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Agents of S.H.I.E.L.D. – La recensione della premiere di metà stagione: Aftershocks

Di Lorenzo Pedrazzi

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Aftershocks, undicesimo episodio nonché mid season premiere della seconda stagione di Agents of S.H.I.E.L.D., inaugura il nuovo corso della serie Marvel, e lo fa nel migliore dei modi…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER.

Si comincia con un flashback ambientato nel 1983: in una stanza rossa c’è un ragazzino, Gordon, che continua teletrasportarsi da una parte all’altra in un lampo bluastro, senza il controllo delle sue azioni. Dove un tempo aveva gli occhi, ora la sua pelle è liscia. Una donna, la madre di Skye (Chloe Bennet), promette di aiutarlo a gestire il cambiamento. Il suo corpo è mutato in seguito all’esposizione alle nebbie terrigene.
Torniamo al presente. Recuperata dal crollo della città aliena, Skye è stata messa in quarantena per verificare il suo stato di salute. Nel frattempo, la squadra è tesissima dopo la morte di Triplett, soprattutto Mac (Henry Simmons), ancora sconvolto per l’esperienza di “possessione” cui è stato sottoposto: quando Coulson (Clark Gregg) comunica alla squadra di voler consegnare Bakshi (Simon Kassianides) al Generale Talbot (Adrian Pasdar) in cambio del suo aiuto contro l’Hydra, Mac mette in discussione le sue scelte, e nasce un’accesa discussione che coinvolge anche gli altri membri. Skye, intanto, sperimenta delle piccole “crisi” durante le quali tutto ciò che la circonda comincia a tremare, come per una scossa sismica. Fitz (Iain De Caestecker) scopre che il suo metabolismo è completamente cambiato, ma decide di non rivelare nulla agli altri per farla uscire dalla quarantena e indagare insieme a lei su queste anomalie.
Coulson e Melinda May (Ming-Na Wen) trasportano Bakshi al rendez-vous con Talbot, ma un mezzo li tampona e una squadra dell’Hydra li attacca. In realtà, si tratta di uno stratagemma dello S.H.I.E.L.D. per convincere Bakshi di essere al sicuro, e farsi portare da lui presso uno dei cinque capi dell’Hydra: Lance Hunter (Nick Blood) gli fa credere di essere un mercenario venuto a salvarlo, e fa in modo che i capi si uccidano a vicenda per acquisire il potere assoluto sull’organizzazione; infine, lui e Bobbi Morse (Adrianne Palicki) uccidono l’ultimo capo rimanente e prelevano l’incredulo Bakshi.
Contemporaneamente, Raina (Ruth Negga) si è trasformata in una creatura dall’aspetto ferino, con aculei e artigli, e Simmons (Elizabeth Hernstridge) vuole darle la caccia dopo averla vista uccidere due agenti dello S.H.I.E.L.D.. Raina chiede aiuto a Cal (Kyle MacLachlan), che però non può fare nulla per lei, e le suggerisce di togliersi la vita se proprio non riesce a vivere in quel modo. Raina si appresta a farlo, ma gli uomini dello S.H.I.E.L.D. la circondano con le armi spianate; Gordon (Jamie Harris) compare all’improvviso e la porta via, proteggendola con un campo di forza…

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Bisogna dare atto a Agents of S.H.I.E.L.D. di essere uno show in perenne mutamento, anche perché costantemente alla ricerca dell’assetto ideale per fidelizzare il suo pubblico, finora un po’ scarso: Aftershocks, dopo l’esposizione di Skye e Raina alle nebbie terrigene, apre quindi un nuovo corso nella serie Marvel, che finalmente accoglie una presenza più massiccia di superpoteri e personaggi sovrumani, indispensabile per fare concorrenza a The Flash. La premiere costituisce un ponte tra la prima metà della stagione (incentrata sulla lotta contro l’Hydra di Daniel Whitehall) e la seconda parte, che invece scaverà più in profondità nel mondo degli Inumani e mostrerà l’evoluzione di Skye nella supereroina Quake, i cui poteri si manifestano per la prima volta in questo episodio.

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In effetti, gli sceneggiatori Jed Whedon e Maurissa Tancharoen costruiscono un intreccio che permette loro di liberarsi (momentaneamente?) dell’Hydra, facendo in modo che i capi dell’organizzazione si eliminino tra loro grazie a un astuto stratagemma di Coulson, e spianando quindi la strada a una nuova trama. La puntata, in tal senso, è sempre imprevedibile: sviluppi narrativi spiazzanti si alternano dall’inizio alla fine, con una buona gestione del cast corale e un’insolita generosità nel rivelare immediatamente la trasformazione di Raina, anche in virtù dell’ottimo make up. Creatura ferina, dotata di aculei e aggressività animalesca (nonché, forse, di un fattore rigenerante o di una resistenza fuori dal comune), Raina è ora più simile alla sua versione cartacea, ma non si può escludere che invece si tratti di un altro personaggio. Gli stessi dubbi aleggiano anche sull’identità del misterioso Inumano privo di occhi, capace di teletrasportarsi e di creare barriere energetiche: molti ipotizzano che sia Reader, ma i suoi poteri, nei fumetti, sono molto diversi… non sarebbe però la prima volta che Agents of S.H.I.E.L.D. modifica le caratteristiche dei personaggi, quindi potrebbe essere davvero lui.

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Sul piano più strettamente emotivo, Aftershocks non ignora le conseguenze della morte di Triplett, ma ne racconta gli effetti in modo piuttosto accurato, affidandosi ad alcune sequenze molto significative: se il senso di colpa di Skye suona un po’ stereotipato (anche se verosimile), i conflitti che nascono in seno alla squadra sono più interessanti, come pure la condivisione dei ricordi legati al compagno caduto e, soprattutto, la piccola e commovente scena “muta” in cui Coulson comunica la tragica notizia alla madre del ragazzo. Al contempo, però, scopriamo che Bobbi e Mac stanno architettando qualcosa alle spalle della squadra, ma gli autori non possono farci credere che i loro piani siano realmente dannosi: Bobbi è pur sempre Mockingbird, una nota supereroina, e di sicuro c’è una spiegazione al suo comportamento (com’è già accaduto con Melinda May nella prima stagione, quando si riteneva fosse una traditrice). Comunque, fra dialoghi di buona qualità e intriganti prospettive per il futuro, Agents of S.H.I.E.L.D. torna in gran forma, promettendo maggiore spettacolo (notevole la scena in cui Raina viene salvata dal misterioso Inumano) e maggiori legami con i fumetti.
Da segnalare, infine, la breve ma imperdibile apparizione di Kyle MacLachlan nel ruolo di Cal, istrionico e piacevolmente sopra le righe.

La citazione: «Sei sopravvissuta alla distruzione perché sei stata tu a provocarla.»

Ho apprezzato: la maggiore apertura verso i superpoteri; la trasformazione di Raina; la gestione del lutto dopo la morte di Triplett; l’apparizione di Kyle McLachlan; la scena del salvataggio di Gordon.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Agents of S.H.I.E.L.D. sul nostro Episode39 a questo LINK.

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