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The Walking Dead, la recensione dell’undicesimo episodio: The Distance

Di Lorenzo Pedrazzi

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The Distance, undicesimo episodio della quinta stagione di The Walking Dead, apre una nuova fase nella vita dei sopravvissuti, ma prima Rick e gli altri dovranno affrontare un viaggio molto pericoloso…

Attenzione: l’articolo contiene SPOILER.

Maggie e Sasha portano Aaron nella stalla in cui si trovano Rick e gli altri. Aaron sostiene di provenire da una comunità, Alexandria, dove le persone vivono tranquille, circondate da solide mura che le proteggono dai morti viventi. Ha portato anche delle foto per dimostrare la veridicità delle sue affermazioni, ma Rick lo colpisce con un pugno facendogli perdere i sensi. Quando rinviene, legato, ammette di aver osservato il gruppo negli ultimi tempi, poiché Alexandria ha bisogno di altri membri per rafforzarsi, e lui ha l’incarico di selezionarli. Glenn, Abraham, Rosita, Michonne, Maggie e Sasha partono alla ricerca della sua automobile, e Rick dice a Aaron che, se non torneranno entro un’ora, lo ucciderà. I sei compagni, però, trovano l’auto, un camper e altri elementi che confermano la storia di Aaron, e tornano alla stalla. Il ragazzo, temendo di rimanere ucciso, non vuole rivelare subito la collocazione di Alexandria, ma la comunicherà lungo la strada; così, il gruppo parte di notte a bordo della macchina e del camper, ma l’auto – su cui viaggiano Rick, Aaron, Glenn e Michonne – viene bloccata da un’orda di morti viventi. Un razzo segnalatore viene lanciato nelle vicinanze, e Aaron fugge dalla macchina per raggiungerlo, ma viene aggredito da un errante. Glenn lo trova e lo salva, poi, insieme, vanno in soccorso di Rick e Michonne.
Dopo essersi liberati dei mostri, i quattro seguono il razzo segnalatore e trovano gli altri, che si sono rifugiati in un magazzino insieme a Eric, il compagno di Aaron, responsabile del razzo. Aaron è grato a tutti loro per averlo salvato. Il giorno dopo, il gruppo raggiunge le porte di Alexandria. Rick ha nascosto una pistola poco lontano dalla città, nel caso ci siano problemi. Fuori dalle mura, però, sente il vociare allegro delle persone che vivono nella comunità, e capisce che, forse, stavolta le cose non andranno male…

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The Distance è un episodio molto significativo nella “poetica” di The Walking Dead: l’arrivo di Aaron, infatti, ci consente di osservare il gruppo di Rick da un punto di vista esterno, posizione privilegiata per coglierne la paura, la diffidenza e l’istinto di protezione reciproca che caratterizza i sopravvissuti. In questo caso, Rick non ha di fronte a sé un violento despota come il Governatore o un cannibale psicopatico come Gareth, ma un ragazzo delicato e inerme che vuole sinceramente aiutarli, e di cui percepiamo subito l’onestà; per questa ragione, il fuoco dell’empatia si sposta su di lui, permettendoci così di fare un passo indietro e percepire i protagonisti nella loro vera condizione, quella di animali braccati, feriti e spaventati. D’altra parte, Rick ha tutte le ragioni per diffidare, considerando che quasi ogni comunità umana con cui sono entrati in contatto (Woodbury, Terminus, il Grady Memorial Hospital) ha generato molti guai, causando la morte di alcuni amici e parenti del gruppo. L’episodio si struttura quindi come un progressivo allentamento della posizione di Rick, mentre i suoi compagni – soprattutto Maggie e Michonne, ma in seguito anche Glenn e altri – cominciano a fidarsi di Aaron, cullati dalla speranza di trovare finalmente un po’ di pace fra le mura di Alexandria. Appare chiaro, comunque, che i traumi più o meno recenti li abbiano cambiati in modo radicale, avvicinandoli come “famiglia” ma, al contempo, allontanandoli dal resto del mondo.

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Le fasi d’azione sono piuttosto tese (anche per il contesto notturno), e il morto vivente ucciso con il razzo segnalatore si impone subito come una delle migliori esecuzioni “zombesche” della stagione. Peccato che The Distance cerchi di costruire la suspense anche attraverso qualche espediente ben più goffo: i tentativi di attribuire un minimo di ambiguità al povero Aaron (quando rifiuta di assaggiare la confettura di mele o fugge dall’auto in panne) sono molto forzati, poco credibili e mai realmente efficaci, nonché destinati a spegnersi molto presto di fronte all’affetto per il suo compagno, Eric, prima coppia omosessuale nella storia dello show. Un po’ confusa, inoltre, la concatenazione degli eventi che portano all’epilogo, come se mancasse qualche passaggio narrativo. Da notare la bravura di Ross Marquand nell’interpretare il personaggio.

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Suggestivo il finale, con il gruppo che giunge alle porte di Alexandria e Rick che si rassicura nel sentire le voci allegre provenienti dall’interno, in contrasto con il silenzio inquietante di Woodbury e Terminus. Qualcuno, là dentro, sta vivendo per davvero.

La citazione: «La battaglia ti si ritorce contro. Devi arrenderti.»

Ho apprezzato: il punto di vista esterno sul gruppo di Rick; l’azione notturna; l’interpretazione di Ross Marquand; il finale alle porte di Alexandria.

Non ho apprezzato: i goffi tentativi di attribuire un minimo di ambiguità al personaggio di Aaron; qualche buco di sceneggiatura nell’epilogo.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.

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