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Constantine, la recensione del sesto episodio: Rage of Caliban

Di Lorenzo Pedrazzi

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Rage of Caliban, sesto episodio di Constantine, vede il ritorno alla regia di Neil Marshall, ma il risultato finale non è molto diverso dalla media…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Birmingham, Alabama, nei giorni che precedono Halloween: una coppia viene uccisa con una violenza sovrannaturale, e la responsabile della strage sembra essere la loro bambina, in possesso di facoltà telecinetiche. Intanto, John Constantine (Matt Ryan) scappa dalla casa di una ragazza con cui ha trascorso la notte, sotto la minaccia del fidanzato, e Chas (Charles Halford) lo sprona a controllare la mappa delle apparizioni demoniache, che segnala proprio il caso della bambina sopracitata. Zed (Angelica Celaya) sta seguendo un corso d’arte, e non può accompagnarli.
Analizzando la scena del crimine, John riceve la visita di Manny (Harold Perrineau), che gli chiede un piano d’azione per affrontare l’oscurità che avanza. L’investigatore dell’occulto utilizza un incantesimo per “rivivere” le manifestazioni dei poteri della bambina, e scopre che è stata posseduta da un’entità spettrale. Ci sono stati anche altri casi simili, con figli unici posseduti da questa entità.
Nel frattempo, anche il piccolo Henry (Max Charles) viene posseduto dal medesimo spirito, e comincia a comportarsi in modo strano. John rintraccia Marcello Panneti (Sean Freeland), il più vecchio omicida “posseduto” cui sia riuscito a risalire, ma l’uomo è rinchiuso in un istituto psichiatrico ed è catatonico: Marcello ha trascorso un’infanzia d’inferno perché il padre lo puniva tranciandogli le dita con un’accetta. Comunque, lo spettro appartiene a un bambino, e segue le rotte di energia mistica che scorrono lungo i campi elettromagnetici: in questo modo, John riesce a individuare il quartiere dove vive Henry, e lo identifica dopo averne osservato il comportamento violento nel giardino della scuola. Avverte i suoi genitori della possessione, ma ovviamente viene preso per pazzo, e il padre lo denuncia dopo averlo messo al tappeto. La madre, però, nota alcune strane variazioni nel volto del bambino (oltre che nel comportamento), come gli occhi che diventano completamente neri, e comincia a credere a John: ritira le accuse e lo libera. Accompagnati da Chas, entrano nella casa abbandonata di Marcello per fare una seduta spiritica, che però si rivela inefficace. L’unica possibilità, a questo punto, consiste nel praticare un rito che sradichi lo spettro da Henry e lo imprigioni in un luogo preciso, ma il bambino fugge mascherato per Halloween e si rifugia in un tunnel degli orrori. John fa un incantesimo su uno specchio perché rifletta i poteri di Henry, poi lo insegue e, dopo una breve lotta, riesce a praticare l’esorcismo. Lo spirito apparteneva in realtà proprio a Marcello, la cui anima, in seguito ai traumi infantili e all’omicidio dei genitori, si era separata dal corpo e aveva continuato a uccidere; John la imprigiona nel corpo di Marcello, sperando che i medici possano curarlo. Henry e la sua famiglia possono tornare alla loro vita.

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Ritroviamo Neil Marshall alla regia di Constantine quando ormai la serie è stata sospesa – ma non ancora cancellata – dalla NBC, eppure le variazioni sono minime: le idee visive, infatti, scarseggiano, e sono per lo più derivative (i corpi imprigionati contro il soffitto ricordano tanto Supernatural), anche se il tunnel degli orrori che precede l’epilogo è abbastanza macabro e inquietante, a dimostrazione del fatto che Marshall – quando vuole – sa costruire un’atmosfera horror con notevole abilità. Anche la tensione è leggermente più alta rispetto agli altri episodi, e non mancano un paio di scene che fanno saltare sulla sedia, ma nel complesso Rage of Caliban ha il difetto di sfidare eccessivamente la sospensione d’incredulità, utilizzando il sovrannaturale come “scusa” per inanellare passaggi narrativi sin troppo fragili o assurdi. Difficile non sorridere, ad esempio, quando John sfoggia una mappa con le «rotte di energia mistica che scorrono seguendo i campi elettromagnetici», o quando estrae dal suo ideale cappello a cilindro la reliquia o l’incantesimo giusto al momento giusto: ciò che si mette in dubbio non è la legittimità dell’impossibile (si tratta pur sempre di una serie fanta-horror d’intrattenimento), bensì l’impiego di tali espedienti per sbrogliare i nodi dell’intreccio, sbloccare la storia, farla proseguire. E francamente Constantine esagera, in tal senso.

Constantine - Season 1

La soluzione stessa del mistero scarseggia in fatto di logica (dev’esserci una logica anche nell’impossibile, altrimenti vale tutto), e pecca d’incoerenza: se l’anima di Marcello Panneti è responsabile delle possessioni, come mai la seduta spiritica non ha ottenuto alcun effetto, nonostante sia stata praticata proprio nel luogo da cui la violenza ha avuto origine? È chiaro che l’assenza ingiustificata di Zed e dei suoi poteri ha messo in difficoltà lo sceneggiatore Daniel Cerone, ma almeno ha permesso di riservare uno spazio maggiore a Chas, il cui ruolo è qui più attivo che nei primi episodi (personaggio simpatico, soprattutto quando impugna la Spada della Notte, che spinge chi la brandisce a dire la verità).

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Anche il sarcasmo di John e sempre gradito, e Matt Ryan si conferma davvero “in parte”, ma nemmeno lui sembra crederci molto quando nomina questa fantomatica «oscurità che avanza», e che fa sembrare l’angelo Manny un povero sprovveduto. Forse la serie non avrà mai occasione di approfondire la sua storia principale, dunque il riferimento a tale «oscurità» si conferma vago, pretestuoso e un po’ ridicolo, piazzato lì in modo quasi casuale per ricordarci che, sì, Constantine racconta anche una trama orizzontale… peccato però che difficilmente potrà svilupparla fino in fondo.

La citazione: «San Pietro, Ignazio di Antiochia, Giovanna D’Arco. Loro erano speciali, John. Tu sei più una… mossa dettata dalla disperazione.»

Ho apprezzato: l’interpretazione di Matt Ryan; il tunnel degli orrori; i discreti momenti di tensione; Chas con la Spada della Notte.

Non ho apprezzato: le idee visive riciclate; l’incoerenza di certi snodi narrativi; l’utilizzo forzato di incantesimi e reliquie ai fini della trama; i goffi riferimenti alla trama orizzontale.

Potete scoprire, votare e commentare tutti gli episodi di Constantine sul nostro Episode 39 a QUESTO LINK.

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