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02 dicembre 2014 • 15:30 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

The Walking Dead, la recensione del mid season finale: Coda

Si chiude la prima parte della quinta stagione di The Walking Dead con un finale drammatico che proietta i personaggi verso nuovi territori emotivi, mentre Rick sembra trasformarsi progressivamente negli stessi mostri che combatte.
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Coda, ottavo episodio nonché mid season finale di The Walking Dead, riunisce nuovamente il gruppo dei protagonisti, ma li conduce verso un altro, tragico orizzonte…

Attenzione: l’articolo contiene SPOILER.

Rick insegue Lamson in macchina, ma l’agente non vuole fermarsi nonostante gli avvertimenti di Rick, che infine lo colpisce da dietro con il paraurti. Lamson è a terra con la schiena rotta, e dice di essere scappato perché non si poteva fidare di loro: voleva andare a parlare con Dawn da solo. Rick lo giustizia con un colpo alla testa. Shepherd e Licari accettano di collaborare, e fingono che Lamson sia stato ucciso dai morti viventi. Nei pressi del Grady Memorial Hospital, Rick parla con due agenti di pattuglia, propone lo scambio e aspetta la risposta di Dawn.
Intanto, nell’ospedale, Dawn rivela a Beth di non condividere la deriva violenta di alcuni suoi agenti, ma sostiene di dover fare dei compromessi per conservare la sua autorità, altrimenti la situazione precipiterebbe nel caos. Dawn, inoltre, sa che Beth è responsabile per la morte di Gorman, ma ha deciso di coprirla perché consapevole delle nefandezze compiute dal suo agente. O’Donnell, però, sente tutto, e vuole rivelare la verità agli altri; Dawn lo minaccia con la pistola, ma O’Donnell la disarma e i due cominciano a lottare. Il poliziotto viene ucciso grazie all’intervento di Beth, che lo spinge nella tromba dell’ascensore. In seguito, Dawn le dice che tutti, prima o poi, tornano al Grady, perché non sono in grado di sopravvivere all’esterno.
Parallelamente, Gabriel torna alla chiesa con i morti viventi alle calcagna: Carl e Michonne lo fanno entrare, ma gli erranti irrompono nella navata, costringendoli alla fuga attraverso il passaggio sotto al pavimento. Gabriel rischia la vita per dare il tempo a Michonne di scappare, ma si salva. I mostri vengono intrappolati nella chiesa con un’asse di legno fissata alla porta, che però cede sotto la loro spinta; in quel momento arrivano Abraham, Rosita, Eugene, Glenn, Maggie e Tara a bordo del camion dei pompieri, caricano i loro amici e partono alla volta di Atlanta, dove Maggie non vede l’ora di riabbracciare Beth.
Al Grady è tutto pronto per lo scambio. La procedura si svolge pacificamente, ma Dawn, ossessionata dall’idea d’imporre la sua autorità, chiede la restituzione di Noah. Rick rifiuta, ma il ragazzo non vuole causare problemi, e si consegna di sua volontà. Beth, però, non riesce ad accettarlo: disgustata da Dawn, l’accoltella con un paio di forbici, ma la poliziotta le spara un colpo alla testa, uccidendola immediatamente. Daryl, sconvolto, fredda Dawn con un proiettile in fronte. Shepherd dice ai suoi di abbassare le armi, altrimenti si scatenerà una carneficina, e il gruppo di Rick fa lo stesso. Rick, la voce rotta dal pianto, chiede agli abitanti del Grady se qualcuno vuole unirsi a loro, ma nessuno accetta; analogamente, lui e gli altri rifiutano di fermarsi all’ospedale.
Daryl regge il cadavere di Beth fra le braccia e lo porta fuori, dove Maggie, appena arrivata, lo vede, e urla di dolore per la sorella uccisa.

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Fra le donne che hanno segnato la vita recente di Daryl, ovvero Beth e Carol, era prevedibile che una delle due non sarebbe sopravvissuta: è toccato a Beth, la più giovane, al culmine di un percorso formativo che ne aveva messo in luce il carattere forte e compassionevole, capace di farsi strada fra le insidie del Grady e di sfidare l’autorità ossessiva di Dawn, personaggio a lei speculare in termini di spietatezza e volontà d’azione. Beth vede in lei il tipo di donna che non vorrebbe mai diventare, e la sua reazione conclusiva, per quanto drammatica, le permette di esorcizzare tale paura, affermando la disparità fra lei e la sua nemesi. Questo tragico epilogo non è certo sorprendente, ma sono spiazzanti le modalità dell’omicidio: la scena, pur rischiando di apparire goffa e confusa, ha il merito di evitare la stucchevolezza dell’addio, al punto che il viso di Beth non viene nemmeno più mostrato dopo la sua morte, e il colpo di pistola esplode all’improvviso, freddamente, alla stregua di un riflesso involontario (tant’è che Dawn sembra subito pentirsi di ciò che ha fatto, nei pochi secondi che le restano prima di essere giustiziata da Daryl). Nel pretendere la restituzione di Noah, ha dimostrato a Beth di non meritare alcuna redenzione, e bisogna dire che il suo comportamento nel corso dell’episodio è un po’ troppo contraddittorio: di punto in bianco, Dawn confessa infatti il suo lato più “umano” e sensibile, assente in precedenza. Certo, è apprezzabile la volontà di aggiungere sfumature e complessità caratteriali all’antagonista di turno, ma stavolta il tentativo non convince, e pare sin troppo tardivo.

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Inquietante, d’altra parte, la deriva presa da Rick, che giustizia Lamson senza pietà dopo aver pronunciato la stessa identica frase («Can’t go back, Bob») che il cannibale Gareth aveva rivolto a Bob Stockey: possibile che il leader del gruppo si stia trasformando negli stessi mostri che combatte? Il percorso è esattamente il medesimo, e quel che resta della sua umanità sembra ormai ridotto a brandelli. Rick si comporta da capobranco, protettivo nei confronti dei “fratelli” e spietato con chi li minaccia. Il fatto che la strategia diplomatica sia sfociata nella morte di Beth, inoltre, non farà che aumentare la sua fiducia nei mezzi violenti (non dimentichiamo che il suo piano era d’irrompere nel Grady ad armi spianate).

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Ben gestito nei momenti di tensione, soprattutto la scena dello scambio, Coda chiude cinicamente la prima metà della quinta stagione, proiettando il gruppo verso orizzonti ancora ignoti, ma sicuramente aggravati dalla perdita di Beth. Una puntata inferiore alla media recente (anche se superiore al settimo episodio), che sconta qualche farraginosità nelle sequenze dialogiche tra Dawn e Beth, o tra Tyreese e Sasha, ma che si risolleva grazie a un finale piuttosto valido.

La citazione: «Non possiamo tornare indietro, Bob.»

Ho apprezzato: la scena dello scambio, molto tesa; l’assenza di retorica stucchevole nella morte di Beth; l’inquietante evoluzione di Rick.

Non ho apprezzato: il comportamento contraddittorio di Dawn; la farraginosità di certe sequenze dialogiche.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.

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