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La Tavola Ouija e il gioco del Terrore Cinematografico

La Tavola Ouija e il gioco del Terrore Cinematografico

Di Filippo Magnifico

Ouija foto

Nata come un gioco di parole, la tavola Ouija (il nome, che si dice sia stato scelto dalla tavola stessa durante una seduta spiritica, nasce dalla fusione del “UOI” francese con il tedesco “JA”) è tutt’oggi uno dei principali strumenti usati dai medium o da chiunque voglia, anche solo per “divertimento”, mettersi in contatto con il mondo dell’aldilà.

È stata messa ufficialmente in commercio verso la fine dell’800 ma era salita alla ribalta qualche anno prima, quando durante la Prima Guerra Mondiale il sensitivo Pearl Curran cominciò ad usarla per comunicare con i morti.

Il suo impatto nella cultura popolare è stato importante, dato che in maniera più o meno diretta è stata citata e omaggiata nelle forme più svariate (si pensi, ad esempio, al brano “Ouija Board, Ouija Board” di Morrissey), ma solo di recente ha trovato la sua consacrazione con una pellicola interamente dedicata a lei.

Il film in questione si intitola Ouija, appunto, ed è diretto dall’esordiente Stiles White, che sul suo curriculum vanta una lunga gavetta tra gli effetti speciali e la sceneggiatura.

Un film che promette brividi, quel tipo di brividi che il cinema cosiddetto di genere non ha mai smesso di garantire, regalandoci sin dai suoi esordi opere che rispondono ad una concezione (sana) di entertainment che cerca di risvegliare l’adrenalina alla maniera di un qualsiasi parco giochi. È una delle funzioni primarie del cinema dell’orrore ed è stata spiegata in maniera molto chiara dal compianto Siegbert S. Prawer:

Il film del terrore risponde a un bisogno che si può riscontrare anche in qualsiasi luna-park: il bisogno di essere spaventati stando al sicuro, il bisogno di sperimentare e oggettivare e confrontarsi con i propri terrori in un contesto di definitiva sicurezza, quando ci si può dire in ogni momento: “È soltanto un film; questi sono soltanto attori, non è neppure un sogno che sto facendo, posso alzarmi e lasciare la sala buia per trovarmi in un mondo più familiare in qualsiasi momento”.Ciononostante come in qualsiasi luna-park, le emozioni possono sfuggire di mano; il punto in cui le immagini diventano troppo terrificanti, troppo sconvolgenti, troppo ossessive varia di persona in persona, da cultura a cultura e da periodo a periodo, ma è un fatto che esiste per la più parte di noi.

Ouija si unisce ad una lunga tradizione di pellicole che hanno come tema portante il contatto con il mondo dei morti e le conseguenze che comporta l’entrare in contatto con dimensioni che non fanno parte del nostro quotidiano. Alcuni esempi sono La casa sulla scogliera, L’esorcista, Risvegli e Le verità nascoste, che oltretutto contengono momenti incentrati sull’uso della tavola per comunicare con gli spiriti:

Del resto l’ignoto è sempre stato al centro della nostra vita, ha alimentato religioni, miti, leggende ed è stato lo spunto per opere letterarie e cinematografiche. Lo sa bene Stiles White, che nel suo piccolo ha realizzato una pellicola che ha contribuito al riaprirsi di questo dibattito. Non ha caso le vendite della tavola Ouija, che dal 1991 è di proprietà della Hasbro, sono aumentate in concomitanza con l’uscita americana del film.

Prodotto da Michael Bay, Andrew Form e Brad Fuller di Platinum Dunes (La notte del giudizio, Non aprite quella porta, Venerdì 13) e da Jason Blum di Blumhouse Productions (Paranormal Activity e la saga di Insidious, La notte del giudizio), Bennet Schneir (Battleship) e Hasbro, Ouija racconta la storia di un gruppo di amici, che dopo aver risvegliato i poteri oscuri di un’antica tavola degli spiriti sarà costretto ad affrontare le proprie paure più profonde.

Ouija - Poster Italiano

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