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Gotham, la recensione dell’ottavo episodio: The Mask

Di Lorenzo Pedrazzi

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The Mask, ottavo episodio di Gotham, svela le radici di un altro nemico di Batman, il famigerato Maschera Nera: l’antagonista di questo episodio, infatti, è suo padre…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Il cadavere di un uomo in completo da broker finanziario viene ritrovato vicino al porto di Gotham City, con un dito mozzato in gola. Il dito potrebbe appartenere al suo assassino, così Harvey Bullock (Donal Logue) e James Gordon (Ben McKenzie) fanno visita a un noto dottore che cura i criminali della città, e scoprono che un uomo con il dito mozzato si è fatto medicare da lui la notte prima. L’uomo aveva il biglietto da visita della Sionis Investments, il cui capo, Richard Sionis (Todd Stashwick), è un fanatico della cultura guerresca che adorna il suo ufficio di armi e maschere antiche. Gli impiegati di Sionis hanno tutti delle ferite o tumefazioni sul corpo, e Jim trova anche l’uomo con il dito mozzato, Adams (Brian Morvant), messo al tappeto grazie all’intervento di Bullock. L’ostilità di Jim nei confronti del dipartimento di polizia, reo di non averlo difeso contro Zsasz, lo porta ad agire con livore, determinato ad arrestare Carmine Falcone, il sindaco e ogni poliziotto corrotto di Gotham. Al contempo, però, trascura Barbara (Erin Richards), spaventata dagli eventi recenti.
Jim e Bullock scoprono che Sionis organizza degli scontri all’ultimo sangue fra gli aspiranti broker della sua compagnia, e li dirige indossando una maschera rituale nera. Chi sopravvive, viene assunto. L’intervento dell’avvocato, però, impedisce ai detective di ottenere la confessione firmata di Adams. Jim riesce comunque a trovare il vecchio ufficio dove si svolgono gli scontri, ma viene stordito da Sionis con un taser, e costretto ad affrontare tre aspiranti broker (a cui viene promesso un bonus da un milione di dollari in caso di vittoria). Bullock costringe il dipartimento ad affrontare la sua codardia, e convince i colleghi ad aiutarlo a cercare Jim. Quest’ultimo, però, se la cava bene: prima sconfigge i tre avversari, poi neutralizza anche Sionis, che lo aveva attaccato con un spada (il tutto mentre gli impiegati della compagnia seguivano il combattimento su uno schermo). La polizia arriva sul posto, e Sionis viene arrestato.
Nel frattempo, Bruce Wayne (David Mazouz) torna a scuola, ma viene importunato dall’arrogante Tommy Elliot (Cole Vallis), che manca di rispetto a lui e ai suoi genitori. Bruce lo colpisce, ma Tommy è troppo grosso. Alfred (Sean Pertwee) gli dà l’orologio di suo padre e lo porta a casa del compagno, in modo che Bruce possa vendicarsi e farsi rispettare: il giovane Wayne colpisce ripetutamente Tommy con l’orologio a mo’ di tirapugni, spaventandolo. Parallelamente, Oswald Cobblepot (Robin Lord Taylor) rapisce il nuovo “valletto” di Fish Mooney (Jada Pinkett Smith) e lo costringe a rivelargli che Fish ha piazzato qualcuno dei suoi “dipendenti” al fianco di Falcone, poi lo fa uccidere. Questo “qualcuno” è ovviamente Liza (Mackenzie Leigh), che fornisce alla sua padrona alcuni documenti utili a far crollare Falcone.
Alla fine, Jim telefona a Barbara, che però se ne va di casa lasciandogli una lettera. Selina Kyle (Camren Bicondova) viene arrestata e chiede di parlargli. Bruce, invece, domanda ad Alfred di insegnargli a combattere.

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È lotta all’ultimo sangue tra gli eredi degli yuppie, mentre una versione psicopatica di Gordon Gekko sublima l’ambizione professionale in violenza fisica: tra Fight Club e Wall Street, The Mask offre un soggetto piuttosto divertente nelle sue sfumature satiriche, soprattutto se consideriamo che il contesto atemporale di Gotham si avvicina di più agli anni Ottanta e Novanta (epoche di edonismo e sprechi al di sopra delle reali possibilità) piuttosto che al nostro presente. La trama, comunque, funge da espediente per porre le basi di Roman Sionis alias Maschera Nera, di cui Richard è probabilmente il padre. Il trucco della serie è ormai scoperto: i futuri avversari di Batman vengono introdotti in versione giovanile (come il Pinguino e l’Enigmista, per intenderci) oppure attraverso la narrazione delle loro radici ambientali o genitoriali, come avverrà prossimamente anche con lo Spaventapasseri. In questo modo, Jim Gordon può confrontarsi con nemici abbastanza bizzarri da caratterizzare lo show in senso “fumettistico”, e la mitologia dell’Uomo Pipistrello viene costruita mattone su mattone, gradualmente. Peccato che il giochino sia troppo ripetitivo, e gli intrecci si rivelino poco raffinati nella loro costruzione investigativa: alcuni passaggi sono infatti davvero goffi, come il biglietto da visita di Adams che “casualmente” gli cade dalla tasca mentre si fa medicare dal dottore della mala (che poi è Crime Doctor, altro nemico di Batman). Risulta ben delineata, d’altra parte, l’esasperazione di Jim nei confronti dei suoi colleghi, e lo stesso vale anche per il rapporto di crescente amicizia con Bullock: l’unico poliziotto che sia disposto a guardargli le spalle, seguendo le dinamiche della solidarietà virile tra partner. Un po’ troppo frettoloso, invece, il racconto della partenza di Barbara, che peraltro aveva già tentato di lasciare Jim negli scorsi episodi… ma è tutto inutile, poiché sappiamo che i due si sposeranno. Impossibile costruire la tensione su una vicenda di cui conosciamo già l’epologo.

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Stesso discorso per i piani di Fish Mooney: è ben noto che Carmine Falcone fa parte dell’universo di Batman, e dunque è ovvio che le strategie di Fish siano destinate al fallimento (così come qualunque sua minaccia nei confronti del Pinguino). Gotham, insomma, finisce per girare a vuoto anche quando propone trame interessanti (pur senza brillare), buone interpretazioni (come quella di Ben McKenzie) e ottimi valori produttivi (la fotografia, che sembra incorniciare in un alone scuro ogni sequenza, è sempre molto efficace). Le vicende del piccolo Bruce meritano invece un discorso a parte: in questa puntata assistiamo infatti al suo scontro con un compagno (il futuro supercriminale Hush) che mette in luce l’attrazione del giovane Wayne per la violenza, ma anche i primi germi di un’educazione reazionaria che, unita al trauma per la morte dei genitri, lo condurrà sulla strada della giustizia autonoma. Alfred lo educa a rispondere al fuoco con il fuoco, privilegiando la forza rispetto alla diplomazia, la paura (o meglio, la sua induzione nel cuore dei nemici) rispetto al dialogo: una formazione che si allinea con il contesto brutale di Gotham City, ma tradisce in parte i valori dei coniugi Wayne. Thomas e Martha rappresentavano l’onestà, l’equilibrio, la pace, ma la loro morte ha stimolato l’emersione dei criminali più assurdi, pittoreschi e violenti, come giustamente fa notare il Capitano Sarah Essen, e in questa consapevolezza si cela una rilettura interessante dell’universo di Batman: il Cavaliere Oscuro, da questo punto di vista, non sarebbe altro che il prodotto del suo ambiente, e non viceversa.

La citazione: «Farei la parte del poliziotto buono… ma non è nelle mie corde.»

Ho apprezzato: la deformazione guerresca dell’ambiente della finanza; l’interpretazione di Ben McKenzie; la crescente solidarietà fra Jim e Bullock; l’idea che la morte dei coniugi Wayne abbia scatenato l’emersione dei criminali più bizzarri; la fotografia.

Non ho apprezzato: l’assenza di reale tensione nelle vicende di Barbara e Fish; la trascuratezza di certi snodi nell’intreccio investigativo.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Gotham sul nostro Episode39 a questo LINK.


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