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Arrow, la recensione del quinto episodio: The Secret Origin of Felicity Smoak

Di Lorenzo Pedrazzi

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The Secret Origin of Felicity Smoak, quinto episodio della terza stagione di Arrow, fa luce sul passato di Felicity mentre un attacco cibernetico mette in ginocchio Starling City. Inoltre, un inaspettato colpo di scena scuote la trama orizzontale…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

A ognuno il suo risveglio: mentre Oliver (Stephen Amell), Roy (Colton Haynes), Laurel (Katie Cassidy), Ted Grant (J.R. Ramirez), Thea (Willa Holland) e Malcolm Merlyn (John Barrowman) si allenano al combattimento, Felicity (Emily Bett Rickards) fa le sue flessioni mattutine davanti alla tv, poco prima che Ray Palmer (Brandon Routh) le piombi in casa per parlarle di lavoro. Il punto, però, è che anche sua madre Donna (Charlotte Ross) ha deciso di farle un’improvvisata, e l’imbarazzo è palese. Donna riconosce Ray e gli dice che usa uno dei suoi smartwatch, allora lui le regala il suo, che è di ultima generazione e può praticamente sostituire un computer. Intanto, Oliver scopre con dispiacere che Thea ha utilizzato il denaro di Malcolm per pagarsi un loft, e le ricorda che quei soldi sono imbrattati con il sangue di molti innocenti. Poco dopo, però, un attacco cibernetico su Starling City lo costringe a spostare la sua attenzione altrove: un gruppo terroristico che si fa chiamare Brother Eye manda in tilt i sistemi elettrici della città, minacciando ulteriori aggressioni. Analizzando la situazione, Felicity scopre che i terroristi hanno utilizzato un “super virus” creato da lei stessa ai tempi dell’università: cinque anni prima, infatti, Felicity e il suo ragazzo Cooper Seldon (Nolan Funk) facevano parte di un gruppo di “hacktivist”, hacker attivisti che promuovevano la disobbedienza civile attraverso internet, e lei aveva creato il “super virus” per avere accesso a ogni server infetto; Cooper fu poi arrestato per aver cancellato i debiti universitari di alcuni studenti, e si suicidò in cella.
Mentre la città è sull’orlo del caos (anche perché Laurel ha ordinato l’invio di squadre antisommossa per proteggere le banche, infiammando gli scontri), Arrow e Arsenal rintracciano un altro membro del gruppo, che però si rivela innocente. Felicity è in crisi con sua madre perché crede che lei non accetti di avere una figlia così distante dal suo modo di essere (Donna è estroversa, vistosa e un po’ svampita, ma in realtà si è spaccata la schiena per anni per farla studiare), ma durante una discussione vengono rapite dagli uomini di Brother Eye, e Felicity scopre la verità: a capo dell’operazione terroristica c’è proprio Cooper, che dovette fingere la sua morte per essere assoldato dall’NSA e uscire di prigione. Ora ha bisogno di lei per dirottare nel suo covo alcuni camion che trasportano il denaro richiesto dalle banche al Ministero del Tesoro dopo l’attacco cibernetico, e Felicity obbedisce perché altrimenti Cooper ucciderà sua madre; subito dopo, però, si ricorda dello smartwatch di Ray Palmer, che Donna ha ancora allacciato al polso, e utilizza il computer per attivarne il GPS attraverso la rete wi-fi. Oliver è quindi in grado di rintracciarla, ma quando arriva sul posto trova alcune mitragliatrici che si attivano con il movimento. Dopo averle neutralizzate, mentre Arsenal e Diggle (David Ramsey) si liberano delle guardie, Arrow tiene sotto tiro Cooper, che però viene disarmato e messo al tappeto da Felicity. La ragazza e sua madre si sono finalmente riconciliate, e Felicity le dice di aver preso da lei la sua forza. Oliver, invece, va a trovare Thea con una busta di pop corn come segno di pace, ma Malcolm li osserva dall’esterno.
Parallelamente, Roy vive notti agitate, perché sogna qualcosa che non riesce a ricordare: il momento in cui ha ucciso Sara

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A dispetto del titolo, che chiaramente ironizza sull’immaginario supereroistico, The Secret Origin of Felicity Smoak non racconta nulla di così “segreto” e sorprendente, almeno nella sua trama principale: non era necessario un grande sforzo creativo per immaginare il passato da “hacktivist” di Felicity, e lo stesso discorso vale anche per il suo stereotipato look gotico, che comunque si rivela una gradevole variante per la sempre deliziosa Emily Bett Rickards. D’altra parte, la trama stessa procede su binari predefiniti, talmente scontati che l’identità del “cattivo” è intuibile sin dall’inizio, nonostante un maldestro tentativo di depistaggio che fa quasi sorridere per la sua ingenuità. Insomma, siamo nell’universo dei fumetti, dove nessun decesso è mai sicuro: non era difficile prevedere che anche la morte di Cooper Seldon (nome che “omaggia” lo Sheldon Cooper di The Big Bang Theory) fosse stata simulata. Eppure, a suo modo, questo episodio di Arrow si rivela piuttosto godibile. Il merito è principalmente di Felicity, vera protagonista di quest’avventura, che dimostra l’attenzione riservata dagli autori ai personaggi femminili: figure a tutto tondo, con una propria personalità e propri obiettivi, e non meri strumenti di supporto per l’eroe. Inoltre, Felicity è in grado di autodeterminare il suo destino, risolvendo le situazioni più difficili e sbarazzandosi dell’antagonista con le sue stesse forze, mentre affronta la resa dei conti definitiva con una madre ingombrante. Al netto di alcuni dialoghi un po’ retorici, il conflitto tra le due donne è abbastanza credibile, e altrettanto sensata è la riconciliazione cui giungono alla fine, quando scoprono che alcuni tratti ereditari sono effettivamente passati da madre a figlia. Si scivola spesso nelle paludi della soap opera, ma almeno gli sceneggiatori non mancano di autoironia, e fanno pronunciare a Cooper un commento sarcastico che sembra dileggiare proprio le derive melodrammatiche della serie (lo trovate nella citazione in calce all’articolo).

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Anche Laurel, parallelamente, affronta un percorso intimo e personale verso la sua futura rinascita come nuova Black Canary: gli allenamenti con Ted Grant/Wildcat le permettono di elaborare il lutto ed esorcizzare la rabbia, schiarendosi la mente e concentrandosi su se stessa, e non sull’assassino di Sara. Intanto, Oliver resta quasi sullo sfondo, e si limita a continuare il suo processo di riavvicinamento a Thea, che però gli nasconde di essere sempre in contatto con Malcolm… caspita, detto così sembra davvero una soap. Per fortuna, però, il colpo di scena finale scombina tutte le previsioni con una rivelazione inattesa: è stato Roy a uccidere Sara, solo che non se lo ricorda, e soltanto in sogno riesce a rivivere l’accaduto. È ovvio che il ragazzo non era in sé, e forse ha agito sotto il controllo di qualcun altro, magari Ra’s Al Ghul. Fra droghe e arti magiche, nel mondo di Arrow ci sono innumerevoli modi per costringere qualcuno ad agire contro la sua volonta. Comunque, si tratta di una svolta narrativa brusca e molto gradita, che potrebbe ravvivare i prossimi episodi. Staremo a vedere.

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La citazione: «Che ne dite di mettere in pausa questo episodio di Dr. Phil?»

Ho apprezzato: la sequenza iniziale, che mette in relazione la “normalità” mattutina di Felicity con l’eccezionalità degli altri personaggi; l’attenzione riservata ai personaggi femminili; Felicity e sua madre; il colpo di scena finale.

Non ho apprezzato: la retorica di alcuni dialoghi; la prevedibilità della trama.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Arrow sul nostro Episode39 a questo LINK.


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