Screenweek dal Giappone
Dopo che GARM WARS The Last Druid era stato presentato all’ultima edizione del Tokyo International Film Festival lo scorso ottobre fra reazioni contrastanti e non proprio lusinghiere, Oshii Mamoru è ritornato a dirigere un lungometraggio, The Next Generation – Patlabor, la cui uscita nelle sale giapponesi è prevista per primo maggio in occasione della festività della Golden Week.
Si tratta del film che coronerà e concluderà il progetto live-action dedicato a Patlabor che partì lo scorso anno, la continuazione delle vicende che si svolgono nell’universo Patlabor creato per la prima volta dal gruppo Headgear negli anni ottanta, questo nuovo progetto è composto da 13 episodi di circa 50 minuti diretti da Oshii e da altri suoi collaboratori. ecco il trailer di The Next Generation – Patlabor:
Mentre nei 13 episodi fin’ora usciti, solo in alcuni teatri selezionati dell’arcipelago, era predominante assieme all’aspetto tecnologico, un’atmosfera piuttosto comica, come del resto succedeva negli OVA realizzati nei decenni precedenti dal gruppo Headgear, questo lungometraggio sarà, secondo lo stesso Oshii, più serio. Immaginiamo quindi più vicino, almeno nelle intenzioni, ai suoi lavori più noti come Ghost in the Shell, Innocence e lo stesso Patlabor 2, che era una grandiosa riflessione sui mezzi di comunicazione di massa e come la realtà vi sia rappresentata, ma allo stesso tempo sulla politica aggressiva dell’Occidente e sul significato della violenza terroristica. Una comunanza di intenti o almeno un omaggio ai suoi precedenti lavori che si può vedere anche nel trailer più sopra, si intravedono per esempio degli elementi che richiamano Patlabor 2, su tutti il ponte bombardato. Ma anche la trama ritorna sui temi già affrontati in quel lavoro, The Next Generation – Patlabor si sviluppa sulla battaglia dei membri del Secondo Plotone della Seconda Sezione Veicoli Speciali contro un non ben noto gruppo terroristico che prende in ostaggio 10 milioni di abitanti della capitale.
Una particolarità tecnica di questo film è che sarà il primo lavoro giapponese ad utilizzare la nuova tecnologia audio Dolby Atmos, in grado di rendere l’esperienza sonora ancora più avvolgente viva e “reale”.
Il film sarà anche un banco di prova importante per Oshii, l’ultimo suo lavoro che riuscì a convincere critica e pubblico, sia a livello di scrittura che per estetica, fu probabilmente The Sky Crawlers. Sembra quasi che il regista si sia bloccato ed “incartato” nei suoi ultii lavori, specialmente sull’uso della computer graphic, una tecnologia che offre molte possibilità ma che se non è suppportata da budget di un certo peso e da un uso sapiente di essa rischia di far deragliare l’aspetto visivo del lavoro verso il videogame, nel senso deteriore del termine, o verso un’estetica digitale molto povera e “cheap”.