Resident Evil HD Remaster: La Recensione

Resident Evil HD Remaster: La Recensione

Di Fabrizio Tropeano

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Negli ultimi tempi, nell’industria videoludica si fanno sempre più frequenti operazioni di rimasterizzazione e affini, soprattutto dopo l’uscita delle console next generation. Bisogna ammetterlo: non tutti i titoli riproposti meritano particolare attenzione ma nel caso di Resident Evil ci troviamo nuovamente di fronte ad un’opera epocale che non solo ha dato il via ad una serie videoludica (e poi filmica) di grandissimo successo ma ha pure reso di massa un genere come quello dei survival horror ed ha avvicinato di molto i linguaggi dei videogiochi e dei film.

La saga di Resident Evil è infatti una delle più importanti nella storia dei videogiochi ed il motivo è presto detto. La forte carica orrorifica del gioco su Playstation One avvicinò una nuova utenza all’intrattenimento videoludico, un pubblico più adulto che fino a quel momento rimaneva lontano dai joypad per il pregiudizio diffuso che il gaming fosse “cosa da bambini”.

Insomma, un prodotto di caratura assoluta che già nel 2002 fu riproposto con alcune (limitate) innovazioni su Nintendo Gamecube. Proprio da questo primo remake, Capcom è partita per il debutto in alta definizione del primo capitolo di Resident Evil su Playstation 4 (la versione da noi testata), Playstation 3, Xbox One, Xbox 360 e PC.

Coloro che si avvicinano per la prima volta alla serie, sappiano che RE narra le vicende iniziate da una pessima idea venuta alla Umbrella Corporation, una multinazionale che in superficie opera nel campo della chimica industriale ma in realtà si occupa di pericolosissime armi batteriologiche. Come dice il detto popolare, è meglio non giocare con il fuoco ed un giorno a Raccoon City qualcosa deve essere andato storto se iniziano a girare per la foresta creature ferocissime ed avvengono omicidi efferati.

Ecco quindi arrivare la S.T.A.R.S. ( Special Tactics And Rescue Squad) per fronteggiare questo gravissimo ed oscuro pericolo. A noi la scelta iniziare di impersonare uno fra i due agenti Chris Redfield (più forte ma più lento e con meno slot disponibili nell’inventario) e Jill Valentine (l’esatto inverso di Chris).

Resident Evil rimane un arcade-action 3d con alcuni elementi adventure con stesso sistema di controllo (che rende facile l’uso del turpiloquio durante le vostre sessioni di gioco), stesse attese tra una stanza ed un’altra con schermate nere e rappresentazioni di porte che si aprono (una limitazione tecnica della PSOne che è divenuto un sinonimo di uno dei giochi più famosi nella storia), stessi salvataggi possibili esclusivamente quando incontrerete delle macchine da scrivere e voi avrete dell’inchiostro, stesso inventario limitato, stessi scenari pre-renderizzati con solo i protagonisti completamente poligonali ed inquadrature fisse.

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Cambiamenti? Prima di passare all’analisi tecnica, il gioco presenta tre livelli di difficoltà (ma non pensate che facile significhi realmente facile in questo caso), il sistema di controllo può essere uguale a quello del titolo originale o prendere in considerazione l’introduzione della leva analogica. Non pensate però di muovervi mentre il vostro alter ego sparerà: o uno o l’altro come negli anni 90!

Passiamo quindi al passaggio in alta definizione. In primis segnaliamo l’introduzione della possibilità di visualizzare per la prima volta il gioco in 16/9 ma per i fan più integralisti del titolo originale, c’è anche l’opzione dei 4/3. Sono rimasti invece i 30 frames al secondo (ma forse aveva poco senso per la natura del gioco passare ai 60) ed è stata fatta un’opera molto importante di miglioramento grafico dei personaggi principali tanto che sono tendenzialmente alla pari dei titoli di oggi.

Lo stesso non si può dire per nemici e fondali che risultano visibilmente datati ma nell’insieme il gap temporale non si fa troppo sentire così come per i filmati che sono stati riadattati solamente per le nuove dimensioni degli schermi. Il sonoro è di indubbio valore in ogni sua componente anche a distanza di quasi due decadi.

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Concludendo, volete sapere se conviene spendere 19.90 euro per installare tramite digital delivery Resident Evil HD Remaster su PC o console? La risposta è affermativa in due casi. Il primo tipo di utenza a cui consigliamo l’acquisto è quella che ha vissuto l’epoca della prima uscita del gioco e che sarà lietissima di rivivere qualche decina di ore con uno dei titoli più importanti nella storia dei videogiochi.

La seconda tipologia di utenza che non dovrebbe lasciarsi sfuggire la produzione di Capcom è composta da chi si è avvicinato ai videogiochi da poco tempo (vuoi per scelta o per ragioni anagrafiche), ama i survival horror e vuole scoprirne le ragioni, ovviamente entrando in empatia con alcune “rigidità” dovute alle limitazioni tecniche di metà anni ’90. Superati questi limiti, capirà il perchè di un successo epocale e della tanta importanza che quegli zombie hanno avuto per l’evoluzione del gaming fino ai giorni nostri.

VOTO: 9

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