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Boyhood – Richard Linklater non esclude l’idea di un sequel

Di Lorenzo Pedrazzi

boyhood featurette

Richard Linklater ha un rapporto imprevedibile con i suoi progetti del cuore: basti pensare alla trilogia composta da Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight, realizzata nell’arco di diciott’anni senza alcuna premeditazione, rispecchiando la maturazione dei protagonisti sia sul piano anagrafico sia su quello emotivo e psicologico. Naturalmente, anche Boyhood si presterebbe bene a un simile approccio: cosa accadrà a Mason nei suoi vent’anni? Quale percorso formativo dovrà affrontare per diventare un adulto?

Linklater ha sempre respinto l’idea di un sequel, almeno fino a oggi. Intervistato nel podcast di Jeff Goldsmith, il regista sembra aver cambiato idea:

A essere sinceri… questo film si è mostrato per la prima volta al pubblico un anno fa, e per i primi sei mesi successivi la mia risposta [all’idea del sequel] è sempre stata “assolutamente no”. Questo progetto è durato dodici anni, dalla prima elementare fino alla quinta superiore [ovvero 1st grade – 12th grade]; si trattava di condurlo fuori dal liceo. Non avevo idee per un’altra storia, non c’è nulla da dire. Non mi è venuta in mente. Ma non so se sia stata la consapevolezza di aver finito tutto, o il fatto che mi abbiano chiesto una domanda simile un sacco di volte durante lo scorso anno, ma mi sono svegliato un mattino pensando: “Sai, i 20 sono un periodo formativo”. È il momento in cui diventi te stesso. Una cosa è crescere e andare all’università, ma un’altra è… quindi, ammetto che la mia mente ha sterzato verso quell’idea.

Linklater ha già cominciato a ragionare sulla struttura dell’eventuale sequel:

La struttura dei dodici anni deriva dall’arco temporale della scuola. Non dovrebbero essere dodici anni [nel sequel]. Non dovrebbero essere… voglio dire, chissà. Cioè, se ho imparato qualcosa dalla trilogia dei Before, è che ci sono voluti cinque anni per capire che Jesse e Celine erano ancora vivi e avevano qualcosa da dire. Questo probabilmente sarebbe più rapido, ma chissà.

Al momento, però, non c’è nulla di concreto: si tratta di trovare qualcosa da raccontare.

Ho già affrontato questi temi in passato… nei miei film, ho già raccontato i ventenni. Quindi, in che modo potrei esplorare nuovamente gli stessi territori? Non so, è impossibile dire cosa potrebbe o non potrebbe venirne fuori… mi piacerebbe continuare a lavorare con questo cast, e credo che a tutti piacerebbe. Ma questa non può essere la ragione primaria. Bisogna sempre trovare qualcosa da dire. Non puoi farlo solo perché vuoi lavorare con i tuoi amici, devi avere qualcosa dentro di te che vuoi comunicare a proposito di quegli anni. Potrebbe succedere, ma non so, per il momento è ancora nell’aria.

In realtà, anche il suo prossimo film – intitolato That’s What I’m Talking About – può essere definito come un sequel ideale di Boyhood (oltre che di La vita è un sogno), poiché racconterà la storia di una matricola universitaria che si approccia per la prima volta alla vita indipendente. L’uscita è prevista per quest’anno.

Fonte: The Playlist (via Collider)

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