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Doraemon – Il film, la recensione

Di Marlen Vazzoler

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Per la prima volta il Fujiko Movie Studio realizza in computer grafica e in 3D un film avente come protagonista il gatto spaziale Doraemon, e il risultato ottenuto dai registi Takashi Yamazaki e Ryūichi Yagi è letteralmente sorprendente. Questo perché riescono a creare un prodotto in cui non solo la qualità della computer grafica è omogenea per tutta la durata della pellicola, e non altalenante come in simili produzioni giapponesi, inoltre non possiamo che rimanere colpiti dall’estrema cura per i dettagli, pensiamo semplicemente alla scrivania di Nobita, che contribuisce a creare un ambientazione molto realistica.

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Basato su quattro episodi del manga, Un aiuto dal futuro, Romanzo sulla montagna innevata, La notte di Nobita prima del matrimonio e Ciao Doraemon Doraemon – il film apre con il pronipote del protagonista e Doraemon che osservano dal futuro Nobita in una sua giornata tipo: arrivare tardi a scuola, essere punito, preso in giro dagli amici Gian e Suneo, e addormentarsi sui libri di scuola. Per evitare che la pigrizia e la natura indolente dettino gli insuccessi della vita di Nobita, Sewashi decide di lasciare Doraemon a Nobita dopo avergli dato la seguente programmazione: potrà tornare nel futuro solo quando avrà reso felice Nobita.
L’impresa si rivelerà più difficile del previsto, nonostante l’utilizzo di gadget magici (ciusky) procurati da Doraemon che dovranno sopperire ai difetti del protagonista. Questo perché la felicità di Nobita sarà legata alla ragazza con cui si sposerà. Sewashi aveva svelato all’inizio del film che Nobita sposerà Jaiko, la sorella minore di Gian, ma Nobita vuole cambiare il suo destino e sposare la ragazza di cui è innamorato, Shizuka, anche se questo vorrà dire rivaleggiare contro un ragazzo perfetto, Dekisugi.
Yamazaki riesce ad evitare la stesura di una trama con una struttura episodica, e a creare una storia mai pesante, che coinvolge lo spettatore. Forse l’unico neo potrebbe essere rappresentato da una piccola parentesi nel film in cui vediamo Nobita provare in successione con Doraemon, e poi anche con Gian, Suneo e Shizuka, una serie di ciusky. Ma i due registi creano queste scene in un modo così coinvolgente che non possiamo fare a meno di tornare bambini e stupirci dei fantastici marchingegni di Doraemon e invidiare i piccoli protagonisti.

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A differenza dei film precedenti realizzati in 2D, la pellicola si distingue per l’uso del 3D e della GCI. A parte in qualche brevissimo momento iniziale, in cui il 3D da l’impressione di essere messo poco a fuoco, Yamazaki e Yagi usano sapientemente questa tecnica sopratutto in due casi: le scene di volo ben coreografate, e in momenti di commedia slapstick, che servono a mettere in risalto lo stile tipico dell’opera di Fujiko F Fuijio. Spesso capita che in alcuni film in computer grafica, l’animazione risulti disomogenea, con una qualità altalenante, assumendo il tipico look da videogioco e risultando così finta. Ma non è questo il caso. Sebbene questa produzione non possa contare su un budget hollywoodiano, è stato realizzato un lavoro di alta qualità, e l’attenzione ai dettagli che non si riduce solamente alla scenografia, ma anche all’animazione di quello che si trova in background, pensiamo alle stelle viste da Nobita e Doraemon, non ci troviamo di fronte a delle stelle fisse ma ogni astro è stato separatamente animato.

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Un film consigliato soprattutto ai bambini e alle famiglie, ma anche ai fan di Doraemon e non. Non spesso ci troviamo di fronte a una storia così bella e ben realizzata che colpisce al cuore.
Mi raccomando rimante in sala durante i titoli di coda del film e non perdetevi i bloopers del film, ovvero gli errori commessi dai personaggi durante le riprese del film.

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