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The Flash, la recensione dell’undicesimo episodio: The Sound and the Fury

Di Lorenzo Pedrazzi

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The Sound and the Fury, undicesimo episodio di The Flash, racconta l’esordio di un nuovo supercriminale, Pied Piper, che brama vendetta contro il suo ex mentore Harrison Wells

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Harrison Wells (Tom Cavanagh) viene attaccato da un misterioso assalitore che, con una potente vibrazione sonora, fa crollare il lucernario di casa sua, riducendolo in frantumi. Barry (Grant Gustin) e Joe (Jesse L. Martin) cominciano le indagini, ma Wells conosce l’identità dell’aggressore: è Hartley Rathaway (Andy Mientus), genio della fisica che contribuì alla realizzazione dell’acceleratore di particelle, e vedeva in Wells il proprio mentore. Hartley lo avvertì che l’acceleratore non era ancora sicuro, ma Wells lo fece allontanare e decise di attivarlo ugualmente, provocando la successiva esplosione. Danneggiato nell’udito, Hartley è ora affetto da uno stridio assordante che gli risuona sempre nelle orecchie, e deve indossare un apparecchio acustico per evitare di sentirlo; al contempo, ha acquisito la capacità di percepire le onde sonore anche a livelli inudibili, e di manipolarle attraverso un paio di guanti che emettono vibrazioni a intensità regolabile.
Hartley attacca la sede delle industrie Rathaway, appartenenti a suo padre, che lo ha diseredato dopo aver scoperto la sua omosessualità. Flash interviene, lo disarma e lo porta all’acceleratore, dove viene rinchiuso in una cella. Si tratta, però, solo di un piano per penetrare nell’edificio: Hartley estrae il suo apparecchio acustico, che nasconde un esplosivo, e lo utilizza per distruggere la porta della sua cella; poi, dopo aver tramortito Cisco Ramon (Carlos Valdes) e Caitlin Snow (Danielle Panabaker), ruba i dati di Flash dal computer degli S.T.A.R. Labs, in modo da scoprire la sua frequenza e indovinare l’intensità giusta per ucciderlo con le onde sonore.
Lo scontro risolutivo si svolge in cima a un ponte, dove Flash riesce a salvare gli automobilsti in coda dagli attacchi di Hartley. Dopo averlo disarmato, però, i guanti del criminale si attivano automaticamente, ed emanano una frequenza che comincia a distruggere il corpo dell’eroe. Flash si contorce in preda agli spasmi, ma Wells ha un’idea: attraverso un satellite, invia alle radio delle auto una frequenza che distrugge le armi di Hartley, salvando così Barry.
Alla fine, Hartley viene rinchiuso in un’altra cella dell’acceleratore, ma dice a Cisco che sa cos’è successo a Ronnie Raymond (Robbie Amell), e anche come trovarlo…

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I supereroi, soprattutto in giovane età, sono spesso coadiuvati dalla presenza di un mentore che guida le loro azioni, li ispira, li consiglia e li sprona a perseguire la loro missione, anche quando percorrono terreni accidentati o deviano su sentieri ambigui. Questo ruolo, se paragonato al celebre Schema di Propp dedicato alle fiabe, assume caratteristiche simili a quelle del mandante e dell’aiutante magico, poiché la sua funzione non consiste soltanto nell’assistere l’eroe (o, in questo caso, il supereroe), ma anche nel mettere in luce la necessità del suo intervento, evidenziando le lacune del contesto sociale in termini di giustizia, legalità o uguaglianza. Nel caso specifico di Flash, il mentore è Harrison Wells, e The Sound and the Fury racconta la crisi di questa figura patrocinante, già offuscata agli occhi del pubblico dopo la rivelazione dell’Anti-Flash, ma ancora pressoché intatta per gli inconsapevoli protagonisti dello show. Gli spettri del suo passato si riflettono nel volto di Hartley Rathaway, genio deviato dalla brama di vendetta e dalla morbosità del suo attaccamento a Wells, come dimostrano i flashback ambientati due anni prima, quando Cisco fu assunto agli S.T.A.R. Labs (minacciando così la posizione privilegiata di Hartley). S’innesca quindi una dinamica piuttosto intrigante, simile a una partita a scacchi, dove Hartley sfrutta il suo intelletto per attirare in trappola lo stesso Wells e soprattutto Barry, il nuovo “pupillo”: tra dialoghi arguti e una tensione costante, l’episodio si sviluppa in un clima di perenne incertezza (sui piani di Hartley, sul passato di Wells) che culmina in uno scontro da cui Flash esce sconfitto, e soltanto un’intuizione del suo mentore riesce a salvarlo da morte certa. Il cammino dell’eroe è sempre irto di fallimenti, oltre che di vittorie.

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L’efficace caratterizzazione di Pied Piper, una miscela di hýbris e fragilità emotiva, isolamento e fama da “rinnegato” (è stato diseredato dalla famiglia perché omosessuale), induce a simpatizzare per l’antagonista, e non dev’essere un caso se nei fumetti il personaggio è passato dalla parte del bene: chissà che non succeda lo stesso anche nella serie, ma nel frattempo sembra che Hartley sia destinato a giocare un ruolo importante nel ritrovamento di Ronnie Raymond alias Firestorm, poiché sostiene di conoscere la verità sulla sua trasformazione.

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The Sound and the Fury si dimostra quindi come un episodio ben bilanciato fra le componenti psicologiche e spettacolari (lo scontro finale sul ponte vanta alcuni momenti pirotecnici), anche se il lato emotivo risulta francamente più intenso, pur riuscendo a mantenere le distanze dagli eccessi melodrammatici di Arrow: al contrario, Flash gestisce i sentimenti con maggiore eleganza, puntando su brevi intermezzi emotivi in cui i personaggi si aprono gli uni agli altri; emblematico, in tal senso, il dialogo in cui Barry dichiara il suo affetto per Joe, eleggendolo a proprio insostituibile modello di riferimento umano ed esistenziale. Il valzer dei “mentori” si conclude così, nell’attesa che Wells – i cui poteri, originati dal dispositivo a tachioni, sono instabili – scopra le sue carte.

La citazione: «Un precipizio di fronte, e i lupi alle spalle.»

Ho apprezzato: la tensione dell’episodio; il parallelo con la partita a scacchi; la caratterizzazione di Hartley Rathaway; l’equilibrio tra emotività e spettacolo.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Flash sul nostro Episode39 a questo LINK.

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