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Gotham, la recensione del quarto episodio: Arkham

Di Lorenzo Pedrazzi

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Arkham, quarto episodio di Gotham, pone le basi per uno dei topoi più celebri delle storie di Batman: il manicomio di Arkham, dove verranno rinchiusi i più pericolosi criminali della città…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Oswald Cobblepot (Robin Lord Taylor) si reca in visita a casa di James Gordon (Ben McKenzie), che ovviamente non la prende benissimo, soprattutto perché gli aveva intimato di sparire da Gotham. Cobblepot, però, dice di essergli riconoscente per avergli risparmiato la vita, e vuole diventare la sua “talpa” nell’organizzazione criminale di Sal Maroni (David Zayas), approfittando del fatto che lavora come lavapiatti nel suo ristorante. Intanto, due consiglieri municipali vengono uccisi da un killer su commissione, Richard Gladwell (Hakeem Kae-Kazim), che utilizza come arma uno strumento tubolare da cui fuoriesce una lama d’acciaio. Jim e Harvey Bullock (Donal Logue) vengono assegnati al caso, e Cobblepot rivela a Jim che gli omicidi sono legati all’imminente votazione per la riqualificazione di Arkham, il vecchio manicomio, chiuso ormai da anni: Carmine Falcone sostiene il progetto dei coniugi Wayne, che consiste nel costruire nuove case popolari e un ospedale psichiatrico all’avanguardia, mentre Maroni vuole sfruttare l’area per piazzarci la discarica della città.
Intanto, Fish Mooney (Jada Pinkett Smith) è alla ricerca di una ragazza attraente che canti nel suo locale, e che sia disposta a svolgere anche altre missioni; ogni candidata, infatti, non deve sostenere solo una prova di canto, ma anche una di “seduzione”. Alla fine, restano solo due ragazze a contendersi il lavoro, e Fish le obbliga a scontrarsi fisicamente per conquistare il posto: la vincitrice è Liza (Makenzie Leigh), tipetto intrigante che non nasconde le sue ambizioni. Parallelamente, Cobblepot ingaggia alcuni uomini che rapinano il ristorante di Maroni e ne uccidono il gestore, mentre lui stesso salva una parte del denaro per guadagnarsi la stima del gangster. Quest’ultimo, riconoscente, gli affida la gestione del locale, poi Cobblepot uccide i rapinatori con dei cannoli avvelenati.
Dopo aver rintracciato Gladwell sul suo luogo di lavoro, e aver scoperto che il killer ha rubato l’identità a un’altra persona, Jim e Bullock trovano un foglio nella sua scrivania: il foglio reca solo tre lettere, e Jim capisce che sono le iniziali degli agenti assegnati alla protezione del sindaco (Richard Kind). Il detective corre a casa sua: gli agenti non ci sono più, e Gladwell irrompe nell’abitazione. Dopo uno scontro con il killer, Jim e Bullock – intervenuto all’ultimo – lo uccidono a colpi di pistola poco prima che riesca a trafiggere il sindaco con la sua lama.
In seguito, per la riqualificazione di Arkham viene trovato un compromesso: sull’area sorgeranno la discarica, le case popolari e il nuovo manicomio, un progetto che di certo non corrisponde alla visione dei coniugi Wayne. Il piccolo Bruce (David Mazouz) è deluso, ma Jim gli assicura che la città può ancora essere salvata.

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Dopo quattro episodi, la tendenza è ormai chiara: ogni puntata di Gotham pone un nuovo tassello nella costruzione dell’universo narrativo di Batman, ed è paradossale se consideriamo che l’Uomo Pipistrello, in questa serie, non comparirà mai. La genesi del suo mondo viene quindi raccontata con andamento progressivo, seminando indizi che i fan sapranno cogliere al volo. Se la terza puntata si concentrava sulle frustrazioni del cittadino “medio”, sfiduciato dalla corruzione dilagante e quindi ben disposto ad affidare la sua sicurezza a un giustiziere populista, Arkham prepara invece il terreno alla rinascita del famigerato manicomio di Gotham, che in futuro accoglierà i più pericolosi nemici del Cavaliere Oscuro. Anzi, più che un semplice Arkham Asylum, l’area diventerà una vera e propria Arkham City, come sanno bene i giocatori del videogame Rocksteady: questa soluzione di compromesso tradisce il sogno dei coniugi Wayne, ma perlomeno evita una guerra criminale che avrebbe provocato morte e distruzione nelle strade della metropoli. Una guerra che, però, sembra solo rimandata. Se è vero che Sal Maroni ambisce a detronizzare Carmine Falcone, lo stesso obiettivo guida anche l’operato di Fish Mooney, con la differenza che i suoi metodi sono molto più ambigui. Non sappiamo ancora, infatti, quale genere di mansioni verranno affidate alla sensuale Liza, ma probabilmente avranno a che fare con la seduzione… altrimenti non si spiegherebbero le imbarazzanti sequenze in cui Fish chiede alle candidate di sedurla, francamente troppo algide e troppo frettolose.

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La spina dorsale dell’episodio è però la caccia al killer Richard Gladwell, caratterizzato – più che da particolari tratti psicologici – dalla peculiarità della sua arma favorita, una lama retrattile in acciaio. L’intreccio investigativo è però maldestro, poiché si basa sul ritrovamento di indizi forzati (il foglio con le tre iniziali) e sulla nebulosità della committenza: il fatto che Gladwell lavori per entrambi gli schieramenti, Maroni e Falcone, è infatti poco verosimile, e non viene approfondito dalla sceneggiatura. Questa trascuratezza dimostra ancora una volta che lo scopo principale di Gotham consiste proprio nel tratteggiare – spostandosi da un topos all’altro – il contesto in cui Batman vivrà le sue avventure, mentre le trame sono soltanto uno strumento accessorio: lo show è devoto al mondo da cui trae origine, più che alle storie che racconta ogni settimana. In fondo, anche i conflitti tra i personaggi non sembrano particolarmente convinti, e l’apparente rottura tra Jim Gordon e Barbara – contrariata dal fatto che lui non voglia rivelarle chi sia Cobblepot – non inganna nessuno, poiché sappiamo bene che i due finiranno per sposarsi.

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Come al solito, però, il cast è molto buono: Ben McKenzie è bravo a lasciar esplodere la rabbia repressa del suo personaggio, mentre Robin Lord Taylor si conferma un Pinguino ambiguo e mefistofelico, abile a mascherare la sua spietatezza con un velo di fragilità.

La citazione: «Io non cerco una ragazza. Cerco un’arma.»

Ho apprezzato: le interpretazioni di Ben McKenzie e Robin Lord Taylor; l’attenzione agli elementi costutitivi del mondo di Batman.

Non ho apprezzato: le forzature nell’intreccio investigativo; le scene di “seduzione” con Fish Mooney.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Gotham sul nostro Episode39 a questo LINK.


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