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Gotham, la recensione del settimo episodio: Penguin’s Umbrella

Di Lorenzo Pedrazzi

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Penguin’s Umbrella, settimo episodio di Gotham, imprime una svolta nella trama orizzontale e introduce un altro futuro avversario di Batman, il sadico Victor Szasz

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Dopo che Oswald Cobblepot (Robin Lord Taylor) ha dimostrato a tutta la stazione di polizia di essere ancora vivo, Harvey Bullock (Donal Logue) attacca James Gordon (Ben McKenzie) e minaccia di ucciderlo per consegnare il suo cadavere a Carmine Falcone, ma Jim lo disarma e lo atterra; poi, tornato a casa, scaccia gli scagnozzi che tenevano in ostaggio Barbara (Erin Richards), e l’accompagna a prendere un treno che la porti fuori città.
Mezza Gotham City lo vuole morto, e Jim capisce di non avere nulla da perdere: si fa dare alcuni mandati d’arresto in bianco e dice al suo capo che vuole utilizzarli per arrestare sia il sindaco sia Falcone, anche a costo di morire nel tentativo. Alla stazione, però, arriva un killer mandato proprio da Falcone, Victor Zsasz (Anthony Carrigan), che fa sgombrare la sala e resta solo con Jim, accompagnato da due ragazze armate di pistola. Il detective non ha intenzione di consegnarsi a lui, e così spara per primo; lo scontro che ne consegue termina con Jim ferito da due proiettili, ma salvato dagli agenti Renee Montoya (Victoria Cartagena) e Crispus Allen (Andrew Stewart-Jones), che lo fanno curare da una loro amica nel laboratorio di dissezione dell’università.
Intanto, il Pinguino corrompe alcuni uomini di Sal Maroni (David Zayas) per farli passare dalla sua parte, e uccide il braccio destro del gangster, prendendone il posto; tutto questo dopo aver eliminato Nikolai (Jeremy Davidson) e i suoi uomini. Falcone accetta di lasciar perdere Cobblepot se, in cambio, riceverà da Maroni una delle sue proprietà di Gotham, e il Pinguino suggerisce di concedergli Indian Hill, una discarica di rifiuti tossici che si trova sopra un cimitero indiano ad Arkham. Falcone accetta.
Rialzatosi a fatica dopo l’estrazione dei proiettili, Jim porta Montoya e Allen da Bruce Wayne (David Mazouz) per assicurare al ragazzino che, se lui morirà, saranno loro a occuparsi delle indagini sull’omicidio dei genitori. Poco dopo, Bullock si convince ad aiutarlo ad arrestare il sindaco e Falcone, poiché ritiene anche lui di non aver più nulla da perdere. Armati, prelevano il sindaco e lo portano da Falcone, ma quest’ultimo dice a Jim di avere in ostaggio Barbara: non gli fornirà alcuna prova, dovrà fidarsi delle sue parole. Il detective gli crede, ed effettivamente Zszas era pronto a ucciderla se Jim non avesse abbassato le armi. Barbara viene portata da lui, e Falcone decide di risparmiare loro la vita proprio perché Jim si è fidato della sua parola, segno che in futuro potrebbe obbedire ai suoi ordini. Jim, Barbara e Bullock vengono lasciati liberi.
In seguito, il Pinguino fa visita a Falcone, e scopriamo che i due erano in combutta sin dall’inizio: Cobblepot chiese di essere giustiziato da Jim perché ritenne di poterlo convincere a risparmiargli la vita e, in quel caso, avrebbe lavorato per Falcone come spia infiltrata nelle file di Maroni. Il Pinguino assicura al boss che, con le buone o le cattive, riuscirà a fare in modo che Jim si schieri dalla loro parte.

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Gotham torna a concentrarsi sulla trama orizzontale della stagione, e lascia i riferimenti alla mitologia di Batman – pur presenti – sullo sfondo: Victor Zsasz è infatti un mero strumento nelle mani di Falcone, e dimostra ancora una volta l’allegra “casualità” con cui i più grandi nemici dell’Uomo Pipistrello si ritrovano tutti nella medesima cerchia ristretta, con pochissimi gradi di separazione fra l’uno e l’altro. In ogni caso, l’interpretazione di Anthony Carrigan (che ha già prestato il volto a un altro supercriminale DC, Mist, in The Flash) giova sicuramente al personaggio, poiché in un paio di sequenze riesce ad attribuirgli una discreta dose d’inquietudine e sadismo, com’è evidente quando si incide la pelle per marcare il suo ventottesimo omicidio (un’abitudine tipica di Zsazs). Per il resto, Penguin’s Umbrella narra la potenziale resa dei conti di Jim Gordon con la corruzione che impregna Gotham City, ma la sua onestà e buona volontà sono impotenti di fronte a quel “sistema” che Falcone ha costruito per evitare l’anarchia. Questo clima di apparente ineluttabilità non manca di fascino, lo scontro tra Gordon e Zsasz nella stazione di polizia è piuttosto spettacolare, mentre l’idea dell’eroe che si schiera da solo contro le ingiustizie, per quanto ingenua, vanta un’innegabile presa emotiva. Buono anche il colpo di scena finale: il Pinguino era in combutta con Falcone sin dal principio, e dunque fa il doppio gioco con Maroni, fornendo inoltre al boss un’arma teoricamente decisiva contro il tradimento di Fish Mooney, di cui è consapevole. D’altra parte, se il Pinguino e Falcone fanno parte della mitologia di Batman (al contrario di Fish), una ragione dovrà pur esserci.

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Il punto, però, è che una più attenta riflessione ci permette di cogliere i limiti endemici della serie, e in particolare di questo episodio. La storia di Penguin’s Umbrella, così come tutto il suo meccanismo di tensione, è basata sulle numerose situazioni di pericolo in cui si trovano Jim, Barbara e il Pinguino, costantemente minacciati di morte e braccati dai più svariati avversari. Eppure, Gotham è un prequel, e i tre personaggi sopracitati sono parte integrante dell’universo narrativo di Batman, anzi, Gordon e il Pinguino sono addirittura due figure iconiche nel mondo del Cavaliere Oscuro… ed è quindi ovvio che si salveranno, e che nessuno di loro corre un reale pericolo. Certo, la curiosità può eventualmente consistere nel sapere come se la caveranno, ma questo non basta per restaurare la suspense, o per allontanare la sensazione che lo show sia costruito su premesse fragilissime (per non dire canzonatorie). È proprio in episodi come questo che Gotham sembra girare a vuoto, correndo su un binario prestabilito la cui destinazione è molto prevedibile. Peccato, perché i valori produttivi sono sempre alti, gli attori funzionano e l’universo di Batman è comunque intrigante; ma, su queste basi, è dura trovare un vero coinvolgimento emotivo o intellettivo.

La citazione: «Il nemico non è il sistema, è l’anarchia.»

Ho apprezzato: il clima di apparente ineluttabilità che aleggia sull’episodio; lo scontro fra Gordon e Zsasz; il colpo di scena finale.

Non ho apprezzato: l’assenza di reale tensione; la fragilità delle premesse.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Gotham sul nostro Episode39 a questo LINK.

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