L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 
L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 

Big Eyes, la recensione del film di Tim Burton

Di Valentina Torlaschi

big eyes recensione

[ATTENZIONE, SPOILER SULLA TRAMA]

Le immagini su cui inizia Big Eyes di Tim Burton racchiudono in sé l’essenza del film. Mentre scorrono i titoli di apertura si vede una macchina tipografica che sputa una dopo l’altra, a velocità sostenuta, centinaia di cartoline su cui è stampata in serie la riproduzione di uno dei quadri di Margaret Keane. Il suo dipinto, ennesima variazione dello stesso soggetto, di quei bambini dal volto triste e dagli occhi grandissimi, viene moltiplicato all’infinito per essere poi venduto – come sappiamo – nei supermercati. L’opera d’arte creata dalla mano di Margaret, dal suo unico disegno, dalla sua unica pennellata, non è destinata a un museo per esibirne l’ “aura” – ovvero la sua “unicità, autenticità e autorità”, per dirla con le parole del filosofo Walter Benjamin – ma è usata come oggetto commerciale, come merce. Ottenendo una grande notorietà e grandi guadagni.

L’idea di fare delle cartoline coi quadri degli «occhioni» era venuta al marito di Margaret, Walter Keane: quell’uomo che per anni ha fatto credere di essere lui l’autore dei dipinti portandoli però all’estrema popolarità. Grazie a un marketing ante litteram fatto di risse al momento giusto e nel locale giusto (ossia l’Hungry i di San Francisco), di testimonial d’eccezione nel mondo dello spettacolo e dell’industria come Andy Warhol e il nostro Dino Olivetti, le studiate uscite su quotidiani, riviste e show tv, Walter creò una vera moda introno alle opere di Keane. A questo punto la domanda è: il successo dei quadri di Margaret Keane sarebbe stato possibile senza la mano del marito? Probabilmente no, come dichiara la stessa protagonista interpretata da Amy Adams. Ma soprattutto: l’autore del successo è il creatore materiale dell’opera arte o chi riesce a farla conoscere, apprezzare, a venderla? Qui la risposta di Burton si fa molto più sfumata, ed è in queste nuance di riflessione che risiede la forza e l’interesse del suo ultimo film tratto appunto dalla storia vera di Margaret Keane.

big-eyes-amy-adams

Va detto chiaramente che Big Eyes è un’opera molto diversa dalla filmografia di Burton composta di visioni dark, personaggi gotici e scenari bizzarri. Big Eyes è un film che non punta sulla stravaganza delle immagini quanto sul discorso, sulla storia, sulla parola che veicola dibattiti intriganti. Con un certo disorientamento dello spettatore, lo stile è dunque classico per gli standard burtoniani: l’immagine non cede all’eccentrico ma è al servizio della narrazione, del racconto di questa donna che per anni si è dovuta eclissare e lasciar credere che i suoi dipinti fossero in realtà opera del marito. Una storia che, oltre al discorso sulla riproducibilità tecnica e la mercificazione dell’arte di cui sopra o al ruolo della donna che imprigionata nella società ripete in serie gli stessi errori, diventa spunto di riflessione anche sul rapporto tra gusto popolare e quello accademico-critico e sulla concezione del “bello”: respinti da musei, gallerie e dagli studiosi d’arte perché giudicati kitsch, i dipinti della Keane riscossero un fortissimo gradimento di pubblico. Chi aveva ragione? A questo quesito ormai ineluttabile nell’era contemporanea, Burton sembra a questo punto replicare con le parole dello stesso Warhol che, a proposito dei quadri degli occhioni, disse: «Be’, se piace tanto alla gente vuol dire che un valore artistico ci dev’essere… se piace non può essere brutto».

timburton-bigeyes

Facendo un film sul concetto di “autorialità dell’opera d’arte”, il bel paradosso è che l’autore Tim Burton è come scomparso: almeno in apparenza non si riconosce la sua mano, eppure in quegli sguardi oscuri e malinconici di quei bambini sembra di ritrovarlo, e se gli occhi sono lo specchio dell’anima qui questa frase dal gusto banale ripetuta spesso anche nel fime sembra invece più vera che mai. Big Eyes è dunque un’opera avvincente e interessante che, last but not least, ha dato spazio a due volti nuovi dell’universo Burton, ossia Amy Adams e Christoph Waltz: perfetta misurata la prima quanto istrionico il secondo, sono entrambi molto in parte.

#CinemaReloaded è un messaggio di ottimismo aperto a tutti per testimoniare, condividere e sostenere le iniziative di rilancio del cinema in sala. Scopri di più e aderisci sul sito Cinemareloaded.it.

Vi invitiamo a scaricare la nostra APP gratuita di ScreenWeek Blog (per iOS e Android) per non perdervi tutte le news sul mondo del cinema, senza dimenticarvi di seguire il nostro canale YouTube ScreenWeek TV. ScreenWEEK è anche su Facebook, Twitter e Instagram.

LEGGI ANCHE

Ragazze vincenti diventerà una serie su Amazon Prime Video 7 Agosto 2020 - 11:15

A league of Their Own - alias Ragazze vincenti - diventerà una serie su Amazon Prime Video, creata da Abbi Jacobson e Will Graham.

Antebellum uscirà in PVOD, al cinema solo in alcuni mercati esteri 7 Agosto 2020 - 10:30

La Lionsgate ha rivelato la sua nuova strategia per l'horror Antebellum, uscirà negli in PVOD su tutte le piattaforme, mentre verrà distribuito al cinema solo in alcuni mercati esteri

Lionsgate annuncia John Wick 5, sarà girato back-to-back con il quarto 7 Agosto 2020 - 9:30

L'amministratore delegato di Lionsgate annuncia John Wick 5, e rivela che sarà girato back-to-back con il quarto capitolo della saga.

The Doc(Manhattan) Is In – Storie di guerra e di magia, il Game of Thrones dell’83 (più o meno) 26 Giugno 2020 - 15:45

Storia del semidimenticato Wizards and Warriors, serie fantasy anni 80 con vari personaggi in lotta per il controllo di un regno. Ricorda qualcosa?

7 cose che forse non sapevate su Capitan Planet e i Planeteers 19 Giugno 2020 - 15:45

Sette cose che forse non sapevate su Capitan Planet e i Planeteers, un super-eroe contro l’inquinamento (e gli altri mali del mondo).

THE DOC(MANHATTAN) IS IN – SUPAIDAMAN, lo Spider-Man giapponese 5 Giugno 2020 - 18:45

L'incredibile storia dello Spider-Man televisivo giapponese con il suo robot gigante. E come questo ha ispirato, tra le altre cose, i Power Rangers.