano la versione televisiva dei Salvatori, lo spietato gruppo capeggiato da Negan nei fumetti; per il momento sappiamo che utilizzano gli erranti come armi (li marchiano con la “W” di “Wolves” sulla fronte), e che fondamentalmente sono degli psicopatici. La tesissima sequenza iniziale con Morgan e uno dei Lupi, immersa nella quiete che precede la tempesta, è una delle scene migliori dell’intera quinta stagione.

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Proprio il ritorno di Morgan potrebbe gettare una luce diversa sui prossimi eventi della serie. Pacifico e meditabondo come un monaco guerriero, ma pronto a battersi quando necessario, Morgan è completamente estraneo alle tragedie vissute da Rick (anche se ne ha affrontate di proprie), e ha deciso di espiare il suo passato attraverso un percorso di redenzione. Non è mai brutale, e usa la forza solo quando strettamente necessario… al contrario di Rick. Nell’ultima scena, Morgan vede il suo amico che “giustizia” l’inerme Pete a sangue freddo, scoprendo così l’abisso di miseria e violenza in cui è precipitato: il suo ruolo, di conseguenza, sarà quello di offrire un controcanto “morale” alla barbarie corrente, una prospettiva contrastante rispetto all’esasperazione di Rick. È questo, forse, l’unico cliffhanger che possa definirsi tale: se Rick vorrà continuare il suo cammino di violenza, dovrà prima confrontarsi con le preoccupazioni di un vecchio amico.

La citazione: «Sopravviveremo, e sarò io a mostrarvi come.»

Ho apprezzato: la sequenza iniziale; la tensione e il ritmo dell’episodio; l’utilizzo del montaggio alternato; il ritorno di Morgan.

Non ho apprezzato: l’approccio eccessivamente “preparatorio”.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.

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