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iZombie, la recensione dell’episodio pilota

Di Lorenzo Pedrazzi

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Su The CW ha debuttato iZombie, la serie tratta dall’omonimo fumetto DC/Vertigo di Chris Roberson e Michael Allred, sviluppata per la televisione da Rob Thomas (creatore di Veronica Mars), Diane Ruggiero, Danielle Stokdyk e Dan Etheridge. Un procedural con gli zombie? Esatto…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Olivia “Liv” Moore (Rose McIver) non ha nulla di cui lamentarsi: sta facendo il tirocinio in un ospedale prestigioso, ha un fidanzato irresistibile che l’ama moltissimo, ed è destinata a diventare un grande cardiochirurgo. Purtroppo, però, una sera accetta l’invito per una festa in barca, dove un gruppo di famelici individui assale i presenti per divorarli. Liv cade in acqua, ma viene graffiata da uno degli aggressori… e, quando si risveglia, non è più la stessa. Ora è un morto vivente: pelle marmorea, capelli platinati, battito cardiaco a sole dieci pulsazioni al minuto, fame irresistibile di cervelli.
Dopo alcuni mesi, ritroviamo Liv che lavora all’obitorio, ha lasciato il suo fidanzato e vive le giornate nell’indolenza, guardando la televisione sul divano. I cadaveri che arrivano all’obitorio le garantiscono un afflusso costante di cervelli freschi da mangiare (conditi con salsa piccante, unico sistema per sentire qualcosa), ma il suo principale, il Dr. Ravi Chakrabarti (Rahul Kohli), scopre il suo segreto, e decide di farle alcuni test per comprendere la sua mutazione e trovare una cura. Ravi, ciarliero ed entusiasta, è ben felice di aiutarla nelle sfide quotidiane che le si parano davanti, e fra di esse ci sono le indagini del detective Clive Babineaux (Malcolm Goodwin), che indaga sull’omicidio di una giovane donna cui Liv ha già divorato il cervello. Ogni volta che ne mangia uno, però, assume anche i ricordi e le abitudini della vittima, e questo le permette di aiutare il detective nella ricerca del colpevole, fingendo di essere una sensitiva che sperimenta delle visioni quando entra in contatto con determinati oggetti o persone (non è molto lontano dalla realtà: i ricordi si attivano proprio in tali circostanze).
Così, Liv comincia a indagare insieme a Babineaux, e scopre che la ragazza lavorava come escort insieme ad altre immigrate rumene, ed è stata uccisa da un cliente che l’accusava di aver rubato la sua fede nuziale…

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Le icone del cinema horror sono estremamente permeabili ai processi di ibridazione, e iZombie ce ne fornisce un concreto esempio televisivo: la figura del morto vivente (lo zombie, in realtà, è ben altra cosa) viene trasfigurata in un contesto ironico che abbraccia le influenze del procedural investigativo, dando luogo a un prodotto molto più convenzionale di quel che sembra. Certo, l’avvio serrato è apprezzabile per la sua capacità di sintetizzare le origini di Liv in pochissimo tempo, sfruttando un montaggio repentino ed essenziale, ma quando il pilot entra nel vivo, appena dopo il prologo, imbocca il sentiero di una rigidissima struttura verticale che lo rende indistinguibile da un qualunque altro procedural. Fame di cervelli a parte, s’intende.

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Per giustificare le sue visioni, Liv fa credere al detective Babinaux di essere una sensitiva, e il rischio è che lo show si trasformi in una versione umoristica (ma meno originale) di Medium: le percezioni guidano le indagini, un indizio tira l’altro, e infine si acciuffa il colpevole. C’è di buono che i dialoghi sono fitti e piuttosto vivaci, ma la sceneggiatura pecca nella costruzione della trama, francamente goffa e sin troppo esile nel suo intreccio criminoso, soprattutto quando svela l’identità e il movente dell’assassino. L’epilogo, fra l’altro, dimostra che l’indole “non-morta” della protagonista svolge la stessa funzione di un superpotere (immortalità, resistenza, forza aggressiva stimolata dalla rabbia), e non lascia molto spazio per l’ambiguità della sua natura… almeno per ora. Inoltre, l’impostazione generale sembra affidarsi un po’ troppo alle trame autoconclusive, concedendo solo qualche lampo alla trama orizzontale. Naturalmente, nei prossimi episodi tutto questo potrebbe cambiare.

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L’aspetto più interessante (per quanto poco innovativo) riguarda invece l’approccio post-moderno e disincantato al tema dei morti viventi: Liv è consapevole della sua natura, la vive con apatia, e trascorre le giornate divorando cervelli al peperoncino e film di George Romero, senza risparmiarsi ulteriori e variagate citazioni dell’immaginario collettivo. Quello di iZombie è un mondo in cui i morti viventi esistono già nella cultura popolare (al contrario di The Walking Dead, dove nessuno cita mai il retaggio del cinema horror), e non è certo un caso se il termine utilizzato sia proprio quello più comune, “zombie”, ormai erroneamente considerato come sinonimo di “morto vivente”. La coscienza di essere un “mostro” (almeno nell’accezione tradizionale dello zombie) toglie a Liv ogni speranza di salvezza, rendendola passiva e indolente, ma questa prima avventura le permette di utilizzare le sue capacità per fare la differenza e aiutare il prossimo: così, sentendosi utile, la ragazza ritrova un barlume di speranza nel futuro, e la sua nuova non-vita può finalmente cominciare.

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Da sottolineare, in conclusione, l’efficace l’interpretazione di Rose McIver, adorabile cadavere ambulante che trova nel sarcasmo la sua arma migliore.

La citazione: «Quindi ogni giorno della tua vita è come il finale di Sixteen Candles?»

Ho apprezzato: l’approccio disincantato e post-moderno al tema dei morti viventi; l’interpretazione di Rose McIver; i dialoghi vivaci.

Non ho apprezzato: la struttura rigidamente verticale; la debolezza dell’intreccio criminoso; la scarsa originalità.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di iZombie sul nostro Episode39 a questo LINK.


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