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Jackie Chan: ‘Voglio essere un vero attore’

Di Marlen Vazzoler

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Da qualche anno ormai ci eravamo accorti che la definizione di interprete di film d’azione stava cominciando ad essere stretta a Jackie Chan, uno dei pochi attori che praticano le arti marziali che hanno ottenuto la fama a livello mondiale. Non solo il filmaker ha ampliato la rosa dei suoi ruoli ma ha anche cominciato a guardare con occhio più critico le sue vecchie e nuove produzioni.

Super ospite della 17ma edizione del Far East Film Festival, l’attore era presente ieri a Udine con il regista Daniel Lee per l’anteprima mondiale dell’International cut del film Dragon Blade. Discutendo con i giornalisti Chan ha ammesso che ora che ha soldi a sufficienza e che non deve più preoccuparsi di cercare di sfamare se stesso e la sua famiglia, può preoccuparsi della qualità delle pellicole, del messagio che vuole trasmettere ai fan e della diffusione della cultura cinese.

Ammette di voler diventare il Robert De Niro asiatico, un vero attore che in futuro verrà ricordato per delle buone interpretazioni e non per dei film in cui mostra un cattivo esempio.

Festival: Grazie molte per questa opportunità per avere del tempo per rispondere ad alcune domande, Jackie Chan e il regista Daniel Lee. Sono entrambi qui per la presentazione del film Dragon Blade in programmazione stasera al Far East Film Festival, possiamo cominciare con le domande.

JC: Sono pronto vai pure.

La mia prima domanda per lei, cosa ne pensa dell’americanizzazione della cultura cinese, per quanto tempo pensa che la Cina potrà proteggere la sua cultura antica e unica?

JC: Molto tempo ho cercato di portare la cultura cinese in America, è stato circa trentotto anni fa, ma non ha avuto successo. Big Bro, Cannon Ball Run, The Protector. Ho usato l’azione cinese, la cultura cinese, ma non ha funzionato. Penso fosse stato il momento sbagliato, ma trent’anni dopo non sono stato io ad andare in America ma è l’America che mi invita. Così quando vado in America, faccio ancora lo stesso tipo d’azione, e di commedia ma in un momento più giusto, con il film giusto.
Come Rush Hour è stato un grande successo, penso che la tempistica sia stata sbagliata. Penso che l’America sia un paese libero, gli piace di tutto… ma quando porti qualcosa, la stai portando al momento giusto, nel contesto giusto? Ecco adesso la Cina è probabilmente, non lo so, non lo so ancora, probabilmente il più grande mercato nel mondo, non lo so. Penso che sia il momento per portare non solo la cultura americana in Cina, dovremmo portare tutta l’Asia, tutto in Cina. Collaborazioni filmiche con la Corea, con il Giappone, Taiwan, Malaysia, da tutte le parti, dovremmo combinare il tutto. Penso che i film siano una lingua internazionale, che possano unire qualunque cosa.

Seconda domanda. Oggi il successo di un film viene misurato dai soldi che fa al botteghino. Ci sono alcuni film che hanno avuto dei risultati scarsi al botteghino ma nonostante ciò hanno avuto una grande influenza nella cultura e nella cinematografia. Come si misura il successo di un film secondo lei?

JC: Per me quando ero giovane, tanto tanto tempo fa, il botteghino era molto importante. Perché se non ci sono dei buoni risultati nessuno mi invita. E per me fare soldi era la prima cosa, dopo veniva la qualità, perché dovevo nutrirmi, dovevo dar da mangiare alla mia famiglia. E lentamente i miei film hanno avuto successo, poi ho cominciato a pensare all’essere un attore, un produttore, un regista, uno studio. Abbiamo una responsabilità nei confronti della società, del mondo. Come ad esempio il monaco ubriaco, Drunken Master, bere, combattere, bere, combattere, ha fatto un sacco di soldi.
Quando comincio a diventare più vecchio, capisco che è un messaggio sbagliato. Così faccio Drunken Master parte 2. Non bere! Non combattere!
Devo correggere il me stesso del passato quando ho fatto qualcosa di sbagliato. Ma adesso quando faccio un film non è più orientato al botteghino, voglio fare un film che voglio fare, voglio trasmettere delle cose nel film, voglio che ogni film abbia un messaggio come in Dragon Blade. Abbiamo parlato con il regista per sette anni per fare questo film. Perché? Dopo aver scoperto che c’è un messaggio positivo, un messaggio di pace, armonia, contro la guerra, anche nella canzone che cantiamo, e per piacere concentratevi nell’ascoltare questa canzone, potete andare su internet e scaricare la canzone. C’è un testo davvero bello ‘il vento soffia, la sabbia se ne va, il vento e la sabbia mi spingono nel deserto, verso la guerra. Ogni giorno penso a casa ma è troppo lontana e come posso tornarci? Quando il vento e la sabbia si fermano, allora la guerra si ferma e io posso andare a casa‘.
Abbiamo speso 60 milioni per fare quel film, Adrien Brody ha detto questo film deve guadagnare almeno 200 milioni di dollari, perché lo abbiamo fatto in Cina. Il botteghino ha dato ottimi risultati, e questo mi rende felice, anche se il botteghino non fosse stato buono, mi avrebbe reso lo stesso felice. Questo perché trasmette un messaggio che a me piace, dopo aver visto il film capirete a cosa mi riferisco.
Non ho bisogno di soldi oggi, ne ho già a sufficienza. Voglio fare qualcosa che sia giusto per quando non ci sarò più, fra cent’anni, quando saranno morti i vostri nipoti e miei nipoti, lo guarderanno e diranno ‘Che film, davvero bello’. Hanno già dimenticato Drunken Master 1, parleranno di Dragon Blade e questo mi rende felice. Un film che fa un sacco di soldi, molto spesso viene dimenticato, siete fuori dal cinema, di cosa parla il film? Non lo sappiamo, ahahha. Ma alcuni film, che non hanno fatto abbastanza soldi, cinquanta anni dopo fanno ancora parlare la gente, questo è quello che voglio. Quando ero giovane, i soldi venivano prima perché dovevo mangiare. Ma oggi voglio fare qualcosa di buono, che venga ricordato.

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L’ultima domanda, ha avuto un incredibile carriera come attore, ha iniziato la sua carriera come stuntmen con delle scene di combattimento e karate. Tuttavia in film come The Myth e Dragon Blade ad esempio, a differenza di Bruce Lee che ha fatto solo film di combattimento, lei ha fatto dei film che hanno un approccio più filosofico, un aspetto educativo, sottolineando la storia della Cina. Come vede gli sviluppi futuri della sua carriera?

JC: Come ho detto prima, all’inizio volevo far soldi, poi negli anni 2000 sono cambiato. Posso interpretare un vecchietto in Karate Kid, raccontare un storia sull’immigrazione, cambio continuamente i miei personaggi, perché non sono più giovane e perché non voglio fare sempre Rush Hour, Rush Hour 2, Rush Hour 3, sono stufo, sono stufo di farlo. Voglio sfidare me stesso, voglio essere un vero attore. Voglio essere il Robert De Niro asiatico perché anche oggi, quando cammino in giro per l’Africa, anche questa mattina mentre stavo camminando in questa piccola cittadina, vedevo i bambini che facevano ‘Ah Jackie Chan’. Perché nessuno quando vede Robert De Niro fa ‘Robert De Niro’, perché quando vedono Jackie Chan ‘Ah Jackie Chan’. Vorrei che fra dieci anni ‘Ah, Jackie Chan, un bravo attore’. Voglio essere un attore vero, di qualità, perché la vita delle star d’azione è molto breve. Per questo negli ultimi 15 anni ho provato a cambiare me stesso, ho voluto che il pubblico sappia che io sono un attore che sa combattere, ma non solo.
Perché faccio sempre film in Cina? Perché è l’unica cosa che conosco. In Hong Kong posso solo fare storie poliziesche 2-3-4-5-6-7, perché questo è quello che ho imparato a Hong Kong. Ma quando vado in Cina, la storia della Cina la conosco molto bene, conosco molto bene la cultura cinese, e collaboro con la cultura americana. Se andassi in America e mi dessero uno script non saprei cosa farci, anche se andassi in Italia, non saprei come fare un film italiano perché non conosco abbastanza la cultura. Faccio solo cose che so fare. Quindi faccio del mio meglio per promuovere il mio paese, per onorare la mia cultura, questo è quello che sto facendo.

Festival: Grazie molte, abbiamo qui anche Daniel Lee, uno dei più più grandi registi di Hong Kong in questo momento, quindi amerei avere qualcuno che gli chieda qualche domanda a Daniel Lee.

La Cina è finalmente pronta per competere contro i blockbuster americani? E Dragon Blade potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era, con degli attori americani e finalmente con i due paesi sullo stesso piano?

Daniel Lee: Ho sempre voluto avere l’opportunità per dirigere degli attori americani, in verità Dragon Blade è il primo film in cui riesco a farlo quindi ho un esperienza limitata. Però non è l’obiettivo principale del perché abbiamo fatto questo film. Semplicemente ritenevamo buona la storia, quindi dato che l’unica cosa che so fare è concentrarmi nel girare il film, sono stato focalizzato al 100%. Naturalmente noi ci auguriamo dopo aver lavorato con Jackie per oltre sette anni, rielaborando tutta la storia, speriamo di raccogliere i soldi che abbiamo speso per girare il film e speriamo naturalmente che questo film abbia ovviamente successo. Naturalmente questo ce lo auguriamo tutti quanti. E speriamo che l’accoglienza del film in tutto il mondo sia naturalmente ottima.
JC. Non lo so se lo sapete, questa storia che è basata su due storie. Adesso in Li Cen in Cina, abbiamo ancora delle persone che hanno l’aspetto dei romani ma parlano mandarino, e hanno ancora 300 discendenti dopo 2000 anni! Hanno gli occhi blu, i capelli biondi, un aspetto caucasico ma parlano il mandarino, quindi si ispira a una storia vera.
Festival: Questa storia è abbastanza conosciuta in Italia perché c’è un libro, è una sorta di leggenda basata però su degli eventi storici.
JC: Naturalmente non sappiamo cosa è accaduto 2000 anni fa, si basa su una storia vera e poi abbiamo lavorato al di là della storia. Qualcosa che fosse buono per Roma e per la Cina. Per tutti quanti.
Festival: Posso fare io una domanda sul film di stasera, stasera vedremo il film, vorrei chiedervi
JC: Qualcuno ha già visto il film?
Screenweek: Si
Festival: La proiezione del film è stasera
JC: Hai già visto il film? Ti è piaciuto? Sono curioso.
Screenweek: L’ho visto, mi è piaciuto moltissimo, sopratutto la relazione tra lo squadrone cinese e i romani, all’interno della città, quando fate gli esercizi, e con l’allenamento stabilite un’amicizia.
JC: Bene, sono contento che ti sia piaciuto.

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Screenweek: La prima domanda, avete lavorato entrambi a Dragon Blade per sette anni per le ricerche e lo sviluppo della sceneggiatura. Potete parlarci della genesi del progetto e della sua realizzazione?

JC: Siamo entrambi di Hong Kong, io ho la mia squadra, lui ha la sua squadra e non ci eravamo mai conosciuti prima. Un giorno il mio cameramen, che è la dietro, eccolo, dopo il montaggio è venuto a dirmi, “Conosci Daniel Lee?” “No”, “Dovresti incontrarlo”. Io mi fido molto del mio cameramen e quando ha detto che avrei dovuto incontrarlo ho pensato che dovesse essere una persona speciale. Quindi ho chiamato, e ho detto “Ciao Daniel” e dato che a Hong Kong tutti mi chiamano Big Brother, “sono Big Brother Jackie” e lui mi ha risposto, “Ah quel Jackie Chan?” E io, “Si”, “Cosa posso fare per te?”, “No, io voglio conoscere te, voglio incontrarti, dove sei?” E quindi ho guidato fino al suo ufficio e abbiamo iniziato a parlare di progetti. Che progetto aveva in cantiere lui, quale io, abbiamo parlato moltissimo e abbiamo cercato qualcosa di speciale. E un mese dopo mi fa, trovo difficile fare una storia poliziesca, questo genere di storie, con il kung fu… ho un’idea che proviene da una storia vera, ed io ho detto “Oh è interessante”. Ha fatto molte ricerche… Roma… ed ho detto, si facciamolo, ok continua tu.
Lee: Ok e quando abbiamo raggiunto un accordo, ha richiesto molto tempo questo progetto, per discutere e definire tutti i dettagli. Dragon Blade è stato anche il film col il maggior budget speso per una pellicola in Cina, e quindi dovevamo accertarci che al botteghino il film riprendesse i soldi che aveva speso, così avevamo molte considerazioni da tener presenti, nel girare questo film. Fino a quando la sceneggiatura non è stata conclusa, e a Jackie è piaciuta moltissimo, e poi abbiamo iniziato a scegliere il cast, John Cusack e Adrien Brody, e quando abbiamo concluso il cast, ormai tutto era stato sistemato. Ma c’è una cosa che vorrei sottolineare, se vedrete il film; in realtà due terzi del film sono stati girati nel deserto del Gobi, in Cina e tutte le riprese aeree che vedrete nel film non provengono da qualche archivio di immagini, le abbiamo girate realmente, questo non è facile ma è stato divertente.
JC: No non è stato piacevole, abbiamo migliaia di comparse in Cina, ma non avevamo abbastanza caucasici per i romani, e quindi abbiamo cercato in tutta la Cina nelle scuole internazionali per assumere tutti gli studenti, siamo andati in tutte le scuole alla ricerca di possibili comparse. “Oh stanno facendo un film di Jackie Chan, siii”. Dopo aver guidato per quattro/cinque ore fino al deserto, sono venuti a incontrarmi, erano tutti emozionati e poi due giorni dopo, “Voglio andare a casa…“Perché dopo 2 ore e mezzo di guida nel deserto, trucco, armatura, 200 cavalli, un migliaio di extra, camminare nel deserto, perché non possiamo guidare nel deserto per via delle riprese aeree, non possiamo avere le tracce dei pneumatici, altrimenti dovremmo cancellarle. Perché in Cina vogliamo risparmiare soldi, perché non ne spendiamo molti in queste cose. Non vogliamo sprecare soldi per gli effetti speciali. Quindi tutta la gente che cammina nel deserto, il primo giorno va bene. Poi ora che metti in riga tutti, e insegni a tutti gli studenti come muoversi. La prima ripresa è alle 11, dopo averla finita, arriva l’una e mezzo, ok pranzo, tutti si sparpagliano. Quando ritornano sono le tre, seconda ripresa. 2.000 bottiglie d’acqua sparite in cinque giorni. 200 cavalli, e poi la tempesta di sabbia che arriva. Alle nove di sera, abbiamo ancora il sole alto in cielo, alle 9,30 finiamo, torniamo all’albergo, qualche volta alle 23/23,30. Vai a letto e alle 2,30 ti rimetti in piedi. Per un mese e mezzo. Tutti gli studenti spariti, nessuno voleva più girare il film, e abbiamo chiamato la stampa nel deserto per fargli vedere come veniva girato il film. A volte ho chiesto al regista perché non usiamo il green screen, al giorno d’oggi. Centinaia di migliaia di passi ogni singolo giorno, quando possiamo mettere su un green screen e girare e basta. E lui no, voglio dare una sensazione reale di quello che prova la gente. E poi ho realizzato che nel deserto di Gobi solo due registi hanno girato lì. Il primo è Daniel Lee e il secondo è ancora Daniel Lee. Ama così tanto il deserto, e la tempesta di sabbia arriva e tutti si nascondono, e lui è lì seduto nella sedia del regista con la musica che suona, ed è così felice. Quando faremo Dragon Blade 3, lo faremo di nuovo nel deserto di Gobi.
DL: No, da qualche altra parte. Ovviamente non a tutti è piaciuto il deserto.

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Screenweek: La seconda domanda, attraverso la battaglia tra lei e Li Peng e l’addestramento della Squadra di protezione e i Romani all’interno del Wild Geese Gate, i personaggi del film nutrono rispetto l’uno per l’altro e forgiano un importante amicizia. Come direttore della coreografia può spiegarci l’ideazione e l’esecuzione di queste scene?

JC: Prima di girare ho chiesto al regista che tipo di stile voleva. Volevamo che tutto fosse realistico, che il combattimento dei romani fosse proprio ‘pum, pum’, una lotta vera e propria, i cinesi facevano dei gesti così, i romani degli altri. Un diverso stile di combattimento e poi non abbiamo usato degli effetti speciali per combattere in giro come in “La tigre e il dragone“, non penso che al pubblico piaccia questo genere di cose.
Al momento ci sono troppi film, moderni, in cui si vede la gente che vola in giro. È ridicolo, noi dobbiamo fare qualcosa di realistico, nessuno deve saltare da un cavallo all’altro, da un tetto all’altro, abbiamo voluto fare delle cose plausibili. Quindi quando vedrete Dragon Balde, tutto quello che c’è nel film è vero. Sono delle scene che la gente normale può fare, ma non da delle persone qualsiasi, devono essere umanamente possibili, realistiche. Qualcosa del genere.
Le possono eseguire chiunque, ma non tutti possono riuscirci. Solo delle persone che fanno stunt come me o che si allenano possono farle, devono essere credibili, azioni che si possono realizzare.

In questo mondo digitale pieno di tecnologia, il gesto dell’arte marziale ha ancora uno spazio nel cinema di Hong Kong? Vedremo ancora delle scene basate su dei gesti reali oppure scompariranno?

JC: Lentamente queste cose sono destinate a sparire, perché ora siamo rimasti in pochi a poter eseguire veramente degli stunt, io e pochi altri. Ma quando noi ce ne saremo andati, quando ci ritireremo in pensione, non so se ci sarà qualcun altro, perché è veramente difficile. In America usano gli effetti speciali e la computer grafica, così in quel modo, tutti possono diventare degli stuntmen eccezionali, anche tu puoi farlo. Ma io quand’ero giovane, saltavo da un edificio all’altro, facevo di tutto, perché dovevo guadagnarmi dei soldi. Mi sono rotto delle ossa, dei piedi, delle dita, e così via, ma avevo bisogno di soldi. Il pubblico non voleva le cose finte, voleva vedere quello che l’attore sa fare davvero, quello che Jackie Chan sa fare. E allora dicevano, vediamo se riesce ancora a saltare. Quindi il pubblico voleva vedere Jackie Chan come Superman, come Spiderman, ora tutto è effetti speciali, invece io lo facevo davvero. Io dicevo no, non riesco a fare questo salto, non posso saltare attraverso il tavolo, e loro mi dicevano, va bene salta attraverso la sedia. Però volevano vedermi saltare. Ora ci sono le nuove generazioni, sono diverse. Ed hanno imparato benissimo a fare gli effetti speciali, la computer grafica, tutti i trucchi possibili. Ora dicono, sappiamo come fare i trucchi al giorno d’oggi, però il pubblico vuole vedermi ancora mentre faccio le cose vere. Questo durerà ancora alcuni anni, cinque anni e poi addio. Farò delle scene d’amore d’ora in poi.

Parlando delle nuove generazioni, con le altri arti marziali,

JC: Così tanti, onestamente con la mia squadra ne vediamo così tanti

C’è qualcuno tra questi che preferisci?

JC: be ce ne sono tanti di nuovi attori, sono bravi ma non sono conosciuti e nessuno li assume. C’è un unico Jackie Chan, se ce uno studio che può prendere un giovane spendendo milioni, certamente questo diventa subito una superstar. Pacu, conoscete Pacu? Basta vedere in internet ce ne sono tanti di giovani che sono bravissimi. Sono molto bravi ma non riescono a recitare. Possono saltare da un edificio altissimo ma non sanno recitare. Questa è la differenza. Oggi come oggi, bisogna essere in grado di recitare e non solo di fare lo stunt, quindi è molto difficile. Io so combattere ma so anche recitare, il pubblico vuole tutto.

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Till Death credo sia una delle migliori commedie degli anni novanta, Black Mask, etc, lei ha cambiato un po’ lo stile da allora, un po’ meno dark. Perché ha cambiato il suo stile e perché è diventato un po’ più mainstream rispetto al passato?

DL: Bé la risposta è che potrebbe essere che sono cresciuto nel frattempo, si tratta di film degli anni ottanta/novanta, vent’anni fa o più. Io non credo che un regista dovrebbe rimanere sempre lo stesso, per tutto il tempo, anche se lo volesse. Abbiamo la nostra vita, ci sviluppiamo, cresciamo. Io ho girato quei film , li amo, ma non voglio più farne altri di uguali. Ora voglio dedicarmi a film più psicologici, uso tutto il mio linguaggio per descrivere questo tipo di approccio. Invece i film di prima non li guardo neanche. Non sono d’accordo tuttavia d’ssere cambiato molto come regista, il mio stile, la mia fotografia, il modo in cui giro il film, è rimasto praticamente uguale. Anche Dragon Blade se vogliamo, quindi lo stile documentaristico mi è rimasto tipico, diciamo. Quello che ho fatto negli ultimi otto anni, è semplicemente il risultato di una mia crescita personale, e io però posso fare solamente quello in cui credo.

Mr canton and lady rose e Project A parte 2, questi film secondo me sono i più belli tra quelli che ha fatto finora. Voleva forse dimostrare di essere un regista diverso, con stadycam, la musica e cose di questo genere? Mentre invece Project A è un film di movimento, tipo Buster Keaton, stunt, etc. Quindi lei ha voluto dimostrare di essere anche un bravo regista e non solo un attore?

JC: Mi ritengo molto fortunato, perché ho fatto dei record in Asia. A 18 anni sono diventato il più giovane stunt coordinator e anche il più giovane regista in Hong Kong, non so in Asia. Avevo 22 anni ed ero già un regista. Ho fatto Young Master, Dragon Lord, etc, all’epoca a Hong Kong non avevamo una scuola di registi, c’erano solamente dei percorsi da seguire. Sento da qualcuno – i miei film andavano sempre bene al botteghino e forse questo non piaceva a qualcuno – Ah Jackie, sa solo fare film d’azione. Questo mi ha fatto arrabbiare, per questo motivo ho fatto Mr canton and lady rose.
Ho speso 3 milioni di dollari per comprare le apparecchiature migliori per fare il film, dall’Inghilterra, Tecnovision, non Panavision. Ed ho assunto tutti gli addetti alle luci in Hong Kong ed ho preso a noleggio tutto. Ed ho impiegato sette giorni per una scena, 16 ore per girare una scena, e così ho voluto sfatare questa idea che Jackie non sapeva fare il regista. Dopo che il film è uscito, mi sentivo un po’ stupido addirittura. Ero troppo giovane, sapete volevo essere il numero uno in tutte le cose ma oggi sono cambiato. A volte c’è bisogno di dimostrare al pubblico le proprie abilità. Ad esempio se io vi chiedo in Dragon Blade che tipo di telecamera ho usato, voi non lo sapete. Che tipo di luci ho usato, voi non lo sapete. Il pubblico si siede lì lo guarda e dice bello, brutto e basta. Non sa quanto tempo abbiamo speso per creare una certa scena, il pubblico dice solo, bello o brutto. Oggi è anche facile fare un bel film, perché c’è la computer grafica, ma in una ripresa sola, io voglio far vedere l’intero movimento, l’intera scena in movimento, il combattimento. Dare questa idea di movimento.

Dal momento che vengo da un paese ex Jugoslavo, vorrei chiederle del suo ricordo della Jugoslavia.

JC: Non me lo dimenticherò mai perché sono quasi morto in Jugoslavia. Mi sono fratturato il cranio cadendo da un monte. Mi hanno portato all’ospedale, mi hanno fatto iniezioni, poi un altro ospedale, tutti che piangevano, tutti che gridavano, tutti che credevano che stessi per morire. Il sangue che mi usciva dalla orecchie e tutto questo mi è successo in Jugoslavia.

Allora il ricordo della Jugoslavia è solo doloroso, o no?

JC: Bé è un ricordo, ma poi il film ha avuto successo in tutto il mondo. Si.

Le altre cose le ha dimenticate per via della frattura alla testa, vero?

JC: Si

Come vede lo sviluppo della cinematografia cinese. C’è più bisogno di attivismo, di critica sociale, oppure preferisce rimanere nel settore dell’epica e delle arti marziali?

JC: Io ho il mio stile, ho già fatto i miei programmi per i prossimi anni. Ho già dei copioni per i prossimi otto anni. Railroad Tiger, qualcosa del genere, sarà il mio prossimo film, riguarda gli anni trenta del secolo scorso. Stanley Tong sarà il regista, con cui abbiamo fatto Kung Fu Yoga in India. Dopodiché lavorerò con il regista PC Eagle, Michael Campbell, per un altro film ambientato negli anni trenta, poi sarò di nuovo io regista in Chinese Zodiac 2. Insomma un sacco di progetti. A me piacciono le sfide, ogni mio film è diverso. Ho fatto una storia nel 2013 che era un vero e proprio film drammatico, adesso Dragon Blade, ogni anno Jackie Chan deve essere diverso. Quest’anno per Natale uscirà una commedia d’azione con Jackie Chan. Ci vogliono le cose giuste, bisogna passare il messaggio giusto. Probabilmente tutto alla fin fine ha a che fare con l’armonia, con la pace, questo è il messaggio che voglio dare al mio pubblico. Questo è il mio futuro nel cinema.

Dice che ama l’azione ma odia la violenza, si tratta di un conflitto d’interesse?

JC: Bé è un dilemma, la gente pensa sempre che l’azione sia uguale alla violenza. Io uso l’azione assieme alla commedia. Però è un dilemma, si lei ha ragione è una specie di conflitto. Io faccio del mio meglio, voglio tuttavia illustrare che la violenza è sbagliata.

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Ho l’impressione che a Hollywood si stia facendo meno ricorso alle arti marziali nelle produzioni, rispetto al passato. Come è cambiato il mondo dei film d’azione negli ultimi anni? E c’è qualche film che le è piaciuto particolarmente?

JC: I film di arti marziali sono difficili da girare, non sono affatto facili. Bisogna avere degli attori molto bravi che sanno combattere, dopodiché bisogna fare le riprese, etc. Sinceramente non ci sono molti attori a Hollywood che conoscono le arti marziali, magari conoscono l’azione come Tom Cruise e Stallone, etc, che fanno della boxe, ma è una cosa diversa. Usano effetti speciali come Superman e Spiderman, etc, a volte le loro azioni sono migliori della mia. Volano, fanno di tutto. E io stesso dico “Uao, sono in gamba”. Quindi spendono un sacco di soldi per creare questo tipo di effetto, però è vera azione? Liam Neeson non è una star d’azione ma usando determinate mosse lo fanno diventare una star di film d’azione, quindi ci sono degli attori che sono delle star d’azione e ci sono delle star d’azione, è diverso. Liam Neeson è un attore star d’azione, sa recitare ma le sue azioni sono semplici. Ci sono azioni facili e azioni difficili. Le azioni facili sono come quelle di Matt Damon in Bourne Identity usano la telecamera in questo modo. ‘Così bravo, anche io quando lo guardo faccio Uao, Matt Damon sa combattere così bene, è così bravo”, ma la mia azione è diversa perché io metto la telecamera così e faccio così. Questo è difficile, il pubblico non se ne rende conto alla fine, dice solo, “Mamma mia, quanto sono bravi”.
Anche a Hollywood adesso, uno non sa fare una cosa così, la sa fare solo con la mano vuota, e dopo ci sono gli effetti speciali che ci pensano. Shangai Noon, un vero tomahawk, io faccio il mio stunt con un vero tomahawk. Così stupido, oggigiorno non occorre niente, basta muoversi e la computer grafica fa tutto. Capite quanto sono scemo io? Rischio sempre di morire, perché mi piace fare le cose vere. Quando uso invece l’esplosione, voglio che ci sia una vera e propria esplosione dietro di me. Azione, aaaah, mentre oggi uno fa aahh ma dietro a lui non succede niente. Però quando vedete il mio modo di fare il film, si prende veramente paura. Azione, forse mi piace l’emozione, ma sono stupido veramente, a volte mi piacciono gli stupidi. Anche al pubblico piace vedere Jackie che fa lo stupido.

Lo amiamo
Ci sono le voci di un seguito di The Karate Kid – La leggenda continua che ti vedrebbe indossare nuovamente i panni di Mr. Han. Ci sono novità?

JC: Adesso siamo alla terza o quarta bozza. Will Smith è concentrato molto, molto seriamente sulla sceneggiatura. Ogni volta che mi chiama mi fa Jackie la sceneggiatura è quasi pronta, e io dico muoviti che altrimenti tuo figlio diventerà più alto di me. Adesso ha sedici anni ed è alto così. Jaden, 18 ammi? Quanti anni fa era? Sei anni fa. E mi fanno Jackie, ci stiamo lavorando ci stiamo lavorando. Ma probabilmente uscirà Rush Hour 4, no sto scherzando, non preoccupatevi.

Cosa ne pensa del fatto che il wuxia e le tradizioni delle arti marziali sono prevalse nel cinema cinese?

JC: Sono molto felice. Il mio mentore, e mi riferisco a tanto tempo fa Wang Yu, Bruce Lee, così tanti, io sto seguendo i loro passi, continuo a promuovere la nostra cultura nel mondo, io penso che dopo di me ci saranno altri che continueranno a portare avanti questa cultura, a ripercorrere i miei passi ci sono così tanti registi e attori che promuovono la cultura americana nel mondo. Quindi come noi accettiamo la loro cultura e impariamo la loro cultura allora noi, dobbiamo insegnare loro qualcosa dal punto di vista culturale. Se tutti noi conoscessimo un po’ di più le altre culture non ci sarebbe più guerra non ci sarebbero più fraintendimenti, incomprensioni. Il cinema e la musica sono molto importanti da questo punto di vista.

JC: Spero che tutti andiate a vedere Dragon Blade e che poi mi diciate se vi piace o no. Per me è molto importante. Grazie.

Foto Screenweek, Paolo Jacob

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