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I Cavalieri dello Zodiaco – Per creare Seiya si sono ispirati ai ragazzi di oggi

Di Marlen Vazzoler

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Quest’anno Masami Kurumada, l’autore del manga di Saint Seiya da cui è stata tratta l’omonima serie televisiva conosciuta in Italia con il nome I Cavalieri dello Zodiaco, festeggia 40 anni di carriera mentre il prossimo anno, nel 2015, verranno festeggiati i 30 anni dell’opera. A Lucca è stato mostrato in anteprima italiana l’ultimissimo film dei cavalieri intitolato I cavalieri dello zodiaco – La leggenda del grande tempio. Noi abbiamo visto un’anteprima riservata per la stampa a cui è seguita un Q&A con il regista Keiichi Sato, il produttore Yosuke Asama e il compositore Yoshihiro Ike.

Per prima cosa è stata chiesta dal relatore una visione generale di come è stato il progetto.

Un progetto importante per una serie molto, molto importante che ha generato oltre al manga, gli anime, una serie di oav, videogiochi, dei lungometraggi… ed era assente dagli schermi da alcuni anni. Perché è stato deciso di avviare questo progetto e in che relazione si pone con il lavoro di Masami Kurumada, con il quale sappiamo che hanno naturalmente discusso e interagito per definire le novità e gli elementi tradizionali che richiamano la storia dei cavalieri dello zodiaco.

Asama: La Toei Animation ha lavorato per molti anni alla serie televisiva, poi negli ultimi dieci anni abbiamo deciso di proporre il film. Diciamo che quest’idea non è nata così, alla fine della produzione della serie televisiva di Saint Seiya Next Dimension, con il maestro Kurumada abbiamo discusso molte volte su cosa avremmo potuto fare successivamente. In quel periodo la tecnica [della computer grafica] era molto precoce però tutte le parti hanno voluto che la nuova produzione venisse fatta in computer grafica. Questo l’abbiamo deciso sette anni fa.
Siamo giunti a questa scelta perché questa storia racconta due mondi molto grandi, molto profondi, quello del cosmo e quindi anche lo zodiaco e la mitologia greca. Due mondi molto profondi, molto grandi, per questo motivo la computer grafica era il metodo più adatto. Dopo sette lunghi anni siamo riusciti ad arrivare a questo risultato.
Quando abbiamo realizzato un pamphlet per questo film, abbiamo ricevuto un commento del maestro Kurumada che diceva ‘Questo film è l’inizio della nuova leggenda di Saint Seiya, quindi tutti quanti insieme cominciamo a creare la nuova leggenda di Saint Seiya. Sono molto ansioso di sapere se vi siete divertiti con questa nuova leggenda, spero di si.

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A questo punto volevo chiedere, in particolare al regista, quali sono stati gli aspetti più interessanti e più complessi nel trasformare il linguaggio, lo stile visivo dei cavalieri dello zodiaco per la prima volta in cg. Si tratta anche in particolare della prima esperienza in cg dello stesso Sato. Quindi quali sono stati gli aspetti più interessanti, quali le complessità e quali i risultati più soddisfacenti?

Sato: Pensandoci adesso forse la difficoltà più grande è stata l’espressione del cosmo, doveva essere un espressione diversa da quello che è stato mostrato fino a questo momento, sia nel manga che nella serie televisiva. Volevamo che fosse riconoscibile visivamente e questa, diciamo, è stata la cosa più difficile.

A Yoshihiro Ike invece vorrei chiedere una cosa. Naturalmente uno degli aspetti più evidenti di questa nuova incarnazione dei cavalieri dello zodiaco è anche il sound design in generale. Volevo chiedergli come ha lavorato e quali sono gli aspetti che ha voluto sottolineare con le musiche e anche come è stata la collaborazione musicale che so esserci stata, con un noto compositore e cantante giapponese, Yoshiki.

Ike: Per creare la musica in questo film, come avete visto ci sono delle inquadrature che cambiano spesso e molto velocemente. Ed esprimere questo con la musica e far sì che fosse il più comprensibile possibile al pubblico, è stato molto difficile. Per quanto riguarda il cantante forse è meglio che parliate con il produttore.

Asama: Sapevo già che anche il pubblico italiano desiderava ascoltare la sigla della serie televisiva ‘Pegasus Fantasy’. Su questo punto siamo rimasti indecisi fino alla fine, come gestiamo questo desiderio? Anche a noi piace questa sigla. Quindi la decisione finale è stata: siccome questo film, come avevo detto prima, è l’inizio di una nuova leggenda c’è bisogno di realizzare una collaborazione con un’artista molto famoso.
Quindi non è che non volevamo riutilizzare la sigla della serie televisiva, ma come ripeto, siccome rappresenta l’inizio di nuova partenza, di una nuova leggenda, per trasmettere questa energia, questo spirito, dovevamo avere questa collaborazione con il più grande artista e per questo motivo abbiamo deciso di chiedere una collaborazione a Yoshiki che ha accettato molto volentieri. Mi sono trovato soddisfatto del risultato che ha espresso questa idea di un mondo nuovo, molto profondo, molto ampio. Penso che siamo riusciti a raggiungere il nostro scopo.

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Q&A

Come in tutti i reboot vediamo che c’è un restyling dei personaggi, delle armature, di tutto il contesto dei Saint. Vediamo che si è un po’ allontanato dal classico design dell’antica Grecia ma riprende molto il fantasy occidentale moderno, anche quello classico che vediamo in molti videogiochi attuali. Volevo sapere come hanno lavorato su questo aspetto.

Sato: Prima di tutto per il nuovo disegno, abbiamo cercato di far capire il mondo dei guerrieri, di chi combatte. Si trovano nel mondo degli dei che non è troppo lontano dal mondo terrestre. E abbiamo voluto sottolineare questo aspetto. In più siccome abbiamo voluto esprimere molto la forza del cosmo di ognuno [dei Saint], come avevamo detto prima, abbiamo voluto far vedere il cosmo che non si vede nella realtà. Quindi per mostrarlo visivamente ci siamo chiesti come potevamo fare, come sarebbe stato più efficace far credere nel cosmo, che non si vede, e mostrarlo visivamente.
Per questo motivo abbiamo aggiunto molta luce con il computer, come nella pietra preziosa che hanno in petto [i cavalieri d’oro], se guardate con molta attenzione, vedrete delle icone [della costellazione] che rappresentano. Quindi vi invito a guardare con molte attenzione.

Io invece volevo fare una domanda sullo sviluppo dei personaggi, in particolare lo sviluppo del carattere di Saori, Ikki e Seiya. Vediamo una grande differenza rispetto al passato, Seiya diventa un personaggio molto più comico, infatti la maggior parte delle scene comiche hanno lui come protagonista, Saori è quasi l’esatto contrario di quello che siamo abituati a vedere come personaggio, di solito è ferma lì che aspetta che la vanno a salvare, invece adesso qui la vediamo sacrificare la sua vita rischiando la sua per salvare invece i suoi cavalieri, quindi abbiamo un ribaltamento della situazione. Mentre nel caso di Ikki possiamo dire che è stato lasciato un po’ più in disparte rispetto a quello che siamo abituati a vederlo, forse è il personaggio meno sviluppato?

Sato: Prima di tutto volevo sottolineare la forza del cosmo. Volevo che anche chi vede, si avvicina per la prima volta Saint Seiya, volevo che capisse cosa fosse il cosmo, il significato del cosmo. Per questo motivo abbiamo cambiato delle situazioni con il cosmo. Qui abbiamo raccontato, come avete visto, come Saori ha difficoltà ad accettare questa sua capacità sua che possiede, poi quando incontra Seiya e gli altri cavalieri cerca insieme con loro il modo di usarla nel modo più giusto. Per questo abbiamo voluto cambiare l’atteggiamento di questi personaggi. Prima di iniziare il lavoro in questo film ho letto tutti i manga e visto tutte le serie televisive. Anche nelle versioni precedenti comunque c’era questa comicità.

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Ma non così marcata.

Sato: [Seiya] è comunque un eterno ragazzo, ha questa ingenuità giovanile. Anche per raccontare questa ingenuità era necessario questo aspetto. E poi mi sono avvicinato molto ai ragazzi di oggi, che conducono il gruppo e hanno questo tipo di comicità ‘Vai andiamo’ [Sato gesticola visibilmente, imitando Seiya], a cui piace festeggiare. E secondo me è molto più vicino alla realtà dei ragazzi di oggi. Quindi so che non si tratta di una preoccupazione ma di un osservazione che comunque è giusta.
So che Ikki deve essere il più forte come personaggio ma per quanto riguarda questo film, volevo dare più attenzione a Seiya, un ragazzo molto giudizioso, che usa tutta la forza del suo corpo per proteggere qualcuno e non se stesso. Volevo mettere al centro questo aspetto. Quindi per questo Ikki sembra un po’ debole ma io ho già delle idee per il racconto successivo e allora forse magari anche gli altri [Saint] saranno dei personaggi più forti.
Comunque a tutti noi dello staff piace Ikki. Infatti molti hanno detto ‘Facciamolo più forte’.. comunque ho deciso ‘Oggi va bene così poi magari la prossima volta sarà diverso’. So che tra il pubblico ci sono tanti fan di Ikki, la maschera che indossa, se vedete bene, è la stessa che compare nel fumetto. Comunque il primo design che ho fatto come maschera è stata quella di Ikki.

Io vorrei fare una domanda relativa alle operazioni di rilancio, perché negli ultimi anni la Toei Animation ha rilanciato serie come Captain Harlock, Saint Seiya, Sailor Moon attraverso gli anime. Ed erano tutte delle serie classiche la cui caratteristica era un universo molto espanso, quindi molto ampio sia come storia che come numero di episodi. Però nel momento di rilanciare queste serie non è stato scelto di fare delle nuove serie, quindi altrettanto lunghe e altrettanto espanse ma delle versioni più rapide, cioè i film. Oppure nel caso di Sailor Moon nonostante sia una serie, è molto più veloce e ha un ritmo molto più rapido. Quello che mi chiedo è: se questo tipo di formato secondo voi, quindi più veloce, più immediato, sia più adatto al pubblico odierno e quindi se il pubblico di oggi magari non seguirebbe delle serie che magari hanno 200 episodi, 10 film. Quindi se è cambiato il pubblico e se è cambiato il mercato e se questi film si avvicinano di più a questa esigenza.

Asama: Nel rispondere a questa domanda sulle ultime nostre produzioni, in parte forse è vero che abbiamo fatto un adattamento per un pubblico nuovo, attuale. L’idea in comune di tutti questi nuovi film, come sapete, sono passati molti anni da quando abbiamo lavorato a queste serie e la prima generazione di questo pubblico è ormai molto grande. Sta nascendo una nuova generazione e il nostro desiderio è di catturare, far capire questo mondo meraviglioso a questa nuova generazione.
Per dire la verità anche io quando ero bambino guardavo la serie televisiva di Saint Seiya che mi ha fatto emozionare quindi volevo dare questa stessa emozione di quando ero piccolo, di quando facevo parte del pubblico, alle nuove generazionei quindi questo è lo spirito in comune che hanno tutti questi nuovi film.

È chiaro che Saint Seiya è fatto per una serie televisiva, quindi a più episodi, quindi i personaggi si possono sviluppare con molto tempo. Non c’è il rischio come diceva la collega che questa diminuzione della durata di episodi, il metterli nel formato dei lungometraggi, di perdere la caratterizzazione dei personaggio? Perché effettivamente in questo film abbiamo visto molto bene solo Seiya, diciamo nella comicità, nell’eroismo, nel proteggere Atena. Gli altri sono un pochino messi, diciamo da parte. Non c’è questo rischio facendo questi film da un’ora, un’ora e mezza, di perdere un pochino le caratterizzazioni che tutto il pubblico di Saint Seiya ha amato per ogni personaggio, perché avevano una loro specifica caratteristica e un loro specifico sviluppo all’interno della saga di Saint Seiya?

Asama: Capisco benissimo questa tua domanda. Ma il concetto di questo film, l’idea iniziale di questo film.. diventa una ripetizione delle risposte alle altre domande, perché volevamo che questo film fosse un’iniziazione, una nuova porta per un nuovo pubblico.

La traduttrice ha domandato, ma quindi continuerà?

Asama: Magari, noi vogliamo, ma questo dipende dal pubblico, quanti verranno a vedere questo film.

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Nel pomeriggio abbiamo partecipato a un breve roundtavle con Sato, Asama e Ike.

Rispetto alla mia generazione che è cresciuta con l’animazione giapponese, abbiamo vissuto proprio l’invasione alla fine degli anni settanta di Go Nagai, di Lupin III, abbiamo vissuto la poesia dell’animazione giapponese. Quali sono invece le difficoltà oggi dove ci sono tante altre distrazioni. Perché la generazione dei miei genitori aveva un televisore in bianco e nero, io ho cominciato ad averne due e già mi dovevo sentire fortunato, adesso invece ci sono tante distrazioni, da internet ai videogiochi. Ecco quindi, come si fa a riportare alle nuove generazioni la poesia, le storie che sono diverse dalle nostre.

Asama: Ti ringrazio molto per averci seguito dagli anni settanta. Dico questo. Perché i cartoni animati giapponesi per così tanto tempo sono stati accettati anche fuori dal Giappone? Anche se produciamo cartoni animati per bambini, non abbiamo cancellato alcune cose, perché anche se i bambini vivono delle delusioni, delle esperienze negative. Anche il modo di vedere la sessualità, i bambini vivono tutte queste cose, quindi non abbiamo tagliato nulla.
So che le produzioni americane oppure europee forse per l’influenza del cristianesimo, forse per proteggere bambini, non fatto questo, ma anche i bambini hanno tutte queste emozioni, questi stati d’animo, le delusioni, la speranza, come gli adulti, perché anche i bambini vivono. Quindi forse è da questo che nasce il dramma, e questo dramma attira, e fa emozionare ancora oggi. Grazie a questo aspetto, nonostante la presenza di tante altre distrazioni, userà il suo fascino per attirare il pubblico.

La prima domanda riguarda come è nato il progetto. Se hanno deciso subito di portare in vita i personaggi in computer grafica e se da subito è stato deciso di riscrivere una delle storie iniziali di Saint Seiya e di non scrivere una nuova trama.

Asama: Quando abbiamo iniziato, non abbiamo scelto subito Saint Seiya. La Toei Animation, noi produttori, abbiamo deciso che volevamo fare qualcosa con la computer grafica e poi abbiamo cercato quale era la proprietà che era più adatta da realizzare in computer grafica e poi abbiamo scelto Saint Seiya.
Per quanto riguarda il cambiamento della storia, prima di tutto c’era il problema del tempo limitato perché avevamo soltanto un ora e mezza. Poi abbiamo guardato quale serie, tra il manga o le serie televisive, aveva avuto più popolarità ed era stata la più venduta, ed è uscita quella delle dodici case, per questo abbiamo scelto questi episodi. Lo scopo era che anche i vecchi fan, ormai cresciuti, si divertissero ma anche di catturare un nuovo pubblico tra i 10 e i 20 anni che non conosceva la vecchia serie.
C’è un’atmosfera un po’ diversa tra il Giappone e l’Europa, per quanto riguarda Saint Seiya, perché ho sentito che qui in tv, ogni tanto, si trasmette ancora e quindi non è mai finita. Invece in Giappone quando la serie è finita una decina di anni fa, c’è stato uno stop, non c’era più nulla, era finita sia per il pubblico che per chi l’ha prodotta. Perciò il senso di rifare per delle nuove generazioni, forse da noi incontrerà un po’ meno difficoltà perché è finita.
Volevamo riproporla alle nuove generazione che non conoscevano la vecchia serie, Saint Seiya è una serie così interessante, anche questo dramma, in confronto con altre storie recenti, ha dei temi abbastanza pesanti, e riproponendola non doveva essere ripetuta nello stesso modo ma era necessario cambiare un po’ anche il punto di vista del racconto.

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Io volevo fare una domanda in merito alla scena ambientata nella casa del Cancro. Ero interessata nel chiedere a Ike per la parte musicale, dove viene usata un aria più lirica, quindi come è stata concepita questa scena musicalmente e poi anche graficamente, perché comunque ha un’immagine molto kitsch, un miscuglio di generi che viene anche poi ripreso in parte nell’ambientazione del grande tempio, dove vediamo l’architettura romana, greca, gotica, egiziana, il tutto confluisce in unico punto.

Sato: Naturalmente solo quella parte è molto musicale. Nel manga questo personaggio è molto particolare, molto diverso dagli altri. Prima di tutto dovevo portare questa stessa impressione al cinema, però questo lungometraggio dura un ora e mezza e poi ci sono anche gli altri [Saint] quindi raccontandolo alla stregua degli altri [personaggi] non potrò esprimerlo bene, non si capirà.
Devo esprimere al pubblico questa diversità, questo carattere molto particolare. E quindi lo dovevo cambiare in qualche modo. Poi secondo me questo personaggio è molto narcisista, ed ho pensato se qualcuno andasse da lui, una persona molto narcisista, come si comporterebbe? [Death Mask] cercherà di dare l’impressione che lui è più grande di te che lui è superiore a te. Quindi volevo dare questa impressione ai personaggi e al pubblico in modo che pensassero ‘Che caratteraccio ha questo’, volevo dare questa impressione, il pubblico deve avere questa impressione insieme agli altri personaggi.

Ike: Personalmente mi piace molto cancro. Naturalmente anche se sono un musicista se la regia mi chiede fai questa scena musicale, naturalmente la faccio, ma oltre a questa richiesta io e il regista abbiamo un sogno: creare un cartone animato musicale quindi diciamo che quella scena è stata un po’ una prova, un passo in più per avvicinarci al nostro sogno.
Quello che dico ti dico non è proprio una risposta alla tua domanda. La scena mi piace molto però mi sarebbe piaciuto se fossero stati due film, musicalmente parlando, comunque siamo amici, oltre alla richiesta del regista era anche la richiesta di un amico. Ma chissà quante volte gli ho detto ‘Se fossero stati due film, se fossero stati due film’ questo l’ho ripetuto molte volte al regista.

Ma quindi se fossero stati due film, cosa avrebbe cambiato musicalmente parlando?

Ike: Essendo un ora e mezza, come avete visto, una scena segue l’altra molto velocemente. Quindi se fossero stati due film in alcune scene avrei potuto aumentare piano piano l’emozione con la musica, avrei potuto fare di meglio.

Sappiamo che i cambiamenti del film sono stati concordati con lo stesso Kurumada, ci potete dire per quale motivo sono stati effettuati alcuni cambi? È stato già detto per rinnovarlo, ma ad esempio il personaggio di Milo che è diventato un Saint femminile, da chi è venuta l’idea, e i motivi che stanno dietro ad alcune scelte.

Sato: Questo cambiamento molto grande è stato fatto grazie al rapporto molto buono che si è instaurato tra i produttori e il maestro Kurumada, e solitamente se ne stabiliscono di diversi tipi con il mangaka originale quando bisogna fare l’adattamento cinematografico. Lui stesso si è divertito con questo cambiamento, ha detto ‘Facciamo nascere qualche nuovo Saint’, non ha mai detto ‘Devi fare questo, devi fare questo’, non ha mai comandato. Hanno parlato e quando hanno proposto delle nuove idee, il maestro Kurumada si è comunque divertito ‘Mi sembra che funzioni, allora facciamolo’, quindi c’è stato un rapporto molto buono con il maestro Kurumada.
Anche lui stesso si è divertito con questa nuova immagine dei Saint.

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A questo punto i tre talent ci hanno chiesto quali sono state le nostre scene preferite nel film.

Sato ha infine svelato che inizialmente avevano considerato di usare la motion capture, ma non non sono stati contenti del risultato, e quindi hanno usato al suo posto l’animazione in cg.
Ike ne è rimasto davero stupito

“Avete disegnato tutto? Siete matti!”.

Sato ha spiegato che il modo di realizzare questi cartoni animati, anche se in computer grafica, è uguale a quello tradizionale, disegnando i cell uno alla volta.

QUI, trovate la nostra recensione del film

Per un riassunto dell’edizione 2014 del Lucca Comics & Games potete inoltre consultare i seguenti link:

Lucca 2014: Rivivi l’invasione dei Cosplayer con l’immensa gallery di ScreenWEEK!
Italiano Medio – Maccio Capatonda presenta a Lucca il suo primo film
Lucca 2014 – La Disney presenta i corti di Feast e Lava, e 20 minuti di Big Hero 6
Lucca 2014 – Gabriele Salvatores presenta Il suo Ragazzo Invisibile
Lucca 2014 – Mostrato il primo teaser trailer di Ant-Man!
Lucca 2014 – Le mostre di Gundam, Shinichi Wakasa e Robots & Characters Evolution
Lucca 2014 – Intervista esclusiva a Masasumi Kakisaki, l’autore di Rainbow e Green Blood
Lucca 2014 – Brian K. Vaughan ci parla di Lost, Under the Dome, Y: the last man e Ex Machina

I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del Grande Tempio, diretto da Keiichi Sato verrà distribuito in Italia dalla Lucky Red dal 12 febbraio 2015.


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