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Big Eyes – Il nostro incontro con Tim Burton a New York!

Di Leotruman

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ScreenWeek, da New York. Articolo a cura di Chiara Isabella Spagnoli Gabardi.

Big Eyes è basato sulla vera storia dell’artista Margaret Keane (Amy Adams) e di suo marito Walter (Christoph Waltz), i cui dipinti di bambini dai grandi occhi sono diventati un fenomeno culturale tra il 1950 e il 1960. Margaret era la vera artista, ma il mago del marketing era Walter. Quando i due si divisero, seguì un’intensa battaglia legale che culminò con l’ordine di un giudice di dipingere entrambi nel palazzo di giustizia. Lui si rifiutò a causa di un dolore al braccio, mentre lei realizzò rapidamente un altro dei suoi distintivi dipinti.

ScreenWEEK ha incontrato a New York il regista Tim Burton, gli sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszeski e i protagonisti Christoph Waltz ed Amy Adams,

Tim Burton racconta cosa lo ha affascinato della storia di Walter e Margaret Keane:

“Sono cresciuto con i quadri di Keane, non conoscevo la storia dietro i suoi quadri, fino a quando Larry e Scott mi hanno presentato la loro sceneggiatura. Keane era dappertutto nei soggiorni delle famiglie, nelle sale d’aspetto dei dentisti, per non parlare dei poster dei suoi quadri che si trovavano nelle farmacie a 25 centesimi, insomma era molto presente nella vita di tutti i giorni. Personalmente io trovavo alquanto inquietanti i suoi quadri, quasi come una sorta di Grande Fratello: questi grandi occhi che ti osservavano. Keane ha sempre diviso: o si amavano i suoi quadri o li si odiavano, e anche questo aspetto della sua arte mi intrigava molto.”

Big Eyes - Foto del Film copia

Spiega inoltre il cambio di registro, nella scelta del cast e della regia, facendo riferimento al cinema italiano:

“Era essenziale per me che risaltasse, l’epoca, i dipinti e la storia di per se, volevo valorizzare l’aspetto psicologico più di ogni altra cosa. Ho da sempre amato i film di Mario Bava e che il film sia in bianco e nero come i suoi, o a colori come il mio, amo che si cerchi di esaltare la tensione che scaturisce dalla natura umana. È un film che può essere molto disturbante, non credo che lo mostrerò ai miei figli, farò vedere loro ‘Sleepy Hollow,’ ‘Sweeney Todd,’ ma non questo [Ride]. Nella realizzazione di ‘Big Eyes’ è stata una bella esperienza lavorare con persone nuove come Amy e Christoph, in molti si stavano stufando degli attori con i quali lavoravo abitualmente [Ride].”

Proseguono gli sceneggiatori nel raccontare come hanno dato vita alla sceneggiatura. Larry Karaszeski:

“Abbiamo attinto parecchio materiale dai giornali di Honolulu,e sembrava una scena di un film dei fratelli Marx, era talmente estremo che abbiamo dovuto tagliare delle battute, perché il comportamento di Walter era talmente stravagante che alla fine era delirante: credeva davvero di essere un artista, e poi il suo avvocato. Era completamente folle!”

Scott Alexander:

“Oltre alla storia vera nella stesura della sceneggiatura ci siamo ispirati al film diretto da Alexander Mackendrick nel 1957, ‘Piombo Rovente’ (The Sweet Smell of Success), per il modo in cui tutti cercano di fare carte false per riuscire ad avere il loro nome su tutti i giornali, proprio come fa Walter.”

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Larry Karaszeski:

“Il film è un miscuglio di diversi generi, passa dalla commedia, al genere romantico, al thriller Hitchcockiano, e questo accade a volte nella stessa scena.”

Scott Alexander:

“La linea sottile tra arte di qualità e arte commerciale e molto incerta. Siamo stati di recente ad Art Basel e abbiamo trovato che molti degli artisti contemporanei – come Jeff Koons e Julian Schnabel – hanno quel tratto da ‘Exit Through A Gift Shop’. Questa mentalità è nata proprio grazie a Walter Keane.”

Il due volte premio Oscar Christoph Waltz coglie l’occasione per spiegare come abbia cercato di rendere il controverso Walter Keane simpatico e gradevole:

“Cosa c’è di antipatico in lui [Ride]? Se non fosse stato in qualche modo simpatico o gradevole non avremmo una storia. Per quale motivo Margaret avrebbe dovuto mettersi con lui e dargli corda per così tanti anni se fosse stato completamente sgradevole?”

Il personaggio di Walter scatena altri commenti…

Tim Burton:

“Nella sua testa lui era una sorta di Henry Higgins e la moglie Margaret, Eliza Doolittle, ma l’esperimento non era riuscito.”

Amy Adams:

“Penso che Walter avesse dei tratti da sociopatico, che si sono sviluppati nel tempo.”

Christoph Waltz:

“Diciamo che i momenti di difficoltà finanziarie, come la crisi economica, tirano fuori il peggio di noi.”

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Aggiunge poi cosa ha significato essere diretto da Tim Burton:

“Non è il classico film di Tim Burton: riguarda il pensiero ridondante e il pubblico è invitato a partecipare, e questo mi elettrizza.”

Scherzosa interviene Amy Adams:

“Questa è un’ottima definizione: la ruberò e la spaccerò per mia [Ride]. Avevo voglia di lavorare con Tim da sempre, praticamente da quando ho iniziato a fare l’attrice e come Margaret non sono molto brava con l’auto-promozione. Quando parlo con persone con cui vorrei lavorare inizio a balbettare, ma a quanto pare con lui ha funzionato.”

Prosegue poi raccontando come si è calata nei panni di Margaret:

“Cercavo di raffigurare non uno stato d’animo ma una persona e Margaret era un essere umano molto sottovalutato. La sua natura è molto introspettiva. Aveva deciso di fare parte di questa menzogna perché era completamente soggiogata. Credo faccia parte di quelle relazioni in cui le donne che subiscono una violenza domestica, e in questo caso era di natura psicologica. Persino oggi – dopo la morte del marito – continua a sentirsi responsabile per quello che è successo a Walter e ritiene che lui fosse stato geniale nell’aspetto promozionale dell’arte. Nell’interpretarla non volevo che trasparisse come una vittima, e in effetti quando le parli non serba rancore nei confronti di Walter. Mi sono identificata anche nel modo in cui si sente un genitore inadeguato, giacché sono madre da pochi anni, e la vita solitaria e narcisistica dell’artista è quanto di più lontano dal ruolo di genitore.”

Effettivamente Tim Burton rende giustizia a Margaret Keane, e indubbiamente Big Eyes, segna un’importante evoluzione nella sua filmografia, dal momento che attraverso un dramma coniugale, legato all’importante tema del mercato dell’arte, approda ad una fase professionale più matura. Il film inoltre rappresenta la prima pellicola live-action senza Johnny Depp, dopo una collaborazione durata almeno un decennio. Indubbiamente la biopic sulla pittrice kitsch segna un’importante crescita artistica per Tim Burton, dove il cineasta si stacca dal mondo fantasy e horror per la prima volta in vent’anni.

QUI il trailer italiano di Big Eyes.

Big Eyes uscirà nei cinema americani il 25 dicembre 2014 mentre in Italia arriverà distribuito da Lucky Red l’1 gennaio. Un paio di mesi fa si sono tenuti i primi test screening e, a quanto pare, i giudizi sono stati molto positivi: in questo articolo maggiori dettagli.

Fonte: ScreenWeek

Da No Time to Die a Ghostbusters, ecco le nuove date dei film 2021 (in costante aggiornamento)

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