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Il ritorno della fantascienza: sei show televisivi da tenere d’occhio

Il ritorno della fantascienza: sei show televisivi da tenere d’occhio

Di Lorenzo Pedrazzi

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Durante lo scorso decennio, la fantascienza cinematografica e televisiva ha attraversato alcuni momenti di difficoltà, provocati dalla diffusione impetuosa di altri generi o sottogeneri che hanno ottenuto un notevole riscontro spettatoriale: in ambito hollywoodiano, le produzioni sci-fi hanno subìto il contraccolpo del fantasy, che cavalcava lo straripante successo delle saghe di Harry Potter e Il Signore degli Anelli, stimolando poi la realizzazione di altri adattamenti simili (peraltro fallimentari, come Eragon); mentre sul piccolo schermo, se si esclude l’eccezione meritevole di Battlestar Galactica, la fantascienza è sopravvissuta solo grazie alle contaminazioni con il mistery o con il procedural, come dimostrano i casi illustri di Lost e Fringe.

Se il cinema ha sancito la rinascita della science fiction a partire dal 2009, anno in cui sono usciti Star Trek, District 9, Avatar e Moon, la televisione ha imboccato lo stesso sentiero solo nei mesi recenti, annunciando alcune grandi produzioni che testimoniano il ritorno dei network alla fantascienza “pura”, legittimata da prestigiose radici letterarie. Qui di seguito vi elencherò sei progetti che ritengo particolarmente intriganti, sistemati in ordine di interesse (giudizio puramente soggettivo, sia chiaro) e di potenzialità teoriche sul panormama seriale. Fra grandi autori e grandi attori, gli appassionati di fantascienza – o, più in generale, di buona televisione – avranno valide ragioni per alzare l’asticella delle proprie aspettative.

MINORITY REPORT

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La trasposizione televisiva di Minority Report, a cui sta lavorando Max Borenstein (Godzilla, Seventh Son) per la Fox, sarà basata sul film di Steven Spielberg (anche produttore dello show) più che sull’ottimo racconto di Philip K. Dick, ma l’origine letteraria è comunque percepibile.
Si tratterà di un vero e proprio sequel del lungometraggio, ambientato dieci anni dopo, e seguirà le vicende di uno dei tre precog mentre cerca di vivere una vita “normale”. Ancora tormentato da visioni del futuro, incontrerà una detective che lo aiuterà a utilizzare il suo dono a fin di bene, prevenendo gli omicidi prima che accadano; come il Tom Cruise/John Anderton del film, anche lei sarà perseguitata dai traumi del suo passato, e dovrebbe essere interpretata da un’attrice di primo piano.
Considerando che lo show è nelle mani della Fox, i rischi di ripetere il fallimento clamoroso di Almost Human sono concreti, senza dimenticare inoltre che un soggetto simile è già stato sfruttato da Person of Interest (la cui fonte d’ispirazione, d’altra parte, è la stessa). Ciononostante, l’idea di assistere a Minority Report in versione seriale desta una certa curiosità, quindi staremo a vedere.

CHILDHOOD’A END

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Consapevole di aver perso la fiducia degli appassionati di fantascienza dopo aver concentrato le sue forze su film come Sharknado, il canale Syfy ha deciso di tornare alle sue radici fantascientifiche con due grossi progetti di matrice letteraria: il primo è Childhood’s End, miniserie tratta dall’omonimo romanzo di Arthur C. Clarke, maestro della hard science fiction. In Italia, il romanzo è noto come Le guide del tramonto.
La miniserie durerà sei ore, debutterà nel 2015 e sarà incentrata sulle vicende di una stirpe aliena, i Superni (Overlord in lingua originale), che vuole invadere pacificamente la Terra per dominarla, e fondare un’ambigua pseudo-utopia. Charles Dance (Tywinn Lannister di Game of Thrones) interpreterà il personaggio di Karellen, ambasciatore dei Superni che stabilirà il primo contatto con il terrestre Ricky Stormgren (ancora da scritturare). Le parole confortanti e gli incredibili doni tecnologici dell’alieno conquisteranno velocemente la fiducia degli umani, avviando decenni di apparente utopia al costo dell’identità e della cultura terrestri. Il rifiuto di Karellen di mostrare il suo vero aspetto fisico, unito alla sua insistenza a voler trattare solo con Ricky, susciteranno però i dubbi di alcune persone, che metteranno in discussione la benevolenza del suo operato.
Le ambizioni di Childhood’s End sono evidenti anche dall’esperienza cinematografica dei nomi coinvolti nella produzione: Akiva Goldsman (Fringe, Lone Survivor) e Mike DeLuca (Magnolia, The Social Network) saranno i produttori esecutivi, mentre Nick Hurran (Doctor Who, Sherlock) si occuperà della regia, e Matthew Graham (Life on Mars, Doctor Who) della sceneggiatura. Un progetto molto intrigante, che potrebbe rivelarsi come una sorta di lungo film suddiviso in sei parti.

THE MAN IN THE HIGH CASTLE

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Anche Amazon mira in alto, e nel 2015 lancerà il pilot di The Man in the High Castle, adattamento dell’omonimo e bellissimo libro di Philip K. Dick (noto in Italia come La svastica sul sole o L’uomo nell’alto castello, a seconda delle edizioni). Si tratta di un romanzo ucronico e corale ambientato in una realtà alternativa dove il Terzo Reich ha sconfitto gli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale, spartendosi il mondo con l’Impero Giapponese e – in misura più limitata, poiché il suo contributo è stato marginale – l’Impero Italiano. La tensione fra Germania e Giappone è però crescente, e si ripercuote anche sugli Stati Uniti occidentali attraverso le vicende di svariati personaggi (spie, venditori di opere falsificate, altri con identità segrete).
Tutto molto bello, e le potenzialità sono enormi. Il rischio, però, è che la serie punti sull’azione laddove il romanzo si concentrava invece sui risvolti politici, psicologici e sociali di questo mondo parallelo: le prime indiscrezioni sullo show parlano infatti di “membri della resistenza” assenti nel testo letterario, e questo suscita inevitabili dubbi, anche se per il momento non si può ancora dire nulla. Vedremo.
Il cast comprende Alexa Davalos (Juliana Crain), Luke Kleintank (Joe Blake), Rupert Evans (Frank Frink), Cary-Hiroyuki Tagawa (Tagomi), Joel De La Fuente (ispettore Kido), Rufus Sewell (John Smith) e DJ Qualls (Ed McCarthy). L’episodio pilota è diretto da David Semel (Heroes) su sceneggiatura di Frank Spotnitz (X-Files).

WESTWORLD

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C’è grande attesa anche per Westworld, ambiziosa serie tv basata sull’omonimo film di Michael Crichton (noto in Italia come Il mondo dei robot). Le ragioni di tali aspettative sono molteplici: anzitutto, lo sviluppo dello show è stato affidato al talentuoso Jonathan Nolan (Memento, The Prestige, Il Cavaliere Oscuro, Interstellar, Person of Interest), che si è anche occupato della sceneggiatura insieme alla moglie Lisa Joy (Pushing Daisies, Burn Notice), e dirigerà il primo episodio. In secondo luogo, si tratta di una serie HBO, network che garantisce un’alta qualità contenutistica e realizzativa. Infine, può vantare un cast di livello hollywoodiano che comprende Anthony Hopkins, Evan Rachel Wood, Jeffrey Wright, Ed Harris, Thandie Newton, Miranda Otto, James Marsden, Shannon Woodward, Kyle Bornheimer e Rodrigo Santoro (quest’ultimo nel ruolo che fu di Yul Brinner), a dimostrazione di quanto HBO creda in questo progetto.
La serie, come il film, sarà ambientata in un parco di divertimenti futuristico dove gli androidi soddisfano i più reconditi desideri dei visitatori umani, ricreando alcuni scenari d’ispirazione storica quali l’antica Roma o la frontiera del West; più in generale, citando la descrizione pubblicata dal network, Westworld sarà “un’oscura odissea sull’alba della coscienza artificiale e sul futuro del peccato”, e francamente basta questa piccola frase per giustificare le aspettative. Cliccando qui potrete vedere la prima immagine ufficiale e il videoannuncio del network, che ufficializza l’arrivo dello show nel corso del 2015.
Tra i produttori figura anche JJ Abrams.

3001: ODISSEA FINALE

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Il secondo grande progetto fantascientifico del canale Syfy, talmente ambizioso da mettere le vertigini, è l’adattamento di 3001: Odissea finale, ultimo capitolo della celebre quadrilogia letteraria firmata Arthur C. Clarke, di cui fa parte anche 2001: Odissea nello spazio (scritto dall’autore inglese contemporaneamente al film di Stanley Kubrick). Non si può considerare come un sequel del capolavoro kubrickiano, quindi non è il caso di parlare di “lesa maestà”, ma è ovvio che il produttore Ridley Scott e lo sceneggiatore Stuart Beattie (Pirati dei Caraibi, Collateral) dovranno assumersi un grosso rischio, sia per gli inevitabili e impietosi confronti con il film sopracitato sia per le speculazioni filosofiche della storia, la cui trama sarà innescata dal ritrovamento del cadavere congelato di Frank Poole, l’astronauta ucciso da HAL 9000 in 2001. Ecco la sinossi ufficiale:

Storia epica di un uomo perduto nel tempo, l’Odissea finale di Arthur C. Clarke conclude il racconto cominciato in 2001: Odissea nello spazio. Prendendo avvio dalla scoperta del corpo congelato di Frank Poole che fluttua nel vuoto cosmico, 3001: Odissea finale presenta una straordinaria gamma di personaggi complessi che celano obiettivi spesso conflittuali, incredibili soluzioni visive e oscure meditazioni sul destino ultimo dell’umanità.

Insomma, roba grossa. È raro che una serie tv punti così in alto sul piano contenutistico, e non è certo un caso che l’iniziale progetto di trasposizione, risalente al 2000, fosse stato pensato per il cinema: Tom Hanks e la MGM cercarono di produrre il film, ma l’idea tramontò. Il trattamento seriale dovrebbe però garantire un approccio più riflessivo e una maggiore attenzione al dettaglio, in armonia con le aspirazioni filosofiche della fantascienza “contemplativa”.
La miniserie è prevista per il 2015.

TRILOGIA DELLA FONDAZIONE

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E arriviamo così al progetto più affascinante in assoluto (sempre secondo il parere personale di chi scrive), ovvero l’adattamento della Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov. Perché più affascinante? Perché, rispetto a 3001, questa serie vanta un coppia realizzativa teoricamente più affidabile, la stessa di Westworld: Jonathan Nolan, fresco co-sceneggiatore di Interstellar, scriverà l’adattamento, mentre HBO si occuperà della produzione.
Va detto che trasporre la Fondazione non è un compito facile, e il talento di Jonathan Nolan si rivela quindi necessario. L’epocale saga di Asimov è infatti una delle opere più celebri e seminali della letteratura fantascientifica: coprendo un arco narrativo molto ampio, pluricentenario, racconta la successione di alcune “crisi storiche” nell’avvenire dell’umanità, previste dallo scienziato Hari Seldon tramite la cosiddetta “psicostoriografia”, una disciplina da lui sviluppata che gli consente di prevedere statisticamente il futuro. Sul pianeta Terminus, ai confini della galassia, viene creata l’eponima Fondazione, che ufficialmente deve redigere un’Enciclopedia Galattica per tramandare tutte le grandi conoscenze scientifiche e tecnologiche, ma in realtà ha il compito di superare le crisi previste da Seldon e stabilire il nucleo del nuovo Impero Galattico. I romanzi della trilogia originale raccontano gli sforzi della Fondazione per affrontare tali crisi, e poi si concentrano sulla guerra contro un individuo apparentemente inarrestabile, il Mulo, dotato di poteri psichici che Seldon non aveva previsto: il Mulo è infatti capace di condizionare la volontà e i sentimenti altrui, tradendo quindi le previsioni della psicostoriografia.
Non si conoscono molti dettagli sull’adattamento di Jonathan Nolan, né se sarà impostato come un’unica miniserie o come tre miniserie distinte (una per ogni romanzo). Di sicuro, però, la sfida è davvero intrigante, e le grandi ambizioni sono pari alle enormi aspettative che questo progetto suscita in ogni appassionato di fantascienza.

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