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The Flash, la recensione del terzo episodio: Things You Can’t Outrun

Di Lorenzo Pedrazzi

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Things You Can’t Outrun, terzo episodio di The Flash, conferma le buone qualità della serie, anche se la formula di base rischia di diventare ripetitiva.

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Barry Allen (Grant Gustin) indaga insieme a Joe (Jesse L. Martin) sul caso di una gang criminale – la famiglia Darbinyan – che è stata uccisa da un gas velenoso: a giudicare dalle modalità dell’esecuzione, sembra che il gas fosse animato da vita propria, così Barry e la squadra degli S.T.A.R. Labs ipotizzano che il responsabile sia un meta-umano in grado di controllare i gas. Intanto, Harrison Wells (Tom Cavanagh) realizza che l’acceleratore di particelle potrebbe essere utilizzato come prigione per contenere i supercriminali, e in Caitlin Snow (Danielle Panabaker) riaffiora la memoria di quella notte sciagurata in cui il suo fidanzato Ronnie Raymond (Robbie Amell) sacrificò la sua vita per evitare che l’esplosione radesse al suolo l’intera città.
Parallelamente, Barry trova un DNA estraneo nei polmoni di una delle vittime, e capisce che questo meta-umano non ha il potere di controllare i gas, bensì di trasformare se stesso in un gas. L’assassino si chiama Kyle Nimbus (Anthony Carrigan), ed era un killer che lavorava per i Darbinyan; catturato, la gang testimoniò contro di lui, e Nimbus fu condannato alla camera a gas… ma la sentenza fu eseguita proprio durante l’esplosione dell’acceleratore, conferendogli il potere di mutare il suo corpo in una nube al cianuro. Ora, Nimbus sta prendendo di mira tutte le persone che ritiene responsabili della sua condanna, e infatti uccide anche la giudice che pronunciò la sentenza, riuscendo contemporaneamente a respingere l’attacco di Flash, salvato in extremis da Caitlin con una biopsia polmonare. Il suo prossimo obiettivo è Joe, poiché fu lui ad arrestarlo. Il detective è andato a trovare Henry Allen (John Wesley Shipp) per dirgli che crede alla sua innocenza, e che ha intenzione di riaprire il caso sulla morte di sua moglie, ma Nimbus – che Cisco Ramon (Carlos Valdes) ha soprannominato Mist – lo attacca davanti agli occhi di Henry e poi fugge, lasciandolo in fin di vita. Flash interviene e gli inietta un antidoto, facendo vibrare il suo viso a grande velocità per evitare di essere riconosciuto da suo padre; poi, fuori dal carcere, affronta il supercriminale. Mist si trasforma in nube per non farsi toccare, e Flash non ha modo di combatterlo: l’unica cosa che può fare è sfuggire ai suoi attacchi fino a sfiancarlo, poiché lo stato gassoso è il meno stabile della materia, e Nimbus non può sopportare di mantenerlo a lungo… infatti, dopo un inseguimento sulle strade deserte, il criminale è esausto, e Flash ne approfitta per metterlo al tappeto. Mist viene rinchiuso in una cella contenuta all’interno dell’acceleratore.
Alla fine, Barry va da suo padre, che gli racconta di quando imparò a camminare. Era in ritardo rispetto agli altri bambini, ma sua madre non se ne preoccupò: «Camminerà» disse «quando avrà un posto dove andare». E poi Barry lo fece, ma non si limitò a camminare: quando mosse i primi passi, lo fece con tale velocità che corse letteralmente tra le braccia di sua madre.
Nel frattempo, Wells torna con la memoria alla notte dell’esplosione: scopriamo che sapeva già tutto, non solo dell’incidente, ma anche del fulmine che avrebbe colpito Barry trasformandolo in Flash. Nella sua stanza segreta, Wells guardò la scena in tempo reale, grazie a una telecamera posta all’interno del laboratorio.

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Things You Can’t Outrun rappresenta un altro passo nel percorso formativo del supereroe, costretto a imparare che, nonostante i suoi straordinari poteri, ci sono cose che nemmeno lui può evitare, o superare. Questa lezione è però affidata a dialoghi un po’ didascalici e a una narrazione fuori campo che scade nella retorica, dimostrando come The Flash riesca a dare il meglio di sé quando tocca le corde intimiste dei personaggi, e non certo i “massimi sistemi”: sul piano emotivo, infatti, le scene migliori coincidono con i duetti padre-figlio tra Barry e Henry, che nell’epilogo ci offrono un racconto toccante e delicato sui primi passi – rigorosamente di corsa – del piccolo protagonista, profezia delle sue attitudini future (Grant Gustin e John Wesley Shipp, in tal senso, sono sempre efficaci). Difficile, invece, riversare il proprio interesse nella storia d’amore tra Iris e il detective Eddie Thawne, se non per le implicazioni che essa avrà sull’avvenire di Barry, dato che Thawne è destinato a giocare un ruolo fondamentale nella sua vita… ma non aggiungo altro, anche se i conoscitori del fumetto dovrebbero sapere a cosa mi riferisco. In ogni caso, Joe scopre l’esistenza della loro relazione – o meglio, sapeva già tutto, ma non aveva detto niente – e per il momento sembra tollerarla senza entusiasmo. Considerando che Barry e Iris sono cresciuti come fratello e sorella, chissà cosa direbbe il buon Joe se sapesse che lui ha una cotta per sua figlia…

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Per il resto, l’episodio ha il difetto di replicare le dinamiche della puntata precedente: c’è un supercriminale che brama vendetta nei confronti di alcune persone, Flash lo affronta, si trova in difficoltà, ma alla fine riesce a sconfiggerlo, peraltro utilizzando sempre la tattica di sfiancare l’avversario. C’è quindi il rischio che la formula, per quanto divertente e spettacolare, diventi ripetitiva, anche se il prossimo episodio dovrebbe introdurre qualche variazione. Gli effetti visivi si confermano buoni, così come il ritmo della storia, ma l’aspetto più intrigante è relativo alla trama orizzontale: di episodio in episodio, scopriamo che Harrison Wells regge le sorti di Barry come un demiurgo, al punto addirittura da risucire a pilotare – o quantomeno prevedere – la sua trasformazione in Flash. Se paragonato ad Arrow o ad altri show supereroistici del passato (come Smallville), si tratta certamente di un approccio più audace e insolito alla trama orizzontale, poiché comprende viaggi nel tempo e paradossi temporali che ci verranno spiegati (forse) con il procedere della stagione. Qualunque sia il mistero dietro alle azioni di Wells, centellinate alla fine di ogni puntata come un “bonus” pre-titoli, non c’è dubbio che riguardino uno schema ben più vasto rispetto a una singola stagione. Nel frattempo, però, la serie piazza l’esordio di Robbie Amell nel ruolo di Ronnie Raymond, che prossimamente rivedremo con i poteri incandescenti del supereroe Firestorm: presto, Flash non sarà più l’unico meta-umano dalla parte della giustizia.

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La citazione: «Allora… dovremmo semplicemente abituarci a lavorare sopra a una prigione improvvisata che ospita persone malvage dotate di superpoteri.»

Ho apprezzato: il buon ritmo dell’episodio; il finale con Barry e Henry; il debutto di Ronnie, futuro Firestorm; gli accenni alla trama orizzontale.

Non ho apprezzato: la riproduzione delle dinamiche dell’episodio precedente; alcuni dialoghi un po’ didascalici; la retorica della narrazione fuori campo.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Flash sul nostro Episode39 a questo LINK.

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