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Gotham, la recensione del quinto episodio: Viper

Di Lorenzo Pedrazzi

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Viper, quinto episodio di Gotham, racconta la genesi di una sostanza che verrà utilizzata da un noto nemico di Batman, e si rivela il miglior episodio dall’inizio della serie.

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Un uomo con l’orecchio ferito (Daniel London) distribuisce fiale di una strana sostanza ai diseredati di Gotham: è una droga chiamata Viper, che provoca un senso di euforia e conferisce una forza sovrumana. Se ne accorge per primo un giovane chitarrista di strada, che irrompe in un emporio dopo aver assunto la droga, ruba dei bottiglioni di latte e sradica il bancomat dal muro a mani nude, portandolo via in spalla. James Gordon (Ben McKenzie) e Harvey Bullock (Donal Logue), incaricati di indagare, trovano il ragazzo e cercano di arrestarlo, ma la sua forza è insostenibile per loro; poi, il chitarrista solleva il bancomat per lanciarglielo contro, ma le sue ossa cedono, e lui resta schiacciato sotto il peso della macchina. Edward Nygma (Cory Michael Smith) scopre che la sostanza attiva una funzione del DNA che spinge il corpo ad alimentarsi con il calcio contenuto nelle ossa, portando così le vittime a nutrirsi compulsivamente di latte o derivati per recuperare le perdite, finché le ossa non si sbriciolano come rami secchi. Intanto, la città è nel caos, poiché molti senzatetto stanno assumendo il Viper.
L’unica compagnia che possiede le risorse per sintetizzare una droga del genere è la WellZyn, sussidiaria delle Wayne Enterprises, e la responsabile del loro ufficio legale identifica il responsabile in Stan Potolsky, un biochimico che, frustrato dalla scarsa importanza del suo lavoro, cercò di tagliarsi un orecchio durante una discussione con il suo capo, e poi sparì. Prima che Gordon possa cominciare le ricerche, viene rapito dagli uomini di Sal Maroni (David Zayas), che vuole sentire se la sua storia combacia con quella di Oswald Cobblepot (Robin Lord Taylor), il quale gli ha raccontato di essere stato alle dipendenze di Fish Mooney (Jada Pinkett Smith); soddisfatto di ciò che ha sentito, Maroni lascia andare Gordon e dà fiducia a Cobblepot, che ormai ha definitivamente acquisito il soprannome di Pinguino. In seguito, grazie a un suo contatto, gli uomini di Maroni riescono a derubare un casinò di Carmine Falcone.
Jim può tornare al suo lavoro: tra gli effetti personali di Potolsky, lui e Bullock trovano una foto con un professore di filosofia dell’università di Gotham, e lo vanno a trovare per interrogarlo. L’anziano signore rivela ai due detective la verità: Potolsky non lavorava su progetti di scarsa importanza, ma su un siero per la creazione di soldati provvisti di forza sovrumana, solo che la prima versione della droga – il Viper – si era dimostrata instabile, e la WellZyn ne aveva sintetizzato una nuova formula chiamata Venom. Potolsky, consapevole dei rischi per il mondo, ha quindi cominciato a distribuire il Viper per le strade allo scopo di dimostrarne la pericolosità, e ora si appresta a somministrarla ai dirigenti delle Wayne Enterprises durante un pranzo cui parteciperà anche il piccolo Bruce Wayne (David Mazouz), ansioso di interrogare il consiglio d’amministrazione sui legami fra le imprese e la criminalità organizzata. Gordon e Bullock intervengono in tempo: la sala viene sgomberata, e Jim spara al serbatoio del Viper, le cui esalazioni si riversano su Potolsky. L’uomo si getta dal tetto dell’edificio, uccidendosi.
Intanto, Fish Mooney stringe alleanza con il gangster Nikolai (Jeremy Davidson) per rovesciare Carmine Falcone, e manda in missione la giovane Liza (Makenzie Leigh): la ragazza si presenta “casualmente” davanti a Falcone, mormorando un’aria che la madre del boss gli cantava quando era piccolo, e comincia a entrare nella sua vita…

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Gotham posa un altro tassello nella nascente mitologia del Cavaliere Oscuro, e ciò che ne risulta è l’episodio più solido e godibile tra quelli visti finora: sin dalle premesse, Viper evoca in modo sibillino il famigerato steroide “Venom”, inalato costantemente dal supercriminale Bane per acquisire la sua forza sovrumana, e ne racconta la genesi attraverso la diffusione incontrollata della formula originaria. Per la prima volta, insomma, lo show accenna un elemento fantascientifico, segno che l’approccio di Bruno Heller non è sempre votato al “realismo”, ma si apre anche alle sfumature più immaginifiche dell’universo di Batman. Ottima idea: l’atmosfera criminosa e noir, pur essendo ricca di fascino, appare limitata per una serie che trae spunto da un fumetto supereroistico, e i risvolti più fantasiosi sono utili per variare la ricetta, ma sempre restando nel contesto di un procedural poliziesco.

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La stazione di polizia si ritrova quindi invasa da superuomini e superdonne in preda a uno stato semi-allucinatorio, simili a bombe a orologeria che, però, collassano su loro stesse non appena le ossa diventano troppo fragili per sostenere il peso del corpo, con un effetto visivo macabro ed efficace. Si conferma qualche farraginosità nella risoluzione dell’intreccio, poiché gli indizi sono piuttosto aleatori (come la fotografia con il professore universitario) e svelano una costruzione un po’ artificiosa della trama investigativa, anche se il ribaltamento del punto di vista su Stan Potolsky è molto apprezzabile: da psicopatico con manie di grandezza, il biochimico si “trasforma” in un uomo disperato e animato da buone intenzioni (denunciare le malefatte della WellZyn e la pericolosità della loro droga), ma incapace di concretizzarle nel modo giusto; in tal senso, Potolsky si fa emblema di una metropoli sull’orlo del precipizio, sconvolta ed esausta, dove «sembra che le brutte cose accadano realmente solo quando accadono a persone importanti», mentre il sottobosco della cittadinanza subisce la corruzione e le vessazioni del potere. Le stesse Imprese Wayne non sono immuni dai rapporti con la criminalità, e le scorte di Viper (o di Venom) vengono prontamente fatte sparire dal magazzino in cui erano stoccate. Bruce, però, comincia a indagare, e Alfred si unisce finalmente a lui.

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Nel frattempo, la lotta per il dominio criminale di Gotham si fa sempre più ambigua, almeno nella prospettiva di Fish Mooney. Se le strategie di Sal Maroni non sembrano particolarmente raffinate, quelle della donna sono invece alquanto subdole: Liza, la seducente ragazza ingaggiata da Fish nel quarto episodio, viene addestrata per adescare Carmine Falcone con il potere malizioso della nostalgia (l’aria d’opera e i capelli che gli ricordano sua madre), e l’epilogo della puntata ci mostra il loro primo incontro, tutt’altro che casuale. La trama principale e le due trame collaterali – dove Oswald Cobblepot risulta meno protagonista del solito – sono gestite con buona cura dei ritmi narrativi, e Viper fila via senza eccessive difficoltà, facendosi perdonare i risvolti meno convincenti dell’intreccio.

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La citazione: «Speravo che una dimostrazione con i senzatetto sarebbe stata sufficiente, ma sembra che le brutte cose accadano realmente solo quando accadono a persone importanti… come voi!»

Ho apprezzato: l’elemento fantascientifico nella trama, che rimanda al Venom e a Bane; il ribaltamento di prospettiva su Potolsky; la buona gestione delle storie parallele; il finale con Liza e Carmine Falcone.

Non ho apprezzato: gli indizi sin troppo aleatori nell’intreccio investigativo.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Gotham sul nostro Episode39 a questo LINK.

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