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The Walking Dead, la recensione del terzo episodio: Four Walls and a Roof

Di Lorenzo Pedrazzi

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Four Walls and a Roof, terzo episodio della quinta stagione di The Walking Dead, racconta una storia ricca di tensione che segna la resa dei conti tra Rick e i cannibali di Terminus…

Attenzione: l’articolo contiene SPOILER.

Catturato dai cannibali di Terminus, che gli hanno tagliato una gamba per divorarla, Bob scoppia in una risata isterica: si scopre una spalla e mostra ai suoi aguzzini che, poche ore prima, è stato morso da un errante, dunque hanno mangiato carne infetta. I cannibali lo lasciano davanti alla chiesa di Gabriel Stokes, che nel frattempo ha raccontato la sua storia a Rick, Sasha e gli altri: mesi prima, i fedeli della sua congregazione si sono riversati all’ingresso della chiesa per trovare rifugio dopo il bombardamento di Atlanta, ma era mattina presto, le porte erano ancora chiuse, e gli erranti li hanno sterminati mentre cercavano di entrare.
Bob viene portato all’interno e fatto sdraiare nell’ufficio di Gabriel. Rivela ai suoi amici che i cannibali sono nascosti in una scuola elementare, e Rick si fa spiegare da Gabriel la strada per arrivarci. Abraham vorrebbe partire per Washington con il pulmino, ma Tara, Glenn e Maggie evitano lo scontro fra lui e Rick, trovando un accordo: se Abraham resterà ad aiutarli fino a mezzogiorno, loro tre accetteranno di affiancare lui, Rosita e Eugene nel viaggio verso la capitale. Tyreese cerca di convincere Sasha a vegliare su Bob, ma lei brama vendetta, e decide di unirsi al gruppo che si recherà alla scuola elementare. Ma mentre lei, Rick, Michonne, Abraham, Maggie e Glenn sono in viaggio, Gareth e gli altri cannibali entrano nella chiesa, dove ci sono soltanto Carl, Judith, Gabriel, Rosita, Eugene, Bob e Tyreese, nascosti nell’ufficio del prete. Gli aggressori stanno per fare irruzione nella stanza, ma il gruppo di Rick è tornato indietro, li disarma e li costringe a mettersi in ginocchio nella navata centrale della chiesa. Gareth è convinto che, se avessero voluto ucciderli, lo avrebbero già fatto… ma si sbaglia. «Volevamo risparmiare proiettili» gli risponde Rick, e lo uccide a colpi di pugnale, come gli aveva promesso a Terminus. Gli altri massacrano il resto dei cannibali.
Quando il sole è ormai alto nel cielo, Bob muore, assistito da Sasha; poi, Tyreese gli affonda il coltello nel cranio per evitare che si trasformi. Abraham, Rosita, Eugene, Tara, Glenn e Maggie partono con il pulmino per Washington, e Abraham lascia a Rick una mappa con il percorso che faranno, scusandosi per il suo comportamento da «stronzo». Il gruppo non può partire con loro, poiché Daryl e Carol sono scomparsi. Quella sera, però, Michonne avverte un fruscio provenire dal bosco: è Daryl. «Dov’è Carol?» gli chiede Michonne. Il cacciatore fa una strana smorfia, poi si rivolge alle sue spalle e dice: «Vieni fuori».
Con chi sta parlando?

2

Four Walls and a Roof è il punto di collisione nella lotta per la sopravvivenza, dove la legge dell’homo homini lupus si concretizza nella brutale resa dei conti tra il gruppo di Rick e i cannibali di Terminus. Probabilmente la carne infetta di Bob li avrebbe uccisi lo stesso, ma sia gli spettatori sia i protagonisti della serie necessitavano di una catarsi attraverso cui sfogare la rabbia e la tensione accumulati in precedenza, e non è certo un caso che tale sfogo arrivi proprio al culmine di una scena ricca di suspense: nucleo centrale di questo episodio notturno, talmente immerso nel buio da rendere spesso indistinguibili i personaggi, è infatti la sequenza in cui Gareth guida i suoi uomini all’interno della chiesa, parlando con la sua consueta calma da psicopatico per convincere gli occupanti ad arrendersi senza combattere. L’arrivo di Rick e la successiva esecuzione dei cannibali è un atto liberatorio, ma a quale prezzo? Poiché l’omicidio non si consuma in combattimento, ma sulla pelle di uomini e donne inermi (che pure hanno compiuto azioni orribili, e ne avrebbero compiute altre in futuro), Rick e gli altri dimostrano di essersi ormai adeguati a una realtà che pretende sangue e orrore in cambio della sopravvivenza, e dove l’uomo è realmente come un lupo per gli altri uomini. Potrebbe essere il punto di non ritorno, il definitivo abbandono dei valori del vecchio mondo in favore di un nuovo status quo, non solo pratico ma anche morale.

3

Emblematico, in tal senso, il breve scambio di battute tra padre Gabriel e Maggie al termine del massacro. Di fronte ai cadaveri dei nemici, dilaniati a colpi di pugnale o fucile nella navata centrale della chiesa, il prete esclama:

«Questa è la casa del signore…»

E Maggie risponde:

«No. Sono solo quattro pareti e un tetto.»

Con il crollo delle istituzioni convenzionali, anche la religione subisce lo stesso destino, almeno per quanto riguarda le sue manifestazoni terrene. I protagonisti sembrano superare definitivamente le vestigia del passato, e la violazione di un luogo sacro è l’espressione simbolica di questo processo. Ora, però, Rick e gli altri dovranno lottare ancor più duramente per conservare gli ultimi scampoli della loro umanità, altrimenti finiranno per camminare sulle orme dei loro stessi avversari.

1

Per la quinta stagione di The Walking Dead si tratta insomma di un altro episodio molto valido, privo di tempi morti, teso e ben concentrato, che evita i rischi della retorica anche quando celebra l’arrivederci di Maggie, Glenn e Tara (partiti con Abraham alla volta di Washington), o l’addio del povero Bob, che chiude il suo arco narrativo con grande dignità. Molto brusco ma intrigante il cliffhanger finale, che dovrebbe collegarsi alla sorte – e all’eventuale ritorno – di Beth. Lo scopriremo nella prossima puntata.

La citazione: «Gli incubi finiscono, ma non devono porre fine a chi sei veramente. E questo è solo il parere di un uomo morto.»

Ho apprezzato: la risata maniacale di Bob; la tensione nella sequenza della chiesa; il cliffhanger finale.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.

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