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Agent Carter, la recensione del quinto episodio: The Iron Ceiling

Di Lorenzo Pedrazzi

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The Iron Ceiling, quinto episodio di Agent Carter, ospita il ritorno degli Howling Commandos e approfondisce le indagini sul programma Vedova Nera

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER.

Peggy Carter (Hayley Atwell) riesce a decifrare il messaggio inviato dal Leviatano, che include le coordinate di una base in territorio sovietico. Roger Dooley (Shea Whigham) dice a Jack Thompson (Chad Michael Murray) di organizzare una squadra per recarsi sul posto, e Peggy riesce a coinvolgere nella missione anche gli Howling Commandos, poiché nessuno è migliore di loro per un impegno del genere; di fronte alla sua iniziativa e alla palese superiorità della sua esperienza, Dooley è costretto a mandare anche lei.
Intanto, Daniel Sousa (Enver Gjokaj) comincia a sospettare che sia proprio Peggy la misteriosa donna bionda su cui sta indagando: il dubbio gli sorge quando nota che Peggy ha la stessa coppia di nei sulla spalla destra. Parallelamente, Dottie (Bridget Regan) s’intrufola nella sua stanza per cercare qualcosa (forse il sangue di Capitan America?), e poi, sedendosi davanti allo specchio, imita la sua voce.
In territorio sovietico, Peggy e il resto della squadra incontrano gli Howling Commandos. La base sovietica si rivela essere il campo d’addestramento del programma Vedova Nera, dove uno scienziato ucraino e il suo psicologo sono stati rinchiusi per lavorare a un’arma progettata da Howard Stark (Dominic Cooper). Lo psicologo, però, assicura che Stark non c’entra nulla con i piani sovietici. Durante la fuga, Jim Morita (Kenneth Choi) e lo scienziato perdono la vita, e lo psicologo accetta di seguire Peggy a New York per aiutare l’SSR contro il misterioso Leviatano.

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The Iron Ceiling comincia con una sequenza piuttosto inquietante, che ci porta alle origini del progetto Vedova Nera: si tratta di un flashback dell’infanzia di Dottie, addestrata in un crudele istituto sovietico dove le bambine sono costrette a dormire con il polso ammanettato al letto, guardano Biancaneve e i sette nani per imparare l’inglese alla perfezione, e si affrontano in mortali duelli corpo a corpo che terminano con l’esecuzione della ragazzina perdente. Questo prologo si conclude con l’immagine della giovane Dottie che, dopo aver offerto metà pagnotta alla sua vicina di letto, dimentica ogni brandello di solidarietà quando la sua insegnante le fa cenno di giustiziare la povera compagna, sconfitta in combattimento. Una scena davvero insolita per gli standard della ABC.

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Insomma, la prima missione ufficiale di Peggy Carter e l’atteso ritorno degli Howling Commandos non riescono a rubare la scena alla Vedova Nera originale, personaggio ambiguo e disturbante che darà molto filo da torcere alla nostra Peggy, come dimostra la scena – anch’essa un po’ inquietante – in cui Dottie s’intrufola nella sua stanza e imita perfettamente la sua voce («My name is Peggy Carter») mentre si ammira allo specchio. Alla pari del prologo, è la sequenza migliore dell’episodio. Il resto, invece, è ordinaria amministrazione, nel senso che la puntata fatica a trovare un sua compiutezza in rapporto alla trama orizzontale, e risulta un po’ inconcludente: il Leviatano resta ben nascosto nell’ombra, il quadro completo è sempre nebuloso, e i sospetti dell’SSR su Howard Stark permangono, anche se Dooley comincia a dubitare della sua colpevolezza. Inoltre, il contributo degli Howling Commandos è marginale, poiché non incide significativamente sull’azione, girata e coreografata in modo scolastico; in compenso, però, la loro presenza contribuisce a migliorare la reputazione di Peggy, garantendole il primo impiego ufficiale sul campo dai tempi della guerra.

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Rispetto agli episodi precedenti, i dialoghi si fanno più retorici, pregni di un imperialismo tipicamente americano («We are the good guys» dice Peggy ai prigionieri russi), ma la sceneggiatura ha il merito di ribaltare il punto di vista nel finale, con una mossa repentina: Thompson, considerato un eroe di guerra, confessa di aver “meritato” quella fama per un’azione ingiusta, poiché ha ucciso un gruppo di soldati giapponesi che portavano la bandiera bianca, e volevano soltanto arrendersi. In contesti del genere, la verità non è mai semplice da decifrare, e raramente può essere analizzata sotto una luce manichea… nemmeno nell’universo fumettistico di Agent Carter.
Bravissima, come al solito, Hayley Atwell.

La citazione: «Ottimo lavoro, Carter.»

Ho apprezzato: l’interpretazione di Hayley Atwell; il prologo; Dottie che imita la voce di Peggy; il ribaltamento di prospettiva nel finale.

Non ho apprezzato: i pochi sviluppi nella trama orizzontale; la retoricità di alcuni dialoghi.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Agent Carter sul nostro Episode39 a questo LINK.

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