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Trentesimo anniversario Studio Ghibli, seconda puntata: Ocean Waves

Di Redazione SW

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Screenweek dal Giappone

Per omaggiare il trentesimo anniversario della fondazione dello Studio Ghibli, Screenweek ha pensato di offrire ai suoi lettori degli approfondimenti sullo studio. 5 post che da qui al 15 giugno, la data i cui fu aperto, accompagnino i lettori alla scoperta dei lavori meno conosciuti e dei lati ancora poco esplorati dello Studio Ghibli.

Ocean Waves è un mediometraggio realizzato per la televisione con un budget minore rispetto alle altre opere dello Studio Ghibli, una sorta di esperimento con cui lo Miyazaki e compagni volevano sondare nuove possibilità produttive e distributive, dando allo stesso tempo più spazio a giovani collaboratori. La regia è affidata a Mochizuki Tomomi che ritorna a dirigere una storia ambientata fra le mura scolastiche dopo che negli anni precedenti aveva diretto due film animati ispirati al manga e serie animata Kimagure Orenji rōdo, in Italia conosciuto come È quasi magia Johnny.
La storia è quella di Taku che mentre sta aspettando il treno a Tokyo dall’altra parte dei binari vede una donna dall’aspetto familiare, ritornato a casa trova casualmente una fotografia della stessa donna, più giovane però. Mentre sta tornando a casa in aereo, diretto nella prefettura di Kōchi, comincia a ricordare gli avvenimenti che lo portarono ad incontrare, alcuni anni addietro, la donna della fotografia.
La narrazione si sposta quando Taku è uno studente di scuola superiore a Kōchi ed il suo migliore amico Yutaka lo chiama per dirgli che a scuola è arrivata una nuova ragazza proveniente da Tokyo. Si chiama Rikako e da subito si dimostra molto intelligente e portata per gli sport, ma allo stesso tempo anche piuttosto arrogante ed egoista. Yutaka sembra invaghito di Rikako e dopo il viaggio di scuola alle Hawaii la situazione si complica ulteriormente.

The Ocean Waves

A donare al film la sua localizzazione e la sua specificità geografica contribuisce in primo luogo la caratterizzazione delle voci (in originale), tutte con un forte accento della zona Shikoku ed in particolare con l’uso del dialetto Tosa. A distaccarsi c’è solo Rikako che infatti proviene da Tokyo, la sua voce in questo modo diviene anche un espediente funzionale alla costruzione del suo personaggio, prima della classe e molto portata per gli sport ma anche piuttosto egoista. Un’altra peculiarità del film è l’uso saltuario di frame più piccoli, specie di cartoline o fermo immagini all’interno dell’opera che punteggiano alcuni momenti, creano cioè un certo distacco da ciò che viene mostrato anche perchè in queste occasioni interviene la narrazione fuori campo che riflette sugli accadimenti mostrati che ricordiamolo sono ricordi del protagonista Taku.
Il livello delle animazioni, soprattutto l’attenzione per i dettagli e la fluidità dei movimenti, è molto al di sotto degli standard dello studio e non potrebbe essere altrimenti visto che si tratta in tutto e per tutto di un prodotto pensato per la televisione. Nonostante questo Ocean Waves rimane un buon prodotto, un piacevole e nostalgico racconto del periodo delle scuole superiori e del periodo dei primi amori, e coronato nella parte finale, quando la narrazione si sposta avanti con gli anni, con la classica cena di classe degli ex alunni, un’occasione per ripensare il tempo passato e farsi inondare dal sentimento struggente delle occasioni passate. Il film, uscito nel 1993 dopo una gestazione piuttosto lunga, agli occhi dello spettatore di oggi però può funzionare anche come uno sguardo verso il periodo della bolla economica ed il lato positivo di essa, almeno nei ricordi giovanili. Quando cioè in alcuni strati della popolazione giapponese prevaleva un sentimento di ottimismo e di fiducia nel futuro e gli unici problemi erano quelli piccoli della quotidianità. Nel 1995 il terremoto di Kōbe prima e l’attentato con il gas sarin perpetrato da parte di alcuni adepti della setta AUM nella metropolitana di Tokyo dopo, avrebbero definitivamente fatto definitivamente scoppiare la bolla, soprattutto quella mentale. Il viaggio alle Hawaii degli studenti di scuola superiore è, in questo senso, paradigmatico delle possibilità economiche che l’epoca forniva.
Il finale quasi aperto del film, con l’immagine di Rikako adulta che sfuma da animazione in tratto a matita, accompagnato dalla dolce musica di coda, è un fermo immagine che è fotografia di un’epoca, il pregio maggiore di queesto Ocean Waves.

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