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Frank, la recensione del folle film con Michael Fassbender

Di Valentina Torlaschi

frank Michael Fassbender recensione

Frank è grande cinema dell’assurdo, e il richiamo al teatro di Beckett non è poi così eccessivo. Oltre alle origini irlandesi, il regista Leonard Abrahamson condivide con l’immenso drammaturgo la capacità di costruire storie di personaggi ai margini, disadattati e disorientati; personaggi che vivono come fuori dal tempo e dalla spazio in ineluttabile stato di attesa, in stallo perenne con le loro esistenze e i loro sogni. Storie enigmatiche ma dove i dialoghi asciutti e le non-azioni (qui l’essere bloccati in un cottage-prigione-studio-di-registrazione) suscitano un’immediata ironia. Oltre a profonde riflessioni: qual è il ruolo della produzione artistica “alternativa” nel sistema attuale? L’indie è più una moda che una vera forma di resistenza al sistema? Ma soprattutto: nell’era della dittatura delle visualizzazioni su youtube o della democraticità della rete – a seconda di come la si voglia vedere – è davvero necessario avere un pubblico? È davvero necessario suonare dal vivo? O forse bastano le quattro mura dei social network?

Protagonisti di Frank sono dei musicisti sperimentali, una band dal nome impronunciabile – gli Soronprfbs – che “suonano” con barattoli di vetro e setole di spazzolini. Una gruppo di pazzi, di quelli veri, estremi, dove l’originalità non è una posa ma un problema, una patologia. Ottimo è allora il lavoro del regista che ben descrive questi disadatti: lo fa con tagliente sarcasmo ma anche con empatia, lasciando lo spettatore galleggiare nel limbo dubbioso se siano dei geni incompresi o dei cretini spocchiosi. Attraverso il personaggio del tastierista Jon (il Domhnall Gleeson di Harry Potter e del prossimo Star Wars 7), new-entry del gruppo, conosciamo i vari membri e come lui siamo attratti dalla loro originalità estrema o meglio estremista, rimanendone però perplessi. Del resto, non tutti sono in grado di passare 18 mesi a parlare con un cantante che non si toglie mai una maschera con sorriso da cartoon dipinto dal volto… È quindi molto interessante il percorso che fa il protagonista: convinto di essere un vero creativo, Jon prova a farsi accettare dalla band ma in realtà lui è un ragazzo dall’animo troppo ordinario per incastrarsi con gli altri. E il confronto tra l’immagine che ha di sé e quello che è realmente risulta coinvolgente e a tratti anche doloroso.

Tanto surreale quanto ispirato alle storie vere di Chris Sievey aka Frank Sidebottom, ma anche Daniel Johnston e Captain Beefheart, il film procede con ritmo forse un po’ discordante ma nel complesso suona bene anche grazie all’orchestra di voci attoriali di cui si apprezzano l’arcigna antipatia di Maggie Gyllenhaal (incredibilmente stronza e affascinante), l’ingenuità di Domhnall Gleeson e la fragilità-carisma di Michael Fassbender il quale, per divertito dispetto alla folla di fan e alle regole dello star-system, recita per praticamente tutta la storia con un’enorme faccia di cartone in testa.

Frank Foto Dal Film 15

Infine, Frank è un bel discorso sull’amicizia, sul gruppo, sul desiderio e la necessità di appartenenza. Gli Soronprfbs sono un gruppo di artisti nell’anima, di artisti per sopravvivenza: senza la loro arte, la loro musica, non avrebbero alcun posto nel mondo, un po’ come gli anti-eroi pittori e scrittori e pianisti di Vita da bohème di Aki Kaurismaki. Poco importa che la loro musica sia inaccostabile: se serve a farli sopravvivere che continuino pure. Le loro canzoni sono fatte per la vita, non sono per il grande pubblico. Così come Frank non è un film per il grande pubblico. Non è per tutti. Ma è un’opera profondamente sincera nel suo anticonformismo, nella sua stranezza portata al limite: esattamente come il personaggio di Frank, l’essere alternativi non è solo una maschera.

Frank Michael Fassbender Domhnall Gleeson Maggie Gyllenhaal Foto Dal Film 01


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