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Marco Polo, l’ambiziosa risposta di Netflix a Game of Thrones

Di Lorenzo Pedrazzi

marcopolo-copertina

Dopo i successi di House of Cards e Orange Is the New Black, Netflix conferma la grandiosità delle sue ambizioni sul panorama dei prodotti seriali, e continua a dare battaglia alla rivale HBO: il 12 dicembre debutterà infatti la prima stagione di Marco Polo, miniserie in dieci episodi che, a fronte di un investimento da 95 milioni di dollari, vuole lanciare un guanto di sfida a Game of Thrones sul suo stesso terreno.

Ovviamente la serie narra il viaggio di Marco Polo presso la corte di Kublai Khan, ma punta su molti elementi di azione e avventura che, come fa notare The Verge, richiamano plesemente lo show della HBO: una guerra tra Nord e Sud, animali assunti come emblema delle diverse fazioni, violenza brutale, cortigiani corrotti, bordelli… naturalmente manca il fantasy, poiché le radici della serie sono piantate – per quanto possibile – nella Storia, eppure lo sceneggiatore John Fusco (noto per Hidalgo, Il regno proibito e il prossimo sequel de La tigre e il dragone) offre molte concessioni al grande intrattenimento di massa, aggiungendo riferimenti mistici e un notevole sfoggio di arti marziali. Il trailer è piuttosto esplicativo, in tal senso:

Rispetto a Game of Thrones, però, la narrazione non è corale, bensì focalizzata sul protagonista, interpretato dall’attore italiano Lorenzo Richelmy (I liceali, Sotto una buona stella); il padre di Marco, Niccolò Polo, ha invece il volto di Pierfrancesco Favino, che ormai ha accumulato una certa esperienza nelle produzioni internazionali (Una notte al museo, Le Cronache di Narnia, Angeli e demoni, World War Z, Rush) e recita in un ottimo inglese. Lo stesso vale per Richelmy, come si può notare in questa featurette:

Gran parte della serie ruota attorno al rapporto fra Marco Polo e Kublai Khan, che diverrà per lui come un secondo padre. Rimasto suo malgrado al servizio del Khan, Marco comincia a sviluppare un legame con i suoi “carcerieri”, imparando a sopravvivere nella società mongola e affrontando un percorso formativo che lo porterà a diventare ambasciatore. Al contempo, però, non mancano i risvolti sentimentali (Marco s’innamora di una sua compagna di prigionia) né quelli guerreschi, poiché il giovane veneziano impara i segreti del kung fu dal suo maestro cieco, chiamato Hundred Eyes.

Insomma, un pastiche storico-avventuroso che ha pretese di grande spettacolarità: vedremo se sarà in grado di rispettarle.

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