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Gotham, la recensione del sesto episodio: Spirit of the Goat

Di Lorenzo Pedrazzi

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Spirit of the Goat, sesto episodio di Gotham, racconta la caccia a un serial killer che anticipa quell’idea di “simbolo” a cui attingerà lo stesso Batman

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Siamo dieci anni nel passato. Harvey Bullock (Donal Logue) e il suo partner dell’epoca, il detective Dix (Dan Hedaya), hanno trovato il nascondiglio di Randall Milkie (Christopher James Baker), un serial killer che si fa chiamare Spirito della Capra, e che uccide i pimogeniti delle ricche famiglie di Gotham in rituali esoterici. Dix consiglia di aspettare i rinforzi, ma Bullock decide di entrare lo stesso poiché l’ultima ragazza rapita da Milkie potrebbe essere ancora viva. Nell’edificio, Bullock affronta l’assassino e lo uccide, ma Dix cade in una trappola e perde l’uso delle gambe.
Torniamo al presente. In città si aggira un altro serial killer che segue lo stesso modus operandi dello Spirito della Capra: l’assassino ha ucciso Amanda Hastings (Natalia Kiriya), figlia del ricco Robert Hastings (Brian O’Neill), che durante il colloquio con Bullock e James Gordon (Ben McKenzie) è costretto ad assentarsi perché preda di una crisi nervosa, come suggerisce la sua psichiatra, la dott.ssa Marks (Susan Misner). L’autopsia di Amanda rivela che sulla sua nuca è stata cucita una moneta, un dettaglio mai rivelato degli omicidi precedenti: ciò significa che il nuovo Spirito della Capra non è un semplice emulatore, ma è legato in qualche modo al primo killer. Dix, che vive in una casa di cura pagata da Bullock, assicura di non aver mai rivelato a nessuno quel dettaglio, e sostiene che dietro allo Spirito della Capra ci sia una cospirazione. Dal canto suo, Edward Nygma (Cory Michael Smith) compie maldestri tentativi per corteggiare Kristen Kringle (Chelsea Spack), la ragazza che gestisce l’archivio della polizia.
Intanto, un’altra primogenita, Ember Copley (Beatrice Brigitte) viene rapita dall’assassino, ma Jim e Edward, indagando sulle compagnie che offrono servizi all’abitazione della famiglia Copley (e che quindi forniscono le chiavi ai loro dipendenti), scoprono che lo Spirito della Capra è Raymond Earl: l’uomo ha infatti preso alcuni giorni di malattia, e inoltre alloggia nello stesso edificio dove Bullock catturò il primo killer. Giunti sul posto, i due detective liberano Ember, e Jim mette al tappeto Earl. Qualcosa, però, non torna: come faceva a sapere della moneta? Bullock, osservando Earl nella stanza degli interrogatori, nota che l’uomo ha una crisi, e comincia a stringere il pugno compulsivamente… proprio come faceva Robert Hastings. Nello studio della dott.ssa Marks, Bullock smaschera i piani della donna: è stata lei, tramite ipnosi, a indurre Milkie e Earl a compiere gli omicidi, poiché i due uomini erano in cura presso di lei in uno degli ambulatori di Gotham. Marks sostiene che le famiglie più ricche e influenti abbiano soffocato la metropoli con la loro avidità patologica, e ha quindi cercato di curarle con un “incentivo negativo”: credere nell’esistenza dello Spirito della Capra, e che esso non tolleri le loro azioni, avrebbe dovuto ridurle al silenzio. La donna ordina a Robert, sotto ipnosi, di uccidere Bullock, ma lui riesce a sopraffarlo e poi ferisce la dottoressa con un colpo di pistola, impedendole la fuga. Il caso è chiuso.
Intanto, nonostante gli avvertimenti di Barbara (Erin Richards), Jim viene arrestato per l’omicidio di Oswald Cobblepot (Robin Lord Taylor) e portato alla centrale di polizia. Ma, prima che lui venga sbattuto in cella, Cobblepot entra dalla porta principale, svelando a tutti di essere ancora vivo…

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Nel costruire la mitologia di Batman, stavolta Gotham non si rifescisce a un elemento concreto del suo immaginario fumettistico, ma richiama piuttosto un’esigenza radicata nella popolazione della metropoli, frutto dell’esasperazione e della paura. Spirit of the Goat è infatti più simile a The Balloonman, il terzo episodio della serie, piuttosto che ad Arkham o Viper (rispettivamente il quarto e il quinto): le azioni violente dello Spirito della Capra – e quindi della dott.ssa Marks – sono guidate da un sentimento reazionario e populista che scavalca le istituzioni per mettere la legge nelle mani del cittadino, dimostrando al contempo la pericolosità della giustizia autonoma e sommaria. D’altra parte, lo Spirito della Capra è un simbolo che può passare indistintamente da una persona all’altra, proprio come la maschera di Batman nella concezione di Christopher Nolan, e l’esistenza di uno spauracchio su cui proiettare il proprio terrore sembra un deterrente indispensabile per mantenere l’ordine a Gotham City. La differenza tra l’Uomo Pipistrello e lo Spirito della Capra (o il venditore di palloncini di The Balloonman) è che il primo non si spingerà mai fino all’omicidio, e sarà “legittimato” nella sua attività supereroistica dallo stesso dipartimento di polizia. Ma il concetto alla base è sostanzialmente lo stesso.

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L’episodio ha inoltre il merito di sfumare un po’ il personaggio di Bullock, attribuendogli un maggior spessore rispetto alla figura del poliziotto rude, menefreghista e corrotto: affiancato dal grande Dan Hedaya, lo vediamo all’inizio come un detective fresco e volenteroso, non così diverso da Gordon, ma evidentemente Gotham City lo ha rovinato nel corso degli anni; questo però non gli impedisce di prodursi ancora in gesti altruistici, come pagare la clinica del suo ex partner e fargli avere le riviste che desidera. Nel frattempo, Jim ricuce la frattura con Barbara, ma viene arrestato poco prima che Oswald Cobblepot faccia il suo ingresso a effetto nella centrale di polizia, suscitando la rabbia dello stesso Bullock: un cliffhanger piuttosto efficace, che chiude la puntata al vertice della tensione. Da notare l’introduzione del personaggio di Kristen Kringle, che sembrerebbe creato apposta per la serie, forse con il solo scopo di offrire un interesse sentimentale al futuro Enigmista.

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Spirit of the Goat è quindi un episodio che s’inserisce con coerenza nella mitologia di Batman, ma dimostra ancora una volta che Gotham, per edificare il suddetto immaginario, tende sempre a sacrificare qualcosa in termini d’intreccio: la trama investigativa si risolve infatti in modo prevedibile e un po’ frettoloso, così come le sue motivazioni, e lascia ancora una volta l’impressione che lo show – con tutto il suo apparato di personaggi, storie, ambientazioni e atmosfere – non sia nient’altro che un grande espediente per nascondere easter egg o citazioni di vario genere, privilegiando il contesto della narrazione rispetto al suo oggetto. Insomma, una degenerazione di quella cultura “nerd” che le major cinetelevisive hanno riscoperto negli ultimi anni, e che qui – al contrario di quanto accade nei migliori blockbuster – si regge su basi molto fragili: come una confezione lussuosa e accattivante, ma vuota.

1

La citazione: «Harvey, ricorda la regola d’oro di Gotham: niente eroi.»

Ho apprezzato: l’approfondimento del personaggio di Bullock; i riferimenti alla mitologia di Batman; il cliffhanger finale.

Non ho apprezzato: l’intreccio investigativo frettoloso e prevedibile; il fatto che tutto sia solo un espediente per citazioni e easter egg (come la ridicola inquadratura con Nygma che potete vedere qui sopra).

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Gotham sul nostro Episode39 a questo LINK.


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