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The Walking Dead, la recensione del quinto episodio: Self Help

Di Lorenzo Pedrazzi

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Self Help, quinto episodio della nuova stagione di The Walking Dead, segue il viaggio di Abraham, Rosita, Eugene, Tara, Maggie e Glenn verso Washington, ma le cose non sono come sembrano…

Attenzione: l’articolo contiene SPOILER.

Mentre Eugene fornisce vaghe spiegazioni sul suo peculiare taglio di capelli, il pullman si ribalta in mezzo alla strada. Feriti ma vivi, Abraham, Rosita, Tara, Maggie e Glenn escono dal mezzo e sterminano gli erranti che li avevano circondati, mentre Eugene prende coraggio e salva Tara dall’aggressione di uno dei mostri. Il gruppo trova rifugio in una biblioteca, dove un esasperato Abraham ringrazia Glenn per la sua fedeltà alla missione, e poi si ritira per fare l’amore con Rosita. Eugene li spia e loro se ne accorgono, ma ci sono abituati. Anche Tara lo sorprende, e lui utilizza la sua mente razionale per giustificare quel «crimine innocuo» che gli fornisce «consolazione e distrazione». Tara, comunque, vuole solo ringraziarlo per averla salvata, ma lui le confessa di aver causato l’incidente del bus inserendo dei pezzi di vetro nel tubo del carburante, perché teme di non essere all’altezza del suo compito una volta giunti a Washington. La ragazza decide di mantenere il segreto, ma gli fa promettere di non sabotare più il loro viaggio.
Il giorno seguente, Eugene si dimostra utile: usa la pompa di un camion dei pompieri per spazzare via i morti viventi che stavano circondando i suoi amici, poi Abraham fa partire il veicolo. Intanto, scopriamo alcuni dettagli sul suo passato: per difendere sua moglie e i suoi figli, Abraham uccise brutalmente alcuni uomini, ma la donna e i bambini si spaventarono a tal punto da fuggire durante la notte. In seguito, Abraham ritrovò i loro cadaveri stesi a terra, e fu a un passo dal suicidarsi per la disperazione… finché non arrivò Eugene con alcuni erranti alle calcagna: Abraham li uccise e tornò ai suoi propositi, ma Eugene gli disse di aver bisogno di aiuto per compiere una missione.
Nel presente, il gruppo prosegue verso Washington, ma è costretto a fermarsi perché la strada all’orizzonte brulica di erranti, troppi per passar loro attraverso con il camion. Abraham vuole tentare, mentre tutti gli altri si rifiutano. Ancor più esasperato, l’uomo afferra Eugene e lo trascina verso il camion, Glenn e gli altri cercano di difenderlo, ma lo scienziato decide di fare un’altra confessione, quella definitiva: lui non è affatto uno scienziato, e nella capitale non c’è nessun piano per debellare la piaga dei morti viventi. Ha utilizzato la sua intelligenza e le sue conoscenze per inventarsi quella storia e farsi proteggere fino a Washington, dove è convinto che ci siano maggiori possibilità di salvezza. Abraham non può crederci: la missione era tutto, per lui. Gli dava uno scopo. Furioso, si scaglia contro Eugene e lo picchia con violenza, facendolo cadere a terra. Sbatte la testa, ha gli occhi sbarrati e il volto ricoperto di sangue… che ne sarà di lui?

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L’idea che The Walking Dead abbandonasse momentaneamente le disavventure di Beth per concentrarsi sul gruppo di Abraham – in gita scolastica con tanto di pulmino verso Washington – poteva sembrare una scelta autolesionista da parte degli sceneggiatori, che nel quinto episodio avevano costruito una tensione percepibile, culminata poi in un valido cliffhanger finale. Eppure, anche Self Help accumula la sua buona dose di suspense, e utilizza l’alternanza fra passato e presente per approfondire i personaggi di Abraham e Eugene, liberandoli da quell’alone di mistero che li avvolgeva sin dalla loro prima apparizione. Abraham si rivela un uomo disperato, nonché follemente aggrappato a uno scopo, una speranza che diventa la sua ragione di vita: la missione è ciò che lo tiene lucido, attribuendo un senso a tutto quell’orrore in cui si muove quotidianamente, immerso in una realtà dove solo i più forti sono sopravvissuti, e uccidere è «la cosa più semplice del mondo» (come dice lui stesso in un monologo notturno: l’apocalisse ha fatto regredire l’umanità alle sue condizioni originarie, animalesche, mutando l’implicito patto di civiltà fra gli uomini). Eugene, al contrario, è pavido e indifeso, chiuso nell’imbarazzo della sua libido (anche se la sua giustificazione razionale è ineccepibile) e nell’incapacità di stringere rapporti umani che non siano esclusivamente parassitari. Il dualismo fra questi personaggi si traduce però in un rapporto di dipendenza reciproca: Eugene ha bisogno di Abraham per sopravvivere, mentre Abraham ha bisogno di Eugene per dare un senso alla sua vita. È inevitabile, di conseguenza, che i due uomini siano legati anche nella sventura, e che la miseria dell’uno induca il crollo dell’altro. Ma la rivelazione di Eugene ha effetti ben più ampi, e si ripercuote sullo status quo dell’intera serie: non esiste più un obiettivo “superiore” da perseguire, e i protagonisti sembrano destinati a vagare senza meta, sperando solo di arrivare fino al giorno successivo. Niente salvezza per l’umanità, niente chimera di un mondo da ricostruire. Sarà interessante vedere quali strade prenderà lo show, e se eviterà il rischio di girare a vuoto.

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Self Help ha quindi il pregio di mantenere la tensione lungo tutto il suo arco narrativo, persino nei flashback e nelle fasi di maggior calma, anche se le riflessioni dei personaggi sulla loro vita post-apocalittica suonano spesso ripetitive. Ma, al di là dell’azione o del colpo di scena rivelatore, ciò che suscita empatia è la dolcezza di Tara, Maggie e Glenn, capitati in questa missione quasi per caso, devoti alla sua importanza, e infine traditi anch’essi dalla realtà dei fatti. Qualunque scelta faranno, dovranno accettare la consapevolezza che un obiettivo superiore non esiste più nemmeno per loro, pur sapendo di poter contare sull’amore o l’amicizia che li lega: la fedeltà a questi valori “umani” è forse lo scopo definitivo a cui potranno dedicarsi, oltre alla mera sopravvivenza. D’altra parte, qualcuno dovrà pur tenere accesa quella fiamma.

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La citazione: «Sapevo di essere più intelligente della media, sapevo di essere un ottimo bugiardo, e sapevo di aver bisogno di arrivare a Washington.»

Ho apprezzato: le rivelazioni su Abraham; il colpo di scena di Eugene; la dolcezza con cui Tara e Maggie cercano di avvicinarsi a Eugene.

Non ho apprezzato: le riflessioni sulla vita post-apocalittica rischiano di diventare ripetitive.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.


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