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The Walking Dead, la recensione del quarto episodio: Slabtown

Di Lorenzo Pedrazzi

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Slabtown, quarto episodio della quinta stagione di The Walking Dead, cambia prospettiva e ci racconta la sorte di Beth dopo il suo misterioso rapimento: come al solito, i vivi si dimostrano ancor più pericolosi dei morti viventi…

Attenzione: l’articolo contiene SPOILER.

Beth si risveglia in un letto d’ospedale: tutto ciò che ricorda è la sua fuga dalla casa in cui si era rifugiata con Daryl, e l’attacco di alcuni erranti sul ciglio della strada, poi più nulla. Ad accoglierla ci sono un medico, Steven, e un’agente di polizia, Dawn, che le comunicano di averla salvata e curata; ora si trova al Grady Memorial Hospital di Atlanta, e dovrà lavorare per ripagare il suo debito nei loro confronti.
Al Grady, infatti, Dawn ha stabilito una rigida comunità basata sull’efficienza: il cibo e le cure che si ricevono devono essere ripagate con il lavoro, mentre gli eventuali “pesi morti” (pazienti senza possibilità di guarigione, ospiti che potrebbero creare problemi) vengono eliminati e dati in pasto ai “putridi”, come li chiamano loro. Beth cerca di mangiare il meno possibile per potersene andare più in fretta, ma teme che non sarà semplice: Noah, un ragazzo che fa l’inserviente, vive lì dentro già da un anno, anche se progetta di scappare. In ogni caso, Beth comincia ad assistere Steven – che è l’unico dottore – come infermiera, ma intanto deve guardarsi dalle laide attenzioni dell’agente Gorman, che hanno già provocato il tentativo di fuga di un’altra infermiera, Amber, a cui viene amputato il braccio dopo il morso di un errante. Dawn sorvola sul compartamento di Gorman perché ritiene sia necessario pensare al “bene comune”, ed è fiduciosa che qualcuno verrà a salvarli per ricostruire il mondo da capo.
Nel frattempo, in ospedale viene portato un uomo, Gavin, che si trova in fin di vita dopo la caduta da un palazzo. Dawn vuole assolutamente che Steven cerchi di salvarlo, anche se il dottore sostiene non ci siano speranze; ciononostante, riesce a stabilizzarlo. In seguito, Steven dice a Beth di somministrargli della clozapina, ma Gavin comincia ad avere delle convulsioni e muore. Noah si prende la colpa, dicendo che ha staccato per sbaglio la spina del respiratore mentre puliva la stanza, e per questo viene punito dagli agenti a suon di botte. Beth dice a Steven che lei gli ha somministrato la clozapina, proprio come le era stato chiesto, ma Steven sostiene di aver parlato di “clonazepam”, e non di “clozapina”. Beth, però, è sicura di non essersi sbagliata.
Disgustata dai meccanismi che regolano il Grady, la ragazza dice a Noah che vuole fuggire con lui, ma prima dovrà sottrarre le chiavi dell’ascensore dall’ufficio di Dawn. Al suo interno, Beth trova non solo le chiavi, ma anche il cadavere di Amber, che ha rotto i punti della sutura al braccio per morire dissanguata, scrivendo anche «Fuck you» sul pavimento. Gorman, però, la soprende con in mano le chiavi e cerca di stuprarla, ma Beth lo colpisce alla testa e lo lascia in pasto a Amber, ormai trasformata in morto vivente. Beth e Noah scendono nel seminterrato attraverso la tromba dell’ascensore, ma vengono attaccati dai mostri; la ragazza, che ha rubato una pistola, sfrutta la sua ottima mira per bersagliarli alla testa, permettendo così a Noah di oltrepassare i cancelli dell’ospedale. Beth viene atterrata dagli agenti del Grady, ma è soddisfatta nel vedere che il suo amico sia riuscito a fuggire.
Riportata al cospetto di Dawn, Beth la accusa di aver ignorato le azioni di Gorman e le dice che nessuno verrà mai a salvarli, provocando in lei una reazione violenta. Steven la cura per i colpi ricevuti, e lei lo costringe a confessarle la verità sulla morte di Gavin: Steven sapeva che quell’uomo era un dottore, e non voleva che si salvasse perché, altrimenti, non sarebbe stato più indispensabile all’ospedale. In seguito, Beth prende un paio di forbici e si avvicina a lui, ma si ferma non appena una donna viene portata in barella dall’esterno: è Carol

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Slabtown è certamente uno degli episodi più anomali nella storia di The Walking Dead, e questo giova a una serie che, in un contesto apocalittico relativamente limitato, ha sempre bisogno di rinnovarsi per sfuggire alla monotonia. Se le prime tre puntate hanno saputo unire azione e tensione per concludere l’arco narrativo di Terminus, questo repentino cambiamento di prospettiva ci permette di far luce sulla sorte di un personaggio di cui avevamo perso le tracce, Beth, precipitata in un microcosmo soffocante e spaventoso che le fa quasi rimpiangere la minaccia dei morti viventi. Il Grady Memorial Hospital, in effetti, ci offre un altro esempio della degenerazione del cittadino “comune” di fronte all’apocalisse, ma con una variante fondamentale: per evitare il caos, Dawn ha esasperato alcuni princìpi del nostro vivere quotidiano (il lavoro in cambio di servizi e protezione), creando una società in miniatura che si avvicina pericolosamente a un regime di polizia. L’efficienza di questo regime si basa su meccanismi spietati, violenti e pragmatici, nonché algidi e disumani come il volto pietrificato di Dawn, impermeabile a qualunque emozione. Beth è la sua nemesi ideale: forte e piena di risorse, ma anche compassionevole ed emotiva, mette in discussione le regole del Grady e non teme di pagarne le conseguenze, disposta persino a sacrificare la propria libertà per garantire la fuga di un amico (a tal proposito: non sappiamo ancora chi sia la persona con cui Daryl è tornato alla chiesa, ed è evidente che non può essere né Carol né Beth… io punto su Noah).

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Come al solito, le minacce più serie e inquietanti giungono dai vivi, non dai morti; e le sequenze più disturbanti di Slabtown, non a caso, hanno sempre gli esseri umani come protagonisti: le punizioni corporali inflitte da Dawn e le molestie sessuali di Gorman (non solo il tentativo di stupro, ma anche la scena disgustosa in cui costringe Beth a succhiare un lecca-lecca che lui stesso stava consumando) sono decisamente più “scabrose” di qualunque momento splatter, e costruiscono un’atmosfera greve e malata dove i vivi sono ben più nauseanti dei morti. L’episodio risulta immerso in un clima sospeso, frutto della situazione d’isolamento in cui si trova Beth, e soltanto l’epilogo riallaccia un legame con la trama principale: la comparsa di Carol al Grady è un notevole cliffhanger per le prossime puntate, e ci spinge a chiederci in che razza di guaio si siano cacciati lei e Daryl. In ogni caso, Carol e Beth hanno la forza per abbattere questo regime dall’interno.

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La citazione: «Se ti senti abbastanza sicuro da annoiarti, sei fortunato.»

Ho apprezzato: lo spostamento di prospettiva su Beth; la caratterizzazione del Grady Memorial Hospital; l’atmosfera sospesa e, a tratti, disturbante.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.

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