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Gotham, la recensione del nono episodio: Harvey Dent

Di Lorenzo Pedrazzi

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Harvey Dent, nono episodio di Gotham, mostra il debutto di Nicholas D’Agosto nel ruolo dell’eponimo assistente del procuratore distrettuale, lasciando già emergere alcuni indizi sul suo futuro come Due Facce

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Ian Hargrove (Leslie Odom Jr.), un criminale ossessionato dalle bombe, viene fatto evadere durante un trasferimento, e costretto a fabbricare un ordigno che viene consegnato alle guardie di una fabbrica: lo scoppio provoca la loro morte, e permette alla gang – composta da malviventi russi – di rubare un eplosivo ad alto potenziale.
Parallelamente, James Gordon (Ben McKenzie) torna a casa con Selina Kyle (Camren Bicondova), ma Barbara (Erin Richards) non c’è: gli ha lasciato un biglietto per dirgli che ha bisogno di ritrovare la serenità dopo le vicende degli ultimi tempi. Jim affida Selina a Bruce Wayne (David Mazouz) e Alfred (Sean Pertwee), confidando nel loro aiuto per nasconderla, essendo l’unica testimone oculare dell’omicidio dei coniugi Wayne. Il piano è di farsi aiutare dall’assistente del procuratore distrettuale, Harvey Dent (Nicholas D’Agosto), per proseguire le indagini: Dent, che condivide il sogno di una Gotham City libera dal malaffare, propone di far circolare la voce che un testimone segreto ha rivelato il coinvolgimento del corrotto magnate Dick Lovecraft (Al Sapienza) nella morte dei coniugi, sperando che questo faccia innervosire i veri colpevoli e li spinga a fare mosse azzardate. È un piano che implica una scommessa con la sorte, ma Dent – inseparabile dalla sua moneta truccata, con due teste – ama il rischio, e Jim accetta.
Intanto, Bruce è affascinato da Selina: irrispettosa e sfuggente, la ragazza gli insegna che per sopravvivere nelle strade di Gotham bisogna essere spietati, e non basta allenarsi alla boxe con i guantoni (come fa Bruce con Alfred) o saper trattenere il respiro sott’acqua. Selina, però, porta anche una ventata di leggerezza nella rigida dimora Wayne, e sfida Bruce a una battaglia col cibo che mette in palio qualcosa di molto attraente per il futuro Batman: se riuscirà a colpirla, Selina gli consentirà di baciarla. Ma la piccola Catwoman è troppo veloce.
Dent comunica a Lovecraft – circondato dai suoi avvocati – le accuse del testimone segreto, ma il ricco magnate le rigetta con disprezzo, avvertendolo di non scherzare con qualcuno di così potente. Dent ha una reazione improvvisa e furiosa, minacciandolo di “farlo a pezzi” se oserà rivolgersi a lui ancora in quel modo.
Jim e Harvey Bullock (Donal Logue) trovano Hargrove grazie a un indizio che lui ha lasciato nel precedente ordigno: l’uomo, infatti, non vuole fare del male a nessuno, e la sua ossessione per gli esplosivi nasce da uno squilibrio mentale (lo avevano arrestato per aver distrutto alcune fabbriche di armi e munizioni, ma lui era convinto di fare del bene). Ora, i criminali russi lo costringono a lavorare per loro, altrimenti uccideranno suo fratello e la sua famiglia. I due detective non riescono però a salvarlo, poiché la gang interviene e, nel corso di una sparatoria, lo porta via. I russi lavorano per Fish Mooney (Jada Pinkett Smith), che vuole indebolire Carmine Falcone colpendo le sue riserve di denaro. L’esplosivo ad alto potenziale che hanno rubato, infatti, consente di perforare il ferro, come dimostrano le analisi di Edward Nygma (Cory Michael Smith): questo permette a Jim e Bullock di dedurre che i criminali vogliono colpire l’antica armeria di Gotham City, unica ad avere ancora un caveau con portone di ferro. I due detective e la polizia circondano la gang poco dopo il colpo, ma Butch Gilzean (Drew Powell) fa esplodere una bomba piazzata sotto al furgone dei malviventi, eliminando così tutti i testimoni del coinvolgimento di Fish. Hargrove, invece, riesce a salvarsi e viene trasferito al manicomio di Arkham, che il sindaco James (Richard Kind) ha deciso di riaprire per ospitare i criminali mentalmente disturbati. Al contempo, Oswald Cobblepot (Robin Lord Taylor) scopre che Liza (Mackenzie Leigh) sta lavorando per Fish, e le dice che dovrà continuare a fare il suo lavoro senza dire nulla, altrimenti la ucciderà.
Alla fine, Jim telefona a Barbara per chiederle di tornare, ma lei è a letto con la sua ex ragazza, l’agente Renee Montoya (Victoria Cartagena).

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L’introduzione di Harvey Dent nel cast di Gotham risponde alle solite dinamiche della serie, che ormai appaiono abusate e maldestre: Dent viene mostrato in atteggiamenti e inquadrature che prefigurano la sua futura trasformazione in Due Facce, ma se la moneta truccata è un elemento sensato e calzante (ovvero: è sensato che Dent ne sia ossessionato anche prima del passaggio alla criminalità), risultano invece alquanto ridicoli i primi piani che lo ritraggono con il volto oscurato per metà, dimostrando la solita goffaggine con cui lo show inserisce citazioni, easter egg e strizzatine d’occhio rivolte agli spettatori. Gotham non duella in punta di fioretto, questo è chiaro, ma sarebbe lecito pretendere un approccio meno didascalico sull’origine dei personaggi, soprattutto di fronte a una scena forzata e artificiosa – perché troppo isolata dal contesto – come quella dello scoppio d’ira davanti a Lovecraft, in cui l’avvocato diventa improvvisamente uno psicopatico (anche se, in effetti, la sua schizofrenia dovrebbe risalire a prima della trasformazione, ed è quindi ovvio che alcune tracce affiorino già oggi). La performance di Nicholas D’Agosto, pur senza indulgere in vertici memorabili, è abbastanza valida, poiché bilancia in modo discreto l’entusiasmo giovanile e l’oscura ambiguità del personaggio.

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Peccato che la trama sia sgangherata e involuta: i diversi livelli d’azione (“Fish che ingaggia i russi che rapiscono Hargrove per fargli costruire una bomba per rubare un esplosivo per sottrarre il denaro di Carmine Falcone e quindi indebolirlo”) sono un po’ confusi, e la stessa caratterizzazione di Hargrove sembra trascurare la natura e le conseguenze dei suoi disturbi mentali. Totalmente inverosimile è poi la decisione di affidare Selina ad Alfred e Bruce, tanto più assurda se presa da un funzionario di polizia come Jim: sorvolando sul fatto che Batman e Catwoman non dovrebbero conoscersi fin dall’infanzia, non è credibile che Gordon metta in pericolo sia Bruce sia Selina in quel modo, esponendoli entrambi alle ritorsioni della malavita (come si vedrà nel prossimo episodio). Detto questo, bisogna dire però che la sottotrama con i due ragazzini offre i momenti migliori della puntata. L’atteggiamento serioso e aristocratico di Bruce trova il suo contraltare nella ruvidità enigmatica e intrigante di Selina, temprata da esperienze che il giovane Wayne non riesce nemmeno immaginare. Tutto ciò che sperimenta – il combattimento, l’apnea, la sfida ai limiti – avviene in un ambiente controllato, e non può prepararlo a ciò che lo aspetta sulla strada, dove bisogna essere «spietati» per sopravvivere. Da questa consapevolezza nascerà uno dei conflitti interiori di Batman, diviso tra la sete di vendetta e la necessità di porre confini invalicabili al suo modus operandi: duro ma non spietato, violento ma non mortale. Selina, però, porta anche un po’ di leggerezza infantile (la battaglia con il cibo), e sveglia in Bruce le prime avvisaglie… “ormonali”, diciamo.

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Per il resto, assistiamo alle solite macchinazioni del Pinguino (che evidentemente ha le sue ragioni per non svelare il doppio gioco di Liza) e al tradimento di Barbara, che torna fra le braccia di Renee: un “colpo di scena” tutt’altro che fondamentale, poiché sappiamo bene che lei e Jim finiranno per sposarsi.

La citazione: «Là fuori, sulla strada, non basta essere forti. Devi essere cattivo. Devi essere spietato.»

Ho apprezzato: l’introduzione di Harvey Dent; il rapporto tra Bruce e Selina.

Non ho apprezzato: la trama un po’ involuta; la decisione inverosimile di affidare Selina ad Alfred e Bruce; i goffi tentativi di prefigurare il futuro di Harvey Dent.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Gotham sul nostro Episode39 a questo LINK.


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