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Joe – La recensione del thriller con Nicolas Cage

Di Valentina Torlaschi

Joe-Cage

L’America profonda fotografata dal regista David Gordon Green (l’autore poliedrico di George Washington e Strafumati) in Joe è una sorta di western moderno dove la giustizia si fa da soli a colpi di pistola o fucilate. Una terra di nessuno dove abitano unicamente disadattati, emarginati, negri, puttane ed ubriaconi. Un universo buio, piovoso, quasi apocalittico, che si attraversa a bordo di pick-up malconci e dove il “progresso” ha fatto sì che l’unico lavoro sia “uccidere” i boschi a colpi di accette che iniettano veleno alle piante.

Tratto dal romanzo di Larry Brown, Joe è un thriller oscuro, molto classico, assolutamente ben girato, dove i meccanismi narrativi sono sì ben oliati e trascinano-intrigano lo spettatore ma finiscono per portarlo su sentieri noti. Joe è un film perfetto rispetto alle regole del suo genere, ma proprio per questo, alla fine, risulta prevedibile nel suo svolgimento. Il valore aggiunto è allora Nicolas Cage, qui in una delle sue interpretazioni migliori: l’attore veste i panni di Joe, il personaggio che dà il titolo al film. Un ex-detenuto dal fisico massiccio e tatuato, rabbioso ma generoso: un uomo che è costretto a stare in un equilibrio assai precario tra il proprio istinto violento e la propria ostinata volontà a ricostruirsi una vita tranquilla, onesta. Joe, in fondo, è un brav’uomo; è la vita in tutte le sue ingiustizie ad aver esasperato quel suo lato oscuro che da sempre lui cerca di tenere a bada. Il riscatto definitivo per l’uomo potrebbe allora arrivare dall’incontro con un ragazzino di nome Gary (interpretato dal giovane e sorprendente Tye Sheridan) il quale, in qualche modo, si fa adottare. Ma anche questa volta l’anima di Joe è come predestinata a non riscattarsi e salvarsi.

Riecheggiando da lontano il percorso di paternità e redenzione nonché lo stesso personaggio iroso-buono del Walt Kowalski di Gran Torino, come anche il film di Clint Eastwood, Joe riesce anche a regalare un finale commovente e ottimista in cui, senza rivelare troppo, si arriva metaforicamente a un nuovo mondo dove gli alberi non vengono abbattuti bensì piantati. E la morte lascia il posto alla vita.

La recensione era stata scritta in occasione della presentazione del film alla 70esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Il film esce giovedì 9 ottobre nei cinema italiani.

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