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Akiba’s Trip Undead and Undressed: La Recensione per Playstation 4

Di Fabrizio Tropeano

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Fino a qualche anno fa immaginarsi che un videogame come Akiba’s Trip Undead and Undressed venisse distribuito e localizzato anche per il vecchio continente era letteralmente impossibile. Vuoi la globalizzazione, vuoi la saggezza di un publisher importante come Bandai Namco che ha compreso come l’amore per la cultura nipponica “pop” sia certamente di nicchia nel nostro paese ma non così marginale in termini numerici, ha portato questa produzione cult ad arrivare qualche mese fa in Italia su PSVita e Playstation 3 ed ora anche in questa nuova versione Playstation 4 che andiamo subito a scoprire più da vicino.

Iniziamo subito con il dire che per apprezzare questo gioco si deve essere (quasi) obbligatoriamente  appassionati di tutto (o quasi) quello che proviene dal mondo del Sol Levante, sia esso anime, manga, videogioco o altro. Se vi identificate in questo quantomai variegato gruppo, sappiate che Akiba’s Trip: Undead and Undressed è pensato proprio per voi! E’ infatti ambientato interamente ad Akihabara, meta ideale di ogni “otaku” che si rispetti ed è pieno di citazioni, parodie e riferimenti che solo un super appassionato può riconoscere.

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Il protagonista si chiama Nanashi, un giovane attirato dai Synthister (una variante dei vampiri) con la promessa, pensate un pò voi, di rare action figure. Sconfitto dalle temibile creature, Nanashi viene salvato dalla bella Shizuku con la quale fugge e si unisce ad un gruppo di combattenti che dedicano la loro vita alla liberazione di Akihabara.

A proposito proprio di questo famosissimo quartiere, va detto che la cura con cui è stato riprodotto ha del maniacale, tanto che è possibile ritrovarci più di 130 locali commerciali realmente esistenti (non mancano tra le altre le mitiche sale giochi a marchio Sega). Purtroppo l’entusiasmo viene in parte smorzato dalla scarsa realizzazione tecnica: noterete così frequenti caricamenti, un forte pop-up ed occasionali ma vistosi cali di frame-rate.

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A questo si aggiungano delle texture che lasciano parecchio a desiderare, modelli poligonali che non sono proprio la quintessenza dello stato dell’arte e più o meno vi siete fatti un’idea di quanto troverete a video. Il passaggio alla next generation purtroppo non ha sortito grossi miglioramenti, tutt’altro, visto che la pochezza visiva si fa ancora più evidente rispetto ad altre produzioni per la fortunata console di casa Sony. Fortunatamente il sonoro è di ben altro livello con una colonna sonora che si fregia di variegate sonorità ed un doppiaggio in lingua inglese che  risulta piuttosto convincente.

Passando al gioco in sé, Akiba’s Trip ci propone l’esplorazione dell’ambiente inframezzata da fasi di combattimento con possibilità di dedicarsi alle sub-quest o ad un po’ di gratificante shopping. Ciò che rende questo titolo particolarmente originale è dato dal fatto che per sconfiggere i nostri avversari dovremo togliere loro fino a tre capi diversi di abbigliamento: copricapo, maglia/camicia/ecc. e pantaloni/gonne. Per ogni zona del corpo è in pratica associato un tasto tenendolo premuto il protagonista cercherà di sfilarlo dopo aver opportunamente indebolito l’avversario.

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Alla serie di attacchi base, sarà possibile poi affiancare svestizioni a catena grazie a dei Quick Time Events, oltre ad un vero e proprio superattacco denominato Unison Strip; inoltre viene lasciata facoltà al giocatore di personalizzare il proprio equipaggiamento, non solo dal punta di vista delle tantissime armi a disposizione, ma anche e soprattutto dei capi di abbigliamento, ognuno dotato di caratteristiche uniche.

In fin dei conti quindi, a parte la povertà tecnica di cui sopra, ancora più evidente su Playstation 4, Akiba’s Trip: Undead and Undressed resta un titolo con una forte personalità ed una spiccata originalità: ogni otaku degno di questo nome troverà pane per i propri denti, grazie ad una ricostruzione fedele del quartiere Akihabara ed alle tante citazioni presenti tra le righe di codice. Certo, va detto che se sulle prime il titolo può risultare esaltante, col passare delle ore l’eccessiva ripetitività si fa sentire, lasciando spazio alla noia; nulla su cui non si possa passare sopra, ma di certo questo rende a maggior ragione il titolo non adatto a tutti…

VOTO: 7

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