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Un perverso e alquanto sessista video per publicizzare l’ultimo di Miike Takashi

Un perverso e alquanto sessista video per publicizzare l’ultimo di Miike Takashi

Di Redazione SW

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Screenweek dal Giappone

As the Gods Will è l’ultimo, o forse non proprio visto l’ossessionante ritmo di produzione del giapponese, lavoro diretto da Miike Takashi, autore che fin dai suoi esordi nel V-cinema, i film realizzati direttamente per la distribuzione in video cassetta, si è sempre distinto per la sua vena provocatoria e oltraggiante. Violenza, toni surreali, eccessi e tanta sperimentazione, almeno agli inizi, hanno sempre distinto il regista di Osaka dai suoi contemporanei, anche di altri paesi, riservandogli un posto più unico che raro nella cinematografia mondiale contemporanea. Questo suo nuovo film che è basato su un manga di Muneyuki Kaneshiro, è stato presentato all’ultima edizione del Festival del cinema di Roma e uscirà in Giappone il prossimo week end, ma ha già scatenato alcune polemiche, non necessariamente legate al film stesso. Giorni fa infatti è stato diffuso nella rete un promo video per publicizzare il lungometraggio, delle ragazze in costume giocano a daruma san ga koronda, la versione giapponese di un due tre stella. Ma il gioco è naturalmente solo un pretesto per mostrare le grazie delle ragazze che quando sono costrette a fermarsi inprovvisamente, liberano un tripudio di seni che traballano filmati con perversione, al ralenty. Ad un certo però succede qualcosa…..ma vediamo il video:

Naturalmente nelle intenzioni questo video vorrebbe essere soprattutto un’ironica presa in giro del mondo delle idol giapponesi, il titolo in giapponese del video suona “se traballano, addio” e l’esplosione finale immaginiamo sia una specie di catarsi con cui liberarsi di quest’immagine feticista e feticizzata della donna che spesso trionfa in certo immaginario maschile giapponese. Ma l’effetto finale è davvero di cattivo gusto, si ride e la parte maschilista dello spettatore uomo magari anche si diverte un po’, però si ha quasi la sensazione che alla fine si cada negli stessi clichè che forse, il video voleva prendere in giro.

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