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The Walking Dead, la recensione del sesto episodio: Consumed

Di Lorenzo Pedrazzi

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Consumed, sesto episodio della quinta stagione di The Walking Dead, racconta l’avventura di Daryl e Carol nel paesaggio apocalittico di Atlanta, mentre inseguono i rapitori di Beth

Attenzione: l’articolo contiene SPOILER.

Carol e Daryl inseguono l’automobile dei rapitori di Beth fino ad Atlanta, dove finiscono la benzina e sono costretti a rifugiarsi in un edificio che Carol conosce bene: è il centro di accoglienza per donne maltrattate dove ha vissuto per un certo periodo con sua figlia, prima di tornare dal suo marito violento. Dormono in una delle stanze, anche se in fondo al corridoio ci sono alcuni erranti che grattano dietro a una porta a vetri: al mattino, Daryl li uccide e ne brucia i corpi.
I due compagni d’avventura sembrano avere qualche problema a ritrovare l’intesa di un tempo, come se gli ultimi eventi li avessero cambiati entrambi. Comunque sia, salgono in cima a un edificio per osservare meglio la situazione e capire dove si nascondono i rapitori: con il telescopio del fucile vedono un’ambulanza, in bilico sul ciglio di un ponte, che potrebbe aiutarli a scoprirlo. Mentre si apprestano a raggiungerla, vengono però bloccati da Noah, che s’impossessa del fucile di Carol e costringe Daryl a consegnargli la balestra; dice di non voler far loro del male, ma ha bisogno di armi. Li lascia alle prese con alcuni morti viventi e si allontana, mentre Daryl impedisce a Carol di sparargli con la pistola.
Con soltanto tre proiettili e un paio di coltelli, i due raggiungono l’ambulanza e scoprono che appartiene al Grady Memorial Hospital, ma nel frattempo sono stati circondati dagli erranti, e non hanno modo di superarli. L’unica speranza è chiudersi nel veicolo e lasciarlo cadere dal ponte: il volo è brusco, ma entrambi soppravvivono, anche se Carol rimane ferita. Si avvicinano all’ospedale, e si nascondono in un edificio per osservarlo. Daryl trova un machete nelle mani di un errante disteso a terra, poi una freccia conficcata nel collo di un altro mostro, segno che Noah è lì vicino. In effetti, sentono una sventagliata di proiettili: il ragazzo sta lottando con un morto vivente che cerca di passare da una porta socchiusa, ma Daryl interviene e mette al tappeto il ragazzo, intrappolandolo sotto una libreria vuota. Il morto vivente sta per entrare, e Noah non può scappare: Daryl stavolta non vuole salvargli la vita, mentre Carol sì. Alla fine, Daryl uccide il mostro con una freccia, e Noah viene liberato.
Il ragazzo vuole fuggire subito perché quelli del Grady hanno sentito gli spari, e stanno per arrivare. Confrontandosi, lui, Carol e Daryl capiscono che sono animati dallo stesso scopo: salvare Beth. Si preparano ad affrontare gli uomini del Grady, ma Carol, precipitandosi fuori, viene investita dalla loro macchina. Noah convince Daryl a restare nascosto: deve lasciare che la portino in ospedale, poiché soltanto loro possono salvarla. Purtroppo, per assaltare il Grady servono uomini e armi, ma Daryl afferma che nel suo gruppo ci sono entrambi. Nella notte, i due prendono un camion e partono per la chiesa.

1

Diciamo la verità, Consumed è la classica puntata che fa imbestialire (o gongolare) i detrattori di The Walking Dead: succede molto poco nell’arco dell’episodio, e l’azione risulta subordinata ai momenti intimisti dei personaggi, che in questo caso – trattandosi di Daryl e Carol – si traducono in una sequela di silenzi rivelatori. Eppure, al contrario di ciò che accadeva in alcuni episodi delle scorse stagioni, qui l’approfondimento emotivo e psicologico non appare pretestuoso, ma funziona proprio perché veicolato attraverso i silenzi, gli sguardi e le decisioni dei protagonisti. Lo stesso discorso vale anche per i brevi flashback che raccontano alcuni frammenti inediti del passato di Carol, riempiendo i vuoti della quarta stagione: sono fugaci sequenze circoscritte, non fondamentali in relazione alla storia, ma utili per scandagliare lo stato d’animo della donna, i suoi dubbi e il suo senso di colpa, che stridono rispetto all’apparente determinatezza delle sue scelte. Con un passato di abusi alle spalle, dolorosamente temprata dalla perdita della figlia, Carol ha dovuto affrontare grandi cambiamenti di fronte all’apocalisse, ma nutre un’indubbia nostalgia per quei brandelli di umanità cui ha dovuto rinunciare pur di sopravvivere. La sua metamorfosi ha percorso una strada parallela rispetto a quella di Daryl, mentre i due erano lontani l’uno dall’altra: Daryl è infatti cresciuto ed è diventato un uomo (come nota lei stessa), acquisendo autorevolezza e senso di responsabilità. Queste trasformazioni rischiano paradossalmente di allontanarli, soprattutto perché Carol non si sente in pace con se stessa, ma ciò non impedisce ai due “partner” di collaborare in piena solidarietà: taciturni, tendenzialmente chiusi, esprimono l’affetto attraverso i fatti concreti, come nella scena in cui Daryl brucia i corpi degli erranti – tra cui erano presenti dei bambini – per evitare a Carol il dolore di farlo lei stessa. Nonostante tutto, restano una devastante coppia di ammazzazombie… con tanto di machete, ora.

2

Sul piano visivo, Consumed è l’episodio più fascinoso e spettacolare della stagione. Le ambientazioni di The Walking Dead tendono a essere un po’ monotone, ma stavolta il panorama desolato di Atlanta ci offre una coacervo di grattacieli dismessi, strade deserte, veicoli abbandonati e situazioni surreali (come i morti viventi imprigionati nei sacchi a pelo e nelle tende a igloo), disegnando una suggestiva foresta di cemento che, inoltre, si rivela piena di easter egg; qui di seguito vi elenco i principali.

– Daryl fuma una sigaretta di marca Morley: si tratta di una marca fasulla utilizzata in molte serie tv, fra cui X-Files (erano le sigarette dell’Uomo Che Fuma) e Breaking Bad.

– Daryl e Carol passano di fianco allo stesso carro armato in cui si nascose Rick nel finale dell’episodio pilota.

– Nell’ambulanza, i due protagonisti trovano una statua della Vergine Maria che somiglia moltissimo a quelle utilizzate per nascondere la droga in Lost, trovate da Boone e Locke a bordo dell’aereo precipitato sull’isola.

– Il libro Treating Survivors of Childhood Abuse richiama il passato di Daryl, vittima della violenza del padre.

– L’autostrada che porta ad Atlanta riproduce il paesaggio apocalittico visto in molte immagini promozionali della serie, ed è la stessa che fu percorsa a cavallo da Rick nel pilot.

Insomma, un buon modo per stuzzicare l’attenzione degli appassionati.

3

Peccato per qualche forzatura logica, che rovina parzialmente la fruizione. Non è chiaro in che modo Daryl riesca a far precipitare l’ambulanza giù dal ponte (il suo peso e quello di Carol non paiono sufficienti a tal fine), e la stessa caduta è altamente improbabile: il mezzo precipita in verticale, e poi si schianta a terra in orizzontale, sulle ruote, garantendo la sopravvivenza dei due avventurieri. È vero, esiste il concetto di “sospensione dell’incredulità”, ma è bene non abusarne… anche in un contesto d’evasione come quello di The Walking Dead. Comunque, se si escludono questi dettagli, l’episodio risulta godibile ed efficace, nonché utile a costruire le premesse per il finale di metà stagione.

La citazione: «Certi giorni non so che ca**o pensare.»

Ho apprezzato: il rapporto di affetto e solidarietà tra Daryl e Carol; il panorama desolato di Atlanta; gli easter egg.

Non ho apprezzato: le forzature logiche nella scena dell’ambulanza.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.


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