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Takeshi Kitano parla del cinema giapponese, dei suoi film e del suo non amore per Miyazaki e l’animazione

Di Redazione SW

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Screenweek dal Giappone

Benchè sia spesso in televisione come presentatore di programmi il più delle volte di non eccelsa qualità, Kitano Takeshi è un artista che quando deve parlare o commentare la settima arte è senza peli sulla lingua, e non si tira troppo indietro. Negli scorsi giorni al Tokyo International Film Festival è stato organizzato un evento, una sorta di tavola rotonda dove discutere sul presente e sul futuro del cinema giapponese.
Fra gli invitati assieme ad alcuni membri della giuria della manifestazioneche c’era anche lo stesso Kitano.
Dopo aver dichiarato che il futuro delle grandi produzioni cinematografiche è finito, ha sottolineato che le nuove generazioni per riuscire a lasciare il segno devono reinventare il cinema, trovare nuove vie e nuovi modi d’espressione. Il regista giapponese ha poi sottolineato come le grandi case di produzione tendano a fagocitare tutta l’attenzione anche con il consenso dei giornali che di solito non danno molto spazio alle opere indipendenti realizzate al di fuori del circuito dei grandi nomi. Lo stesso Kitano, che non è certo uno sconosciuto in patria, soprattutto grazie al suo status televisivo, ha visto le sue opere subire spesso lo stesso trattamento, poca considerazione se non quando è arrivato qualche riconoscimento internazionale.

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Kitano ha poi anche criticato la mancanza di storie originali, un problema molto sentito in Giappone ma anche nella cinematografia americana. Del resto, la maggior parte dei film nipponici, almeno quelli che mirano ad un pubblico più ampio, è inevitabilmente tratta da manga e romanzi di successo in modo da trainare il successo da un media all’altro e partendo così con una base di spettatori sicuri.

Le compagnie non hanno il coraggio di pagare qualche sceneggiatore poco conosciuto, è facile attrarre il pubblico con storie già esistenti

ha poi continuato il giapponese. Essendo poi quest’anno il festival di Tokyo molto incentrato sull’animazione, era quasi inevitabile che si finisse per parlare anche di questo e Kitano non ha fatto certo sconti a nessuno:

Non mi piace l’animazione, proprio non mi piace Miyazaki Hayao, ma naturalmente dipende da persona a persona, l’animazione fa un sacco di soldi ed è talvolta realizzata molto bene.

Parlando poi dei suoi lavori, di come di solito vengono alla luce, il regista di Sonatine ha poi dichiarato

Quando faccio un film in realtà non ho delle tematiche particolari nella testa, un qualcosa che voglio sviluppare, visualizzo l’immagine dell’ultima scena e da lì costruisco la storia. È compito dei critici trovare ed analizzare delle tematiche nei film, spesso mi chiedono “Cosa voleva comunicare con il suo lavoro?” Non farei film se fossi in grado di esprimere ciò che voglio con le parole!

Kitano insomma anche se con i suoi ultimi film ha un po’ perso, ed era inevitabile, certa freschezza dei sui esordi cinematografici, rimane comunque una voce importante nel panorama cinematografico giapponese.

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